Il servizio del Tg1 delle 20 dell'8 febbraio 2006 che da un pretestuoso addio ai Pacs
di PIETRO SCOPPOLA
La scelta del Non possumus di Pio IX, da parte dell´Avvenire, come bandiera di intransigenza sulla questione dei Pacs non sembra molto felice: tutti sanno che dopo quei ripetuti Non possumus è venuta Porta Pia, la perdita del potere temporale della Chiesa e poi ancora, dopo un secolo circa, il riconoscimento solenne da parte di un Papa del carattere provvidenziale di quella perdita.
Cosa significa oggi, nel XXI secolo, con i problemi di dimensione planetaria che incombono sull´umanità, di convivenza fra popoli, civiltà e religioni, di vivibilità del pianeta stesso, in una prospettiva non più remota ma calcolata ormai in termini di decenni, questo richiamo ad una intransigenza smentita dalla storia e che è invece costata tanto, in termini civili e religiosi, al Paese?
Intransigenza, oggi, su cosa? Più che giusta, certo, l´intransigenza sul valore della famiglia e del matrimonio e merito della Chiesa la costante difesa di questi istituti. Lo stesso presidente della Repubblica, con l´auspicio, troppo presto lasciato cadere, di una intesa con la Chiesa ha riconosciuto ed esaltato il suo ruolo.
Ma qui si tratta di una realtà nuova: le convivenze ci sono e si diffondono; il legislatore non può ignorarle; sono un problema su cui anche la Chiesa dovrebbe riflettere a fondo, per comprenderne le ragioni e cercare le giuste risposte pastorali; cosa significa irrigidirsi sui modi in cui le convivenze devono essere certificate in anagrafe se non scivolare in un formalismo alla fine incomprensibile?
Al di là del problema dei pacs dei quali già troppo si è discusso e si discute cosa significa questa intransigenza?
Ezio Mauro nel suo meditato articolo di mercoledì scorso si interroga sul disegno che ha ispirato e ispira la presidenza della Conferenza episcopale italiana. E´ difficile fare storia di eventi e di vicende non ancora concluse, ma è comunque utile cercare di capire linee di tendenza e problemi che si aprono.
Sembra a me che il passaggio alla coscienza di essere minoranza nel paese sia anteriore al pontificato di Wojtyla e risalga piuttosto alla ultima fase del pontificato montiniano, che a quella presa i coscienza tentò di rispondere con un disegno fortemente religioso di nuova evangelizzazione e che fino all´ultimo rimase fedele alla idea di un ruolo proprio del laicato cattolico. Schematizzando al massimo una realtà certo complessa, credo si possa dire che quello che caratterizza la presidenza del cardinale Ruini è il tentativo di una risposta nuova a questa condizione di minoranza dopo che, a seguito dei cambiamenti di sistema politico, è venuto meno il presidio di un partito di ispirazione cristiana che potesse aspirare a raccogliere la maggioranza almeno del voto cattolico.
L´analisi di Mauro è efficace nell´individuare un progetto di egemonia culturale, come egli lo definisce, che non punta tanto su uno specifico cristiano, ma presenta la Chiesa come una "agenzia di valori perenni e universali dopo il crollo delle ideologie": un progetto che, come ho avuto occasione di notare giorni fa su queste pagine, ha il suo presupposto logico nella antica e radicata convinzione della Chiesa di essere interprete privilegiata e garante del diritto naturale e dei valori umani.
Su questa base la Chiesa può aspirare a raccogliere, come di fatto è avvenuto, un ampio consenso anche in ambienti laici moderati e conservatori. In questo quadro la gerarchia scavalca e può perfino prescindere dalla mediazione dei laici cattolici, può servirsi liberamente (ma può anche prescindere) dal o dai partiti di ispirazione cristiana e diventa direttamente soggetto politico in un contesto di comune fragilità e debolezza di tutte le identità politiche. Di qui il ritorno ad una prassi di scambio politico che per sua natura spinge la gerarchia ad un legame privilegiato con le forze politiche di destra e che rende viceversa difficile il confronto con una sinistra di incerta fisionomia culturale ma che alla laicità si aggrappa, non senza venature quanto mai inopportune di anticlericalismo, come una estrema zattera di identità culturale.
Il problema allora non è se sarà ancora possibile votare per il centro sinistra per chi crede in Dio. Sarebbe facile rispondere che se fu possibile negli anni drammatici dello scontro frontale e della scomunica dei comunisti tanto più è possibile oggi in epoca postideologica; la domanda che io porrei è un´altra: dove va la Chiesa italiana?
Sono evidenti i costi religiosi della via intrapresa: una Chiesa che parla dei pacs più che del mistero di Cristo morto e risorto e della sfida radicale che la sua presenza nella storia umana ha rappresentato e rappresenta farà fatica ad interessare a lungo le nuove generazioni. In una società in cui si moltiplicano i segni di un profondo disfacimento morale, in cui i ragazzi minorenni si socializzano per bande per scontrarsi in prove di violenza, in cui la cronaca ci offre ogni giorno episodi raccapriccianti di crudeltà e di egoismo, una Chiesa come quella che ho appena descritto sarebbe fatalmente condannata alla irrilevanza.
Ma per fortuna già oggi, già qui nel nostro Paese, non è questo o non è solo questo la Chiesa. La voce dell´Avvenire non è la voce della Chiesa italiana e neppure indistintamente dei suoi vescovi. C´è una religiosità popolare che pur in forme talvolta vicine alla superstizione conserva riserve profonde di umanità e di solidarietà. Vi è un fenomeno imponente di volontariato cristiano del tutto estraneo nella sua cultura e nella sua prassi ad ogni disegno di egemonia. Vi sono riserve e istituzioni culturali non chiassose ma radicate nel tessuto sociale e aperte sempre più al dialogo e alla collaborazione.
Il problema è che queste realtà stentano ad emergere a farsi sentire e vedere di fronte alle voci ufficiali della gerarchia. Se è consentito il paradosso vi è ormai in Italia una Chiesa del silenzio che soffre di una sorta di emarginazione ufficiale ma che rappresenta la riserva per la vera alternativa.
E la alternativa è appunto quella di una Chiesa che nel suo insieme torni ad essere testimone non di un progetto di egemonia culturale ma semplicemente dell´evento cristiano; che parli del mistero di Dio in termini comprensibili alla cultura del nostro tempo (e mi rendo conto che non è facile); che torni ad occuparsi, come ha fatto nei secoli, del problema della formazione della gioventù in forme adeguate ai nuovi tempi; che valorizzi tutti quegli spazi della sussidiarietà oggi unanimemente riconosciuti anche a livello europeo; che non chieda privilegi ma offra il suo servizio senza esigere il timbro della cattolicità. E ancora: che sappia vedere prima di ogni aspetto teorico la realtà della sofferenza umana.
Confesso che io speravo che il convegno di Verona – e lo scrissi su queste pagine – potesse essere l´inizio di una svolta, di una riscoperta di una cultura e di una spiritualità perduta o dimenticata. Non mi sembra, per ora almeno, che sia stato così.
Il problema non è solo quello di aspettare passivamente che qualcosa accada. Ma di esistere e di agire e per quella che ho chiamato paradossalmente chiesa del silenzio far sentire la propria voce. Penso che la tenuta dell´Unione e in particolare della Margherita e in essa dei deputati cattolici, di cui leggo sui giornali, su un progetto sulle convivenze di fatto equilibrato e moderato, ma coerente con gli impegni presi di fronte all´elettorato, sia un contributo non solo alla unità del centro sinistra e alla laicità dello Stato, ma anche un servizio alla Chiesa per trarla fuori da un sentiero senza uscita.
Questo articolo ha ricevuto 253 visite.
Articoli correlati...
Focus Giovedì 04 Agosto 2011 Politica e diritti: i matrimoni gay avanzano in Europa, in Italia no! Nel Vecchio Continente il nostro Paese è uno dei fanalini di coda in merito all’uguaglianza degli omosessuali. Al momento ci sono 7 Stati Eu all’interno dei quali le coppie gay hanno pieni diritti di Giornalettismo
Primo piano Giovedì 18 Novembre 2010 Oggi alle 11:30 Idv presenta ddl sui Pacs Di Pietro primo firmatario, "tutelare tutte le forme famigliari". Presenti alla Camera: Di Pietro, il responsabile del dipartimento diritti civili Franco Grillini e Silvana Mura di Apcom
GAYNEWS
Giornale di Informazione sull'Omosessualità - Registrazione Tribunale di Bologna numero 5735 del 03/5/1989
Sede: Via Don Minzoni 18, 40121 Bologna info@gaynews.it