 |
| Operazione Teo-Dico |
 |
| Hanno isolato Rutelli. Resistono a Ruini. Ora i cattolici di Ds e Margherita puntano al Partito democratico |
 |
| Venerdì 16 Febbraio 2007 |
| di L'Espresso |
| in Focus |
|
 |
|
di Marco Damilano
Negli ultimi giorni la mail del ministro della Famiglia Rosy Bindi è intasata. Scrivono i cattolici severi con la legge sulle convivenze (i Dico): "Come può la sua coscienza andare contro il successore di Pietro?". E si fanno vivi tutti gli altri, più numerosi: "Non mollare! Lo Stato è di tutti, non solo di noi cattolici". Esce allo scoperto perfino qualche religioso. Un parroco dell'hinterland milanese: "Un grazie per il duro lavoro. Non ne possumus più". E un frate cappuccino siciliano: "Sono orgoglioso di come lei vive la sua appartenenza al cristianesimo e allo Stato italiano. Sa, in convento siamo in molti a stimarla e a pregare per lei. Il Signore la benedica!". Un altro interlocutore tira le conclusioni politiche: "La tua strada è l'unica che può salvare il Partito democratico".
E già, sono loro la novità: i Teo-Dico. I cattolici dei Ds e della Margherita che resistono alle pressioni della Chiesa. Dopo mesi di dibattiti sull'identità del Partito democratico, nel bel mezzo di uno scontro senza precedenti con la Chiesa, il Pd si ritrova con una radice antica, quella dei cattolici democratici: ex democristiani, cristiano-sociali, popolari. I figli del Concilio, gli orfani di Aldo Moro, di papa Montini e di Giuseppe Dossetti. Mortificati da anni per il favore accordato dalle gerarchie ecclesiastiche ai teo-con del centrodestra sono risorti nel passaggio più difficile. Per paradosso, sono loro la diga contro la reazione scatenata dal cardinale Camillo Ruini. Ma anche un argine contro lo zapaterismo di alcuni settori della sinistra, come ha lealmente riconosciuto l'avversario Giuliano Ferrara sul 'Foglio': "Chi denuncia il compromesso sui Dico è nel pieno diritto di farlo. Ma non è un'abrogazione del matrimonio tra un uomo e una donna come in Spagna. È più Nanni Moretti che Pedro Almodóvar. E il ruolo dei cattolici democratici è stato decisivo".
Un ritorno che rimescola le carte in vista del Partito democratico. I cattolici della Margherita si sono ritrovati tutti insieme, in un'occasione che più in tema non si poteva: a un matrimonio. Sabato 10 febbraio, sotto il diluvio, nella splendida chiesa romana di San Giorgio al Velabro, si sono dati appuntamento alle nozze di Alberto Losacco, responsabile della propaganda del partito. C'erano i rutelliani: Francesco Rutelli con la moglie Barbara Palombelli, il ministro Paolo Gentiloni. C'erano i prodiani: Arturo Parisi, Marina Magistrelli e Franco Monaco. E c'erano gli ex popolari, Dario Franceschini, Antonello Soro, il mariniano Nicodemo Olivero, il sottosegretario Gigi Meduri: i vincitori. Il gruppo che con il documento dei parlamentari ribattezzato dei Sessanta ha isolato Rutelli e ha spalancato la strada ai Dico. La Bindi era assente giustificata: impegnata in un albergo sull'Aurelia, a un convegno della Cei. Nonostante i giorni di freddezza, il ministro ha strappato qualche applauso. Mentre in fondo alla sala monsignor Claudio Giuliodori, il portavoce della Cei, il Sircana del cardinale Ruini, continuava impassibile a sfogliare una rassegna stampa alta come le pagine gialle.
I cattolici del Partito democratico nel nuovo partito puntano a fare fronte comune. Non solo sui temi etici. Nella futura ossatura del Pd, i cattolici occupano posizioni-chiave, a partire dal presidente del partito, il premier Romano Prodi, il cattolico 'adulto' per eccellenza. Tra i padri nobili del Pd, nel gruppo di lavoro che ha redatto il manifesto appena pubblicato, c'è lo storico Pietro Scoppola che ha sferrato un duro attacco alla Cei di Ruini dalle colonne di 'Repubblica': "Dove andrà una Chiesa italiana che parla più dei Pacs che di Cristo?". A studiare l'organizzazione c'è Salvatore Vassallo, ex direttore della rivista degli universitari cattolici 'Ricerca', il professore che terremotò il seminario di Orvieto dello scorso autunno proponendo le primarie come metodo per scegliere leader e candidati del futuro partito. Sembrava una follia, invece i gazebo sono finiti nel manifesto costitutivo. Con lui, nella Fuci degli anni Ottanta, militavano Giovanni Guzzetta, oggi presidente del comitato promotore del referendum sulla legge elettorale e ulivista di ferro, e Stefano Ceccanti, il costituzionalista che ha scritto materialmente la legge dei Dico insieme a un altro giurista cattolico, il professor Renato Balduzzi. A lavoro finito, l'infaticabile Ceccanti ha spedito un sms evangelico ai suoi amici: "La nostra forza tranquilla ha sgretolato un muro. Dobbiamo dare a tutti i diritti che meritano".
Biografie e storie personali che tornano a incontrarsi nel Pd. "Il nostro recupero è uno dei frutti buoni del Pd", spiega il senatore ds Giorgio Tonini, anche lui ex presidente della Fuci. "Eravamo ridotti a gruppetti in rissa tra di loro, litigavamo su chi era più cattolico, una cosa patetica. Ora, in un gioco più ampio, tornano di attualità le nostre categorie: la mediazione in politica, la laicità, l'autonomia dalla Chiesa". Oltre a Tonini, militano nella Quercia cattolici come il presidente della commissione Affari Sociali della Camera Mimmo Lucà, il sottosegretario agli Interni Marcella Lucidi. E poi un personaggio anomalo come Ignazio Marino, presidente della commissione Sanità del Senato, medico chirurgo di fama internazionale, il credente che ha partecipato ai funerali di Piergiorgio Welby e da cui passano le leggi più delicate, dal testamento biologico alle sperimentazioni sugli embrioni.
La vera partita si gioca, naturalmente, nella Margherita, dove i catto-democratici sono tanti e ben organizzati: il presidente del Senato Franco Marini, il ministro Beppe Fioroni, il sottosegretario Enrico Letta, Pierluigi Castagnetti, Sergio Mattarella. "La rendita è finita. Nel Pd non potremo dire che gli altri non possono aspirare alla leadership perché un tempo erano comunisti e mangiavano i bambini. Ci giocheremo tutto sulla qualità", dice Franceschini, uno dei meglio piazzati nella corsa. È stato lui a promuovere la sollevazione dei sessanta parlamentari della Margherita: a scrivere il testo sono stati due deputati franceschiniani, Francesco Saverio Garofani e Giorgio Merlo. Ed è solo la prima uscita.
All'ombra del Pd spuntano circoli e riviste, come ai bei tempi della Balena bianca. È appena nata l'associazione Democatt.it, che raccoglie i quarantenni della Margherita, cresciuti nella Dc degli anni Settanta-Ottanta: "I ragazzi di Zac e di Ciriaco", si definiscono. Benigno Zaccagnini, la faccia pulita dello Scudocrociato, è morto da tempo. Ciriaco De Mita, invece, ancora ammaestra i suoi discepoli sui divani di Montecitorio. Da aprile l'associazione avrà una rivista, 'Quarta fase', diretta dal romano Roberto Di Giovan Paolo, con interviste all'americano Al Gore e al cileno Gabriel Valdes, democristiano, in esilio durante la dittatura di Pinochet. Un'altra associazione, Argomenti 2000, guidata dall'ex vice-presidente dell'Azione cattolica Ernesto Preziosi, ha convocato a Roma il 10 marzo i potenziali leader cattolici del Pd: la Bindi, Franceschini, il ds Lucà e la senatrice Paola Binetti, nonostante l'antipatia che regna tra le due parrocchie del centrosinistra. Quella obbediente ai dettami della gerarchia, i mastelliani e i teo-dem della Margherita, e quella più autonoma, i Teo-Dico, appunto.
Nello scontro di queste settimane, raccontano, non c'è solo la legge sui Dico ma anche il Pd. "Un grande partito limita gli spazi di interdizione di tutte le lobby, anche della Chiesa", osserva Ceccanti. Per questo, la Cei farà di tutto per far saltare il Pd, che agli occhi di Ruini assomiglia a un suicidio: i cattolici mangiati dai post-comunisti. In realtà, sui Dico è successo il contrario: diessini con il mal di pancia, cattolici soddisfatti perché le loro preoccupazioni sono state accolte. E il più rapido a fiutare l'aria è stato un ds che ha studiato all'università i padri della Chiesa, Pierluigi Bersani: "Nel futuro Pd ci sarà una grande area riformista in cui la cultura cattolico-democratica sarà presente e viva". Insomma, gli ex dc e gli ex comunisti sono ormai pronti allo storico matrimonio, dopo tanti anni di convivenza, a volte neppure dichiarata. E a guidare la nuova famiglia potrebbe esserci ancora una volta un cattolico: un ragazzo perbene come Franceschini. O una signora di ferro come Rosy Bindi. Questo articolo ha ricevuto 218 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|