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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Pontificio Consiglio per la Famiglia: il documento del Vaticano
Pontificio Consiglio per la Famiglia: il documento del Vaticano
Pubblichiamo il documento Pontificio relativo alle unioni di fatto che ha suscitato tante polemiche.
Giovedì 23 Novembre 2000
di Gay.it
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VI - Linee di orientamento cristiane Enunciato di base del problema "al principio non fu così" (36) La comunità cristiana si sente interpellata dal fenomeno delle unioni di fatto. Le unioni sprovviste di ogni vincolo istituzionale legale - tanto civile quanto religioso -, costituiscono un fenomeno sempre più frequente al quale la Chiesa deve accordare la sua attenzione pastorale[83]. Il credente, non soltanto mediante la ragione, ma anche e soprattutto per mezzo dello "splendore della verità" che gli viene dalla fede, è in grado di chiamare le cose con il loro nome; il bene, bene, e il male, male. Nel contesto attuale impregnato di relativismo e portato a smussare ogni differenza - anche essenziale - tra il matrimonio e le unioni di fatto, bisogna far prova di una grande saggezza e di una libertà coraggiosa per evitare di prestarsi agli equivoci o ai compromessi, sapendo che "la crisi più pericolosa che può affliggere l'uomo" è "la confusione del bene e del male, che rende impossibile costruire e conservare l'ordine morale dei singoli e delle comunità"[84]. In vista di una riflessione propriamente cristiana sui segni dei tempi, e di fronte all'apparente oscumento della verità profonda dell'amore umano nel cuore di molti nostri contemporanei, è opportuno tornare alle acque pure del Vangelo. (37) "Gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: 'È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?'. Ed egli rispose: 'Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: 'Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola'. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi!'. Gli obiettarono: 'Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e di mandarla via?' Rispose loro Gesù: 'Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un'altra, commette adulterio" (Mt 19,3-9). Queste parole del Signore sono note, come pure la reazione dei discepoli: "Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi" (Mt 19,10). Tale reazione si iscrive visibilmente nella mentalità dominante dell'epoca, una mentalità che aveva voltato le spalle al progetto originale del Creatore[85]. La concessione fatta da Mosè traduce la presenza del peccato, che riveste la forma della duritia cordis. Oggi, forse, più ancora che in altri tempi, bisogna tener conto di questo ostacolo dell'intelligenza, sclerosi della volontà, fissazione delle passioni, radice nascosta di molti fattori di fragilità che contribuiscono all'attuale diffusione delle unioni di fatto.

Unioni di fatto, fattori di fragilità e grazia sacramentale (38) Grazie alla presenza della Chiesa e del matrimonio cristiano, la società civile ha riconosciuto nel corso dei secoli il matrimonio nella sua condizione originaria, quella a cui allude Cristo nella sua risposta[86]. La condizione originaria del matrimonio è sempre d'attualità, come lo è anche la difficoltà di riconoscerla e di viverla, come intima verità nella profondità del proprio essere, propter duritiam cordis. Il matrimonio è un'istituzione naturale le cui caratteristiche essenziali possono essere riconosciute dall'intelligenza, al di là delle culture[87]. Questo riconoscimento della verità sul matrimonio è anche d'ordine morale[88]. Ma non bisogna dimenticare che la natura umana, ferita dal peccato e redenta da Cristo, non arriva sempre a distinguere chiaramente le verità che Dio ha iscritto nel suo cuore. Il messaggio cristiano della Chiesa e del suo Magistero devono essere un insegnamento e una testimonianza vivente nel mondo[89]. A questo proposito, occorre mettere l'accento sull'importanza della grazia, che dona alla vita matrimoniale la sua autentica pienezza[90]. Nel discernimento pastorale della problematica delle unioni di fatto, bisogna tener conto anche della fragilità umana e dell'importanza di una esperienza e di una catechesi veramente ecclesiali, che orientino verso una vita di grazia, verso la preghiera e i sacramenti, in particolare quello della Riconciliazione. (39) Bisogna distinguere diversi elementi tra i fattori di fragilità che sono all'origine delle unioni di fatto, caratterizzate dall'amore cosiddetto "libero" che omette o esclude il legame proprio e caratteristico dell'amore coniugale. Bisogna inoltre distinguere, come abbiamo visto in precedenza, tra le unioni di fatto alle quali alcuni si ritengono come obbligati a causa di situazioni difficili, e quelle che sono volute per se stesse, in "un atteggiamento di disprezzo, di contestazione o di rigetto della società, dell'istituto familiare, dell'ordinamento socio-politico, o di sola ricerca del piacere"[91]. Bisogna infine considerare il caso di coloro che sono spinti a un'unione di fatto "dall'estrema ignoranza e povertà, talvolta da condizionamenti dovuti a situazioni di vera ingiustizia, o anche da una certa immaturità psicologica, che li rende incerti e timorosi di contrarre un vincolo stabile e definitivo"[92]. Di conseguenza, il discernimento etico, l'azione pastorale e l'impegno cristiano nella realtà politica devono tener conto della molteplicità delle situazioni che ricopre il termine generale di "unioni di fatto", descritte prima[93]. Qualunque siano le cause, tali unioni comportano "ardui problemi pastorali, per le gravi conseguenze che ne derivano, sia religiose e morali (perdita del senso religioso del matrimonio, visto alla luce dell'Alleanza di Dio con il suo popolo; privazione della grazia del sacramento; grave scandalo), sia anche sociali (distruzione del concetto di famiglia; indebolimento del senso di fedeltà anche verso la società; possibili traumi psicologici nei figli; affermazione dell'egoismo)"[94]. Per questo la Chiesa è particolarmente sensibile al proliferare di questi fenomeni delle unioni non matrimoniali, data la dimensione morale e pastorale del problema.

Testimonianza del matrimonio cristiano (40) Le iniziative lanciate in molti paesi di tradizione cristiana per ottenere una legislazione favorevole alle unioni di fatto, fanno nascere non poche preoccupazioni tra i pastori e i fedeli. Sembrerebbe che, spesso, non si sappia quale risposta dare a questo fenomeno, e che la reazione sia puramente difensiva, rischiando così di dare l'impressione che la Chiesa voglia semplicemente mantenere lo status quo, come se la famiglia fondata sul matrimonio fosse il modello culturale (un modello "tradizionale") della Chiesa, che si vuole conservare malgrado le grandi mutazioni della nostra epoca. Per far fronte a questa situazione, occorre approfondire gli aspetti positivi dell'amore coniugale, per poter inculturare ancora una volta la verità del Vangelo, alla maniera dei cristiani dei primi secoli della nostra era. Il soggetto privilegiato di questa nuova evangelizzazione della famiglia sono le famiglie cristiane perché esse, soggetto di evangelizzazione, sono anche le prime evangelizzatrici, apportando la "buona novella" del "bell'amore"[95] non soltanto con le parole, ma anche e soprattutto con la loro testimonianza personale. È urgente riscoprire il valore sociale di questa meraviglia che è l'amore coniugale, poiché il fenomeno delle unioni di fatto non è indipendente dai fattori ideologici che lo oscurano e che nascono da una concezione errata della sessualità umana e del rapporto uomo-donna. Di qui l'importanza primordiale della vita di grazia in Cristo dei matrimoni cristiani: "Anche la famiglia cristiana è inserita nella Chiesa, popolo sacerdotale: mediante il sacramento del matrimonio, nel quale è radicata e da cui trae alimento, essa viene continuamente vivificata dal Signore Gesù, e da Lui chiamata e impegnata al dialogo con Dio mediante la vita sacramentale, l'offerta della propria esistenza e la preghiera. È questo il compito sacerdotale che la famiglia cristiana può e deve esercitare in intima comunione con tutta la Chiesa, attraverso le realtà quotidiana della vita coniugale e familiare: in tal modo la famiglia cristiana è chiamata a santificarsi ed a santificare la comunità ecclesiale e il mondo"[96]. (41) Mediante la loro presenza nei diversi ambiti della società, i matrimoni cristiani costituiscono un mezzo privilegiato per mostrare concretamente all'uomo contemporaneo (in parte distrutto nella sua soggettività, sfinito dalla ricerca vana di un amore "libero", opposto al vero amore coniugale, mediante una serie di esperienze frammentarie) che esiste una possibilità che l'essere umano ritrovi se stesso, e per aiutarlo a comprendere la realtà di una soggettività pienamente realizzata nel matrimonio in Gesù Cristo. Questa specie di choc con la realtà è l'unico modo possibile per far emergere nel cuore la nostalgia di una patria di cui ogni persona custodisce un ricordo incancellabile. Agli uomini e alle donne delusi, che si chiedono con cinismo: "Può venire qualcosa di buono dal cuore umano?" bisognerà poter rispondere: "Venite a vedere il nostro matrimonio, la nostra famiglia". Ciò può rappresentare un punto di partenza decisivo, la testimonianza reale con la quale la comunità cristiana, con la grazia di Dio, manifesta la misericordia di Dio verso gli uomini. In molti ambienti, si constata quanto possa essere altamente positiva la considerevole influenza dei fedeli cristiani. Con la loro scelta cosciente di fede e di vita, essi sono, tra i loro contemporanei, come il lievito nella pasta, come la luce che brilla nelle tenebre. L'attenzione pastorale nella preparazione al matrimonio e alla famiglia, e l'accompagnamento nella vita coniugale e familiare, sono dunque essenziali alla vita della Chiesa e del mondo[97].

Una preparazione adeguata al matrimonio (42) Il Magistero della Chiesa ha ripetutamente insistito, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, sull'importanza e il carattere insostituibile della preparazione al matrimonio nella pastorale ordinaria. Tale preparazione non dovrebbe limitarsi a una semplice informazione su ciò che è il matrimonio per la Chiesa, ma essere un vero cammino di formazione delle persone, basato sull'educazione alla fede e alle virtù. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha trattato questo importante aspetto della pastorale della Chiesa nei documenti Sessualità umana: verità e significato, dell'8 dicembre 1995, e Preparazione al sacramento del matrimonio, del 13 maggio 1996, mettendo l'accento sul carattere fondamentale della preparazione al matrimonio e sul contenuto di questa preparazione. (43) "La preparazione al matrimonio, alla vita coniugale e familiare, è di rilevante importanza per il bene della Chiesa. Di fatto il sacramento del Matrimonio ha un grande valore per l'intera comunità cristiana e, in primo luogo, per gli sposi, la cui decisione è tale che non potrebbe essere soggetta all'improvvisazione o a scelte affrettate. In altre epoche tale preparazione poteva contare sull'appoggio della società, la quale riconosceva i valori e i benefici del matrimonio. La Chiesa, senza intoppi o dubbi, tutelava la sua santità, consapevole del fatto che il sacramento del matrimonio rappresentava una garanzia ecclesiale, quale cellula vitale del Popolo di Dio. L'appoggio ecclesiale era, almeno nelle comunità realmente evangelizzate, fermo, unitario, compatto. Erano rare, in genere, le separazioni e i fallimenti dei matrimoni e il divorzio veniva considerato come una 'piaga' sociale (cf GS 47). Oggi, al contrario, in non pochi casi, si assiste ad un accentuato deterioramento della famiglia e ad una certa corrosione dei valori del matrimonio. In numerose nazioni, soprattutto economicamente sviluppate, l'indice di nuzialità si è ridotto. Si suole contrarre matrimonio in un'età più avanzata e aumenta il numero dei divorzi e delle separazioni, anche nei primi anni di tale vita coniugale. Tutto ciò porta inevitabilmente ad una inquietudine pastorale, mille volte ribadita: chi contrae matrimonio, è realmente preparato a questo? Il problema della preparazione al sacramento del Matrimonio, e alla vita che ne segue, emerge come una grande necessità pastorale innanzitutto per il bene degli sposi, per tutta la comunità cristiana e per la società. Perciò crescono dovunque l'interesse e le iniziative per fornire risposte adeguate e opportune alla preparazione al sacramento del Matrimonio"[98]. (44) Ai nostri giorni, il problema non consiste più tanto, come in altre epoche, nel fatto che i giovani arrivino al matrimonio non sufficientemente preparati. A causa in parte di una visione antropologica pessimistica, destrutturante, che annulla la soggettività, molti di loro dubitano perfino che possa esistere nel matrimonio un dono reale che crea un vincolo fedele, fecondo e indissolubile. Frutto di questa visione è, in alcuni casi, il rifiuto dell'istituzione matrimoniale, considerata come una realtà illusoria a cui potrebbero accedere solo persone con una preparazione molto speciale. Di qui l'importanza dell'educazione cristiana a una nozione giusta e realistica della libertà in rapporto al matrimonio, come capacità di scoprire il bene del dono coniugale e di orientarsi verso di esso.

La catechesi familiare (45) In questo senso, l'azione di prevenzione mediante la catechesi familiare è importante. La testimonianza delle famiglie cristiane è insostituibile, tanto nei confronti dei figli quanto in seno alla società in cui vivono. I pastori non devono essere i soli a difendere la famiglia, ma le famiglie stesse devono esigere il rispetto dei loro diritti e della loro identità. Va sottolineato che oggi le catechesi familiari occupano un posto di primo piano nella pastorale familiare. Vi si affrontano le realtà familiari in modo organico, completo e sistematico, sottoponendole al criterio della fede, alla luce della Parola di Dio interpretata ecclesialmente nella fedeltà al Magistero della Chiesa da pastori legittimi e competenti che contribuiscono veramente, in tale processo catechetico, ad approfondire la verità salvifica sull'uomo. Bisogna sforzarsi di mostrare la razionalità e la credibilità del Vangelo in rapporto al matrimonio e alla famiglia, riorganizzando il sistema educativo della Chiesa[99]. La spiegazione del matrimonio e della famiglia a partire da una visione antropologica corretta continua a destare sorpresa, anche tra gli stessi cristiani, che scoprono che non è soltanto una questione di fede e che vi trovano le ragioni per affermarsi nella loro fede e per agire, proponendo una testimonianza personale di vita e svolgendo una missione apostolica specificatamente laicale.

I mezzi di comunicazione (46) Ai giorni nostri, la crisi dei valori familiari e della nozione di famiglia nell'ordinamento degli Stati e nei mezzi di trasmissione della cultura - stampa, televisione, internet, cinema, ecc. - richiedono uno sforzo particolare per assicurare la presenza dei valori familiari nei mezzi di comunicazione. Si consideri, ad esempio, la forte influenza che hanno avuto i media nella perdita di sensibilità sociale di fronte a situazioni quali l'adulterio, il divorzio o anche le unioni di fatto, o ancora la deformazione perniciosa dei "valori" (o meglio dei "contro-valori") che essi a volte presentano come proposte normali di vita. Bisogna anche tener conto del fatto che in alcune occasioni e malgrado il contributo meritorio dei cristiani impegnati che collaborano a questi mezzi di comunicazione, alcuni programmi e serie televisive, ad esempio, non soltanto non contribuiscono alla formazione religiosa, ma favoriscono la disinformazione e la diffusione dell'ignoranza religiosa. Anche se questi fattori non sono elementi fondamentali della conformazione di una cultura, rientrano in misura non trascurabile tra i fattori sociologici di cui tener conto in una pastorale ispirata a criteri realistici.

L'impegno sociale (47) Per molti nostri contemporanei, la cui soggettività è stata per così dire "demolita" dalle ideologie, il matrimonio è quasi impensabile; la realtà coniugale non ha alcun significato per queste persone. Come può la pastorale della Chiesa diventare, anche per loro, un avvenimento di salvezza? A questo proposito, l'impegno politico e legislativo dei cattolici che hanno responsabilità in questi campi è decisivo. Le legislazioni conformano, in larga misura, l'ethos di un popolo. A tale proposito, è particolarmente importante chiamare a vincere la tentazione di indifferenza negli ambienti politici e legislativi, insistendo sulla necessità di rendere pubblicamente testimonianza della dignità della persona. L'equiparazione delle unioni di fatto alla famiglia implica, come abbiamo visto, un'alterazione dell'ordinamento orientato verso il bene comune della società, e comporta una svalutazione dell'istituzione matrimoniale fondata sul matrimonio. Essa costituisce dunque un male per le persone, le famiglie e la società. Il "politicamente possibile" e la sua evoluzione nel tempo non può fare astrazione dei principi fondamentali della verità sulla persona umana, che devono ispirare gli atteggiamenti, le iniziative concrete e i programmi per l'avvenire[100]. Risulta ugualmente utile rimettere in discussione il "dogma" del vincolo indissociabile tra democrazia e relativismo etico, sul quale si fondano numerose iniziative legislative tendenti ad equiparare le unioni di fatto alla famiglia. (48) Il problema delle unioni di fatto rappresenta una grande sfida per i cristiani, che devono essere capaci di mostrare l'aspetto razionale della fede, la razionalità profonda del Vangelo del matrimonio e della famiglia. Ogni annuncio di questo Vangelo che non sia in grado di rispondere a tale sfida alla razionalità (intesa come intima corrispondenza tra desiderium naturale dell'uomo e Vangelo annunciato dalla Chiesa) sarebbe inefficace. Per questo è necessario, oggi più che mai, mostrare la credibilità interiore della verità sull'uomo che è alla base dell'istituzione dell'amore coniugale. A differenza degli altri sacramenti, il matrimonio appartiene anche all'economia della Creazione, iscrivendosi in una dinamica naturale nel genere umano. È necessario, in secondo luogo, intraprendere uno sforzo di riflessione sulle basi fondamentali, sui principi essenziali che ispirano le attività educative nei diversi ambiti e istituzioni. Quale è la filosofia delle istituzioni educative oggi nella Chiesa, e come tradurre questi principi in un'educazione appropriata al matrimonio e alla famiglia, come strutture fondamentali e necessarie alla società?

Attenzione e avvicinamento pastorale (49) Un atteggiamento di comprensione nei confronti della problematica esistenziale e delle scelte delle persone che vivono un'unione di fatto è legittimo, e in alcune circostanze un dovere. Alcune di queste situazioni devono perfino suscitare vera e propria compassione. Il rispetto della dignità delle persone non è messo in discussione. Tuttavia, la comprensione delle circostanze e il rispetto delle persone non equivalgono a una giustificazione. In tali circostanze, conviene piuttosto sottolineare che la verità è un bene essenziale delle persone e un fattore d'autentica libertà. L'affermazione della verità non costituisce un'offesa, ma è al contrario una forma di carità, di modo che il "non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo" sia "eminente forma di carità verso le anime"[101], a condizone che questa sia accompagnata "con la pazienza e la bontà di cui il Signore stesso ha dato l'esempio nel trattare con gli uomini"[102]. I cristiani devono pertanto cercare di comprendere le cause individuali, sociali, culturali e ideologiche della diffusione delle unioni di fatto. Bisogna ricordare che una pastorale intelligente e discreta può, in certi casi, contribuire alla riabilitazione "istituzionale" di queste unioni. Le persone che si trovano in questa situazione devono essere prese in considerazione, caso per caso e in maniera prudente, nel quadro della pastorale ordinaria della comunità ecclesiale, mediante un'attenzione ai loro problemi e alle difficoltà che ne derivano, un dialogo paziente e un aiuto concreto, specialmente nei confronti dei figli. Anche in questo aspetto della pastorale, la prevenzione è un atteggiamento prioritario.

Conclusione

(50) Nel corso dei secoli, la saggezza delle nazioni ha riconosciuto sostanzialmente, malgrado alcune limitazioni, l'esistenza e la missione fondamentale e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio. La famiglia è un bene necessario e insostituibile per tutta la società. Essa ha un vero e proprio diritto, in giustizia, a essere riconosciuta, protetta e promossa dall'insieme della società. È tutta la società che subisce un pregiudizio quando si attenta, in un modo o nell'altro, a questo bene prezioso e necessario per l'umanità. La società non può restare indifferente di fronte al fenomeno sociale delle unioni di fatto, e al declassamento dell'amore coniugale che implica. La soppressione pura e semplice del problema mediante la falsa soluzione del riconoscimento delle unioni di fatto, collocandole pubblicamente a un livello simile e perfino equiparandole alle famiglie fondate sul matrimonio, non costituisce soltanto un pregiudizio comparativo per il matrimonio (danneggiando, ancor più, la famiglia, questa necessaria istituzione naturale che oggi avrebbe tanto bisogno, al contrario, di politiche familiari vere). Essa denota ugualmente un profondo disconoscimento della verità antropologica dell'amore umano tra l'uomo e la donna e dell'aspetto che le è indissociabilmente legato, quello di essere un'unità stabile e aperta alla vita. Tale disconoscimento diventa ancora più grave quando si ignora la differenza essenziale e molto profonda esistente tra l'amore coniugale derivante dall'istituto matrimoniale e i rapporti omosessuali. L' "indifferenza" delle amministrazioni pubbliche su questo punto rassomiglia molto all'apatia di fronte alla vita o alla morte della società, a una indifferenza di fronte alla sua proiezione nell'avvenire o al suo degrado. In assenza di misure opportune, questa "neutralità" rischia di sfociare in un grave deterioramento del tessuto sociale e della pedagogia delle generazioni a venire. La valorizzazione insufficiente dell'amore coniugale e della sua apertura intrinseca alla vita, con l'instabilità che ne deriva nella vita familiare, è un fenomeno sociale che richiede un discernimento appropriato da parte di tutti coloro che si sentono riguardati dal bene della famiglia, e in particolare dei cristiani. Si tratta anzitutto di riconoscere le vere cause (ideologiche ed economiche) di un tale stato di cose, e di non cedere alle rivendicazioni demogogiche di gruppi di pressione che non tengono conto del bene comune della società. Per la Chiesa Cattolica, nella sua sequela di Gesù Cristo, la famiglia e l'amore coniugale sono un dono di comunione del Dio della Misericordia con l'umanità, un tesoro prezioso di santità e di grazia che risplende in mezzo al mondo. Per questo essa invita tutti coloro che lottano per la causa dell'uomo a unire i loro sforzi in vista della promozione della famiglia e della sua intima fonte di vita che è l'unione coniugale.

---------------------------------------------------------------------------- ---- [1] Concilio Vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n. 47 [2]Concilio Vaticano II, Cost. Lumen gentium n. 11, Decr. Apostolicam actuositatem, n. 11. [3]Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2331-2400, 2514-2533; Pontificio Consiglio per la Famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 8-2-1995. [4]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 80. [5]In questi paesi, l'azione umanizzatrice e pastorale della Chiesa, nella sua opzione preferenziale per i poveri, è stata orientata, in generale, verso la "regolarizzazione" di queste unioni, mediante la celebrazione del matrimonio (o mediante la convalida o sanatoria, a seconda dei casi) in conformità all'atteggiamento ecclesiale di impegno a favore della santificazione delle famiglie cristiane. [6]Diverse teorie costruzioniste sostengono oggi concezioni differenti sul modo in cui la società dovrebbe - secondo quanto sostengono - cambiare adattandosi ai diversi "generi" (ad esempio nell'educazione, la sanità, ecc.). Alcuni sostengono l'esistenza di tre generi, altri cinque, altri sette, altri ancora un numero che può variare in funzione di diverse considerazioni. [7]Tanto il marxismo quanto lo strutturalismo hanno contribuito in misura differente al consolidamento di questa ideologia di "gender", che ha subito diversi influssi, quali la "rivoluzione sessuale", con postulati come quelli rappresentati da W. Reich (1897-1957) che appella alla "liberazione" da qualunque disciplina sessuale, o Herbert Marcuse (1898-1979) che invita a sperimentare ogni tipo di situazione sessuale (intesa a partire da un polimorfismo sessuale di orientamento indifferentemente "eterosessuale" - cioè l'orientamento sessuale naturale - o omosessuale), slegata dalla famiglia e da qualsiasi finalismo naturale di differenziazione tra i sessi, così come da qualsiasi ostacolo derivante dalla responsabilità procreativa. Un certo femminismo radicalizzato ed estremista, rappresentato da Margaret Sanger (1879-1966) e da Simone de Beauvoir (1908-1986) non può essere collocato al margine di questo processo storico di consolidamento di una ideologia. In questo modo, "eterosessualità" e monogamia sarebbero solo casi possibili di pratica sessuale. [8]Questo atteggiamento ha incontrato, purtroppo, un'accoglienza favorevole presso numerose istituzioni internazionali importanti, e si è tradotto nel conseguente deterioramento del concetto stesso di famiglia, il cui fondamento è, necessariamente, il matrimonio. Tra queste istituzioni, alcuni Organismi della stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, sembrano aver aderito recentemente ad alcune di queste teorie, ignorando con ciò l'autentico significato dell'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, che qualifica la famiglia come "nucleo naturale e fondamentale della società". Cfr. Pontificio Consiglio per la Famiglia, Famiglia e Diritti umani, 1999, n. 16. [9]Aristotele, Politica, I, 9-10 (Bk 1253a) [10]Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2207 [11]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 18 [12]Giovanni Paolo II, Allocuzione durante l'Udienza generale del 1-12-1999 [13]Concilio vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n. 47 [14]". a prescindere dalle correnti di pensiero, esiste un insieme di conoscenze in cui è possibile ravvisare una sorta di patrimonio spirituale dell'umanità. È come se ci trovassimo dinanzi a una filosofia implicita per cui ciascuno sente di possedere questi principi, anche se in forma generica e non riflessa. Queste conoscenze, proprio perché condivise in qualche misura da tutti, dovrebbero costituire come un punto di riferimento delle diverse scuole filosofiche. Quando la ragione riesce a intuire e a formulare i principi primi e universali dell'essere e a far correttamente scaturire da questi conclusioni coerenti di ordine logico e deontologico, allora può dirsi una ragione retta o, come la chiamavano gli antichi, orthòs logos, recta ratio". Giovanni Paolo II, Enc. Fides et ratio, n. 4. [15]Concilio Vaticano II, Cost. Dei Verbum, n. 10. [16]"Il rapporto fede e filosofia trova nella predicazione di Cristo crocifisso e risorto lo scoglio contro il quale può naufragare, ma oltre il quale può sfociare nell'oceano sconfinato della verità. Qui si mostra evidente il confine tra la ragione e la fede, ma diventa anche chiaro lo spazio in cui ambedue si possono incontrare". Giovanni Paolo II, Enc. Fides et ratio, n. 23. "Il vangelo della vita non è esclusivamente per i credenti: è per tutti. La questione della vita e della sua difesa e promozione non è prerogativa dei soli cristiani ." Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, n. 101. [17]Giovanni Paolo II, Allocuzione al Forum delle Associazioni Cattoliche d'Italia, 27-6-1998. [18]Pontificio Consiglio per la Famiglia, Dichiarazione sulla Risoluzione del Parlamento Europeo che equipara la famiglia alle 'unioni di fatto', comprese quelle omosessuali, 17-3-2000 [19]Sant'Agostino, De libero arbitrio, I, 5, 11 [20]"La vita sociale e il suo apparato giuridico esige un fondamento ultimo. Se non esiste altra legge oltre la legge civile, dobbiamo ammettere allora che qualsiasi valore, perfino quelli per i quali gli uomini hanno lottato e considerato passi avanti cruciali nella lunga marcia verso la libertà, possono essere cancellati da una semplice maggioranza di voti. Quelli che criticano la legge naturale non debbono chiudere gli occhi di fronte a questa possibilità, e quando promuovono leggi - in contrasto con il bene comune nelle sue esigenze fondamentali - debbono tener conto di tutte le conseguenze delle proprie azioni perché possono sospingere la società verso una direzione pericolosa". Discorso del Card. A. Sodano al Secondo Incontro di politici e legislatori d'Europa, organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, 22-24 ottobre 1998. [21]In Europa, ad esempio, nella Costituzione della Germania: "Il matrimonio e la famiglia trovano particolare protezione nell'ordinamento dello Stato" (Art. 6); Spagna: "I pubblici poteri assicurano la protezione sociale, economica e giuridica della famiglia" (Art. 39); Irlanda: "Lo Stato riconosce la famiglia come il gruppo naturale primario e fondamentale della società e come istituzione morale dotata di diritti inalienabili e imprescrittibili, anteriori e superiori a ogni diritto positivo. Per questo lo Stato si impegna a proteggere la costituzione e l'autorità della famiglia come fondamento necessario dell'ordine sociale e come elemento indispensabile per il benessere della Nazione e dello Stato" (Art. 41); Italia: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" (Art. 29); Polonia: "Il matrimonio, cioè l'unione di un uomo e di una donna, così come la famiglia, la paternità e la maternità, devono trovare protezione e cura nella Repubblica di Polonia" (Art. 18); Portogallo: "La famiglia, come elemento fondamentale della società, ha diritto alla protezione della società e dello Stato e alla realizzazione di tutte le condizioni che permettano la realizzazione personale dei loro membri" (Art.67). Anche nelle Costituzioni del resto del mondo: Argentina: ". la legge stabilirà . la protezione integrale della famiglia" (Art. 14); Brasile: "La famiglia, base della società, è oggetto di speciale protezione da parte dello Stato" (Art. 226); Cile: "La famiglia è il nucleo fondamentale della società . E' dovere dello Stato . assicurare protezione alla popolazione e alla famiglia ." (Art.1); Repubblica Popolare di Cina: "Lo Stato protegge il matrimonio, la famiglia, la maternità e l'infanzia" (Art. 49); Colombia: "Lo Stato riconosce, senza alcuna discriminazione, la primazia dei diritti inalienabili della persona e protegge la famiglia come istituzione fondamentale della società" (Art. 5); Corea del Sud: "Il matrimonio e la vita familiare si fondano sulla dignità individuale e l'uguaglianza tra i sessi; lo Stato metterà in atto tutti i mezzi a sua disposizione per raggiungere questo scopo" (Art. 36); Filippine: "Lo Stato riconosce la famiglia filippina come fondamento della Nazione. Di conseguenza deve essere intensamente favorita la solidarietà, la sua attiva promozione e il suo totale sviluppo. Il matrimonio è un'istituzione sociale inviolabile, è fondamento della famiglia e deve essere protetto dallo Stato" (Art. 15); Messico: " . la Legge . proteggerà l'organizzazione e lo sviluppo della famiglia" (Art. 4); Perù: "La comunità e lo Stato . proteggono anche la famiglia e promuovono il matrimonio; li riconoscono come istituzioni naturali e fondamentali della società" (Art. 4); Ruanda: "La famiglia, in quanto base naturale del popolo ruandese, sarà protetta dallo Stato" (Art. 24). [22]"Ogni legge posta dagli uomini in tanto ha valore di legge, in quanto è derivata dalla legge naturale. Se poi in qualche cosa contrasta con la legge naturale non è più legge, ma corruzione della legge". San Tommaso d'Aquino, Summa Teologica, I-II, q.95, a.2. [23]Giovanni Paolo II, Discorso al Secondo Incontro di Politici e Legislatori d'Europa organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, 23-10-1998. [24]Giovanni Paolo II, Enc. Centesimus annus, n. 46 [25]"In quanto responsabili politici e legislatori che intendono essere fedeli alla Dichiarazione Universale, ci impegniamo a promuovere e a difendere i diritti della famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna. Ciò deve essere fatto a tutti i livelli: locale, regionale, nazionale e internazionale. Solo così potremo essere veramente al servizio del bene comune, a livello sia nazionale che internazionale", Conclusioni del Secondo Incontro di politici e legislatori d'Europa, 4.1. [26]"La famiglia è il nucleo centrale della società civile. Ha certamente un ruolo economico importante, che non può essere dimenticato, in quanto costituisce il più grande capitale umano, ma la sua missione include molti altri compiti. È prima di tutto una comunità naturale di vita, una comunità fondata sul matrimonio e che quindi presenta una coesione superiore a quella di qualsiasi altra comunità sociale", Dichiarazione finale del III Incontro di politici e legislatori d'America, Buenos Aires, 3-5 agosto 1999, 7. [27]Cfr. Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo. [28]Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), n. 8 [29]Cfr. Catechismo della Chiesa Catotlica, n. 2333; Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), n. 8. [30]Concilio Vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n. 49. [31]Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2332; Giovanni Paolo II, Discorso al Tribunale della Rota Romana, 21-1-1999. [32]Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), nn. 7-8. [33]Giovanni Paolo II, Discorso al Tribunale della Rota Romana, 21-1-1999. [34]Ibid. [35]Ibid. [36]Ibid. [37]"Il matrimonio determina il quadro giuridico che favorisce la stabilità della famiglia. Permette il rinnovamento delle generazioni. Non è un semplice contratto o un affare privato, bensì costituisce una delle strutture fondamentali della società, di cui mantiene la coerenza". Dichiarazione del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Francese, a proposito della proposta di legge di "patto civile di solidarietà", 17-9-1998. [38]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 19. [39]Giovanni Paolo II, Discorso al Tribunale della Rota Romana, 21-1-1999 [40]"Non c'è equivalenza tra la relazione di due persone dello stesso sesso e quella formata da un uomo e una donna. Solo quest'ultima può essere qualificata di coppia, perché implica la differenza sessuale, la dimensione coniugale, la capacità di esercizio della paternità e della maternità. L'omosessualità, evidentemente, non può rappresentare questo insieme simbolico". Dichiarazione del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Francese, a proposito della proposta di legge di "patto civile di solidarietà", 17-9-1998. [41]Riguardo al grave disordine morale intrinseco, contrario alla legge naturale, degli atti omosessuali cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2357-2359; Congregazione per la Dottrina della Fede, Ist. Persona humana, 29-12-1975; Pontificio Consiglio per la Famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 8-12-1995, n. 104. [42]Giovani Paolo II, Discorso ai partecipanti della XIV Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Cfr. Giovanni Paolo II, parole pronunciate durante l'Angelus del 19-6-1994. [43]Pontificio Consiglio per la Famiglia, Dichiarazione sulla Risoluzione del Parlamento Europeo che equipara la famiglia alle 'unioni di fatto', comprese quelle omosessuali, 17-3-2000. [44]"Non possiamo ignorare che, come riconoscono alcuni dei suoi promotori, una tale legislazione costituisce un primo passo, ad esempio, verso l'adozione di bambini da parte di persone che vivono un rapporto omosessuale. Abbiamo paura per il futuro, mentre deploriamo quanto successo nel passato". Dichiarazione del Presidente della Conferenza Episcopale Francese, dopo la promulgazione del "patto civile di solidarietà", 13-10-1999. [45]Giovanni Paolo II, parole pronunciate durante l'Angelus del 20-2-1994. [46]Cfr. Nota della Commissione Permanente della Conferenza Episcopale Spagnola (24-6-1994), in occasione della Risoluzione dell'8 febbraio 1994 del Parlamento Europeo su uguaglianza di diritti di omosessuali e lesbiche. [47]Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), n. 11. [48]Ibid., n. 14. [49]Ibid., n. 17 in fine [50]Carta dei diritti della famiglia, Preambolo, D [51]Ibid., Preambolo (passim) e art. 6. [52]Ibid., Preambolo B e I. [53]Ibid., Preambolo C e G. [54]Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), nn. 9-11. [55]Giovanni Paolo II, Allocuzione del 26-12-1999 [56]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 21; cfr. Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), nn. 13-15. [57]Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo, F; cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 21. [58]Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 91 e 94. [59]Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo, E. [60]Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 92. [61]Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo, H-I. [62]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, nn. 23-24. [63]Ibid. n. 25. [64]Ibid., nn. 28-35; Carta dei Diritti della Famiglia, art. 3. [65]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 20; Carta dei Diritti della Famiglia, art. 6. [66]Carta dei Diritti della Famiglia, art. 2, b e c; art. 7. [67]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, nn. 36-41; Carta dei Diritti della Famiglia, art. 5; Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), n. 16.l [68]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, nn. 42-48; Carta dei Diritti della Famiglia, art. 8-12; [69]Carta dei Diritti della Famiglia, art. 1, c. [70]Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, n. 4. [71]Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 20; cfr. ibid., n. 19. [72]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 6; cfr. Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettere alle Famiglie), n. 13. [73]Concilio di Trento, Sessioni VII e XXIV. [74]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 68. [75]Codice di Diritto Canonico, c. 1055 § 1; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1601. [76]Cfr. Concilio Vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n.. 48-49. [77]Cfr. Giovanni Paolo II, Discorso alla Rota Romana, 21-1-2000. [78]Concilio vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n. 48 [79]Ibid. [80]Cfr. Codice di Diritto Canonico e Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, rispettivamente del 1983 e del 1990. [81]Concilio Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 49. [82]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 68. [83]Ibid., n. 81. [84]Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, n. 93. [85]Giovanni Paolo II, Allocuzione durante l'Udienza generale del 5-9-1979. Con questa Allocuzione inizia il Ciclo di catechesi conosciuto come "Catechesi sull'amore umano". [86]"Cristo non accetta di entrare nella discussione al livello in cui i suoi interlocutori volevano introdurla. In un senso, egli non approva la dimensione che vogliono dare al problema. Evita di lasciarsi implicare in controversie giuridico-casuistiche, e al contrario si riferisce, in due occasioni, al 'principio' ". Giovanni Paolo II, Allocuzione all'Udienza generale del 5-9-1979. [87]"Non si può negare che l'uomo si dà sempre in una cultura particolare, ma pure non si può negare che l'uomo non si esaurisce in questa stessa cultura. Del resto, il progresso stesso delle culture dimostra che nell'uomo esiste qualcosa che trascende le culture. Questo 'qualcosa' è precisamente la natura dell'uomo: proprio questa natura è la misura della cultura ed è la condizione perché l'uomo non sia prigioniero di nessuna delle sue culture, ma affermi la sua dignità personale nel vivere conformemente alla verità profonda del suo essere". Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, n. 53. [88]La legge naturale "non è altro che la luce dell'intelligenza infusa in noi da Dio. Grazie ad essa conosciamo ciò che si deve fare e ciò che si deve evitare. Dio ha donato questa luce e questa legge nella Creazione". San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II p. 93, a.3, ad 2um. Cfr. Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, nn. 35-53. [89]Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor nn. 62-64. [90]Per mezzo della grazia matrimoniale i coniugi "si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale e nell'accettazione ed educazione della prole" Concilio Vaticano II, Cost. Lumen Gentium, n. 11. Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1641-1642. [91]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 81. [92]Ibid., infra. [93]Cfr. prima, numeri 4-8 [94]Giovanni Paolo II,Es. Ap. Familiaris consortio, n. 81 [95]Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie). N. 29. [96]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 55. [97]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 66. [98]Pontificio Consiglio per la Famiglia, Preparazione al Sacramento del Matrimonio, n. 1. [99]Giovanni Paolo II, Enc. Fides et ratio, n. 97. [100]Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 73. [101]Paolo VI, Enc. Humanae vitae, n. 29. [102]Ibid.

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