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| I Pacs in Germania? Riservati agli omosex |
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| Per gli etero c'è solo il matrimonio |
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| Martedì 23 Gennaio 2007 |
| di Il Giorno |
| in Focus |
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di ROBERTO GIARDINA
— BERLINO —
L’ALTRA estate sono stato invitato al matrimonio della figlia di una mia amica tedesca. Con una ragazza polacca. Il padre della sposa è un pastore evangelico, come il nonno. Nessun problema. Le nozze sono avvenute nel municipio di Schöneberg, al cui balcone Kennedy pronunció la storica frase «Ich bin ein Berliner». Anch’io sono un berlinese.
Siamo in tutto 3,5 milioni, tra prussiani autentici e immigrati, a vivere nella capitale, e il 10% è omosessuale, compreso il borgomastro, il socialdemocratico Klaus Wowereit. Berlino è la San Francisco d’Europa, ma non sembra che ci sia stata un’esplosione di pacs alla tedesca da quando è possibile sposarsi tra Herr und Herr, e Frau und Frau, dal primo agosto del 2001. La legge per le coppie di fatto, tuttavia, riguarda solo gli omosessuali. Per gli altri c’è il matrimonio classico. D’altra parte, per le unioni — diciamo — non consacrate né in chiesa né civilmente, non ci sono in Germania problemi particolari di discriminazione sociale.
In cinque anni le coppie ‘omo’ nella capitale sono diventate 4.150, di cui due terzi tra uomini. Neanche il sindaco ha ritenuto di dover regolarizzare l’unione con il suo compagno. I divorzi si aggirano tra il 2 e il 3 %, molto meno, dunque, che tra le coppie eterosessuali. Le statistiche sono a livello regionale, ma non variano di molto al nord, mentre le percentuali scendono nel cattolico sud: sono 1.825 le unioni omo in Baviera, 1.226 tra uomini, 559 tra donne.
L’OMOSESSUALITÀ era un reato punito con il carcere sotto il Kaiser, e gli omosessuali finivano nei Lager sotto Hitler. La lotta è stata lunga per ottenere parità di diritti, e i verdi nel 1998 nel programma elettorale presentarono la proposta per la Lebensgeneinschaft, in sigla LParG, l’unione per la vita. La Chiesa cattolica si oppose strenuamente. Papa Giovanni Paolo ordinò ai deputati cattolici di ogni partito di votare contro. La Chiesa Evangelica si dichiarò favorevole. Il dibattito parlamentare duró quasi tre anni. L’unione viene sancita da una cerimonia civile, spesso identica a quella consueta per i matrimoni. I partner hanno gli stessi diritti e doveri dei coniugi eterosessuali, possono, se vogliono, scegliere un nome di famiglia, hanno diritto all’eredità, di rimanere nella casa comune in caso di decesso del partner e assumono il dovere di assisterlo quando è in difficoltà. Ma non si hanno gli stessi diritti innanzi al fisco. Il diritto di adottare il figlio del partner è ancora discusso, e si attende una sentenza della Corte Costituzionale.
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