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| MUORE SADDAM NON NASCE LA PACE |
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| Impiccato questa mattina alle 4, il dittatore iracheno per anni sostenuto dall'Occidente |
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| Sabato 30 Dicembre 2006 |
| di Aurelio Mancuso |
| in Focus |
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Quindi il sanguinario dittatore Saddam Hussein è stato impiccato. Manifestazioni di giubilo dei suoi oppositori, soddisfazione di Bush, imbarazzo delle Cancellerie europee, laconica reazione umanitaria del Vaticano. Ha vinto la vendetta, l'uso orrendo dello strumento barbarico della pena di morte, ancora così diffuso anche in Occidente. L'uscita di scena del dittatore Saddam, per decenni sostenuto dagli Usa in funzione anti iraniana, non risolve nessuno dei problemi presenti sullo scacchiere internazionle. Le guerre non diminuiranno, il terrorismo assassino e fanatico troverà argomenti nuovi per organizzare la sua scia di morte, il diritto internazionale ancora una volta subisce una sconfitta storica. Saddam rappresenta il paradigma del vortice malato di politiche colonialiste passate e presenti che non si riesce a spezzare. Prevalgono la volontà di dominio e di controllo delle ingenti risorse medio orientali, il cinismo dei paesi forti che muovono le proprie pedine locali che di volta in volta, a seconda delle convenienze, vengono armate, sostenute e poi abbandonate e rimosse. La strade delle e degli innocenti prosegue, la povertà e la disperazione vengono utilizzate per mantenere nella sottomissione enormi aree del mondo. Saddam si è macchiatto di crimini orribili, ma come fanno le democrazie occidentali a volgere il capo da un'altra parte? Chi ha inventato Saddam e i tanti regimi autoritari sparsi nel pianeta? Domande a cui danno risposte documentate gli stessi mass media americani, che da anni informano sui golpe finanziati ed organizzati dalla Cia, del fiumi di miliardi di dollari utlizzato da governi e multinazionali per rovesciare regimi, sostenerne nuovi più manovrabili e, nel caso di problemi, destituirli. Addio Saddam, senza rimpianti e facili buonismi, ma quando la giustizia davvero trionferà?
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