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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Manifesto laico contro i finanziamenti alla scuola privata confessionale
Manifesto laico contro i finanziamenti alla scuola privata confessionale
Giovedì 03 Dicembre 1998
di Franco Grillini
in Focus

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Documentazione

Manifesto laico contro i finanziamenti alla scuola privata confessionale

-





Manifesto laico



Giorgio Bocca, Critica Liberale, Alessandro Galante Garrone, Paolo Sylos

Labini, Vito Laterza



1) Sì all'autonomia e al pluralismo dello Stato.

2) No alle ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche.

3) Sì alla rigenerazione della scuola pubblica.

4) No al finanziamento statale diretto o indiretto delle scuole

confessionali.

5) Sì alla libertà d'insegnamento.

6) No a trucchi per aggirare il dettato costituzionale: "Senza oneri per lo

Stato".

7) Sì alla libertà di espressione di tutte le religioni.

8) No ai privilegi della chiesa cattolica.

9) Sì alla libertà delle scelte morali e culturali di ciascuno individuo.

10) No a una legislazione che provoca disuguaglianza tra i cittadini.



Esiste anche un'altra Italia. E se ne deve tenere conto. L'Italia laica di

chi crede che la convivenza civile si fondi sullo spirito critico di ciascun

cittadino. Di chi condanna ogni integralismo ideologico o religioso. Di chi

è determinato a rispettare e difendere le regole della tolleranza e del

dialogo. Di chi non fa confusione tra religione e ideologia politica, tra

fede e posti di governo e di sottogoverno. Di chi sa che la libertà dello

Stato si fonda sulla sua autonomia. Di chi soprattutto trova ripugnante

volere imporre agli altri, soprattutto alle nuove generazioni, valori

univoci e verità rivelate. Il tutto con i soldi pubblici. Di chi vorrebbe

che l'individuo maggiorenne fosse padrone di se stesso e quindi libero di

scegliersi le proprie relazioni e la propria morale. Di chi vorrebbe che

all' individuo minorenne non fossero imposte, né dallo Stato né dalla

famiglia né dalle chiese, visioni del mondo univoche e totalizzanti che

condizionano fortemente il suo futuro. Di chi pensa che ogni singolo debba

avere effettivamente la massima libertà d'esprimersi, coltivare e realizzare

la sua personalità, senza altri vincoli se non quelli derivanti sia dalla

libertà degli altri sia dall'obbligo di promuoverla, garantirla, difenderla.

Siamo molto preoccupati dalle ricorrenti e sfacciate rivendicazioni

clericali, dalle aperte ingerenze sui pubblici poteri, ma ancor di più

dall'acquiescenza e dai segnali di resa delle forze politiche e culturali

che hanno, o dovrebbero avere, valori pluralistici contrapposti al

fondamentalismo nostrano. Corriamo il rischio, frutto del neocinismo

imperante, che sia messa sotto i piedi la nostra Costituzione e i principi

di laicità che fondano lo Stato moderno. Soltanto concezioni ferme al

medioevo possono ancora concepire l'individuo sottoposto ad autorità

ideologiche esterne e il pluralismo come la sommatoria di sistemi chiusi e

imposti.

Il principio dello Stato moderno, quello che ha salvato l' Europa dalle

guerre religiose e ha garantito la libertà di culto, è la distinzione fra

diritto e morale. La gerarchia ecclesiastica cattolica non si è ancora

pacificata con questo principio. Essa interviene pesantemente sia

sull'attività del governo e del Parlamento sia, addirittura, sulle

trattative per la formazione degli esecutivi. Poiché i cattolici non hanno

più (o ancora) un solo grande partito, è il Vaticano a farsi partito. Già da

tempo, il Papa ha lanciato ufficialmente la campagna politica contro una

legge democraticamente voluta dal popolo italiano (quella che regola l'

interruzione volontaria della gravidanza) e contro proposte di legge o

politiche dei governi locali che riguardano la regolamentazione della

fecondazione artificiale e il riconoscimento delle coppie di fatto. Oltre a

continuare a battere cassa pubblica per le proprie scuole confessionali.

Ugualmente aperto è il contezioso tra una pratica laica e gli ambienti

politici cattolici che si fanno portavoce della Chiesa sulla negazione della

donazione dei gameti che va contro la libertà di procreazione, e sulla

limitazione di tecniche, accettate ovunque, per la terapia della sterilità.

Ugualmente inaccettabile è il monopolio dei cattolici nel Comitato nazionale

per la bioetica.

La Chiesa interferisce - come non succede in nessuno degli Stati

occidentali - direttamente nelle scelte politiche della nostra Repubblica,

perché non accetta quello che per lo Stato liberale e democratico è invece

il fondamento indiscutibile: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e

sono quindi eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza,

di lingua, di religione, di opinioni pubbliche, di condizioni personali e

sociali" (art. 3 della Costituzione).

È chiaro che lo Stato non impone, né privilegia particolari scelte morali.

Secondo la Chiesa romana, invece, i cittadini non dovrebbero essere trattati

egualmente, ma in relazione alla loro adesione ai principi religiosi

cattolici.

Questa pretesa, occorre ribadirlo con forza e senza ambiguità alcuna, è in

totale disaccordo con il nostro patto costituzionale e con la cultura

politica nella quale i cittadini italiani si riconoscono tramite questo

patto.

Confidiamo che il governo difenda questa fondamentale prerogativa di

civiltà, che sia davvero il governo di tutti, e non il governo dei cattolici

praticanti.

Invitiamo cittadini, politici, sindacalisti, amministratori, studenti,

movimenti, associazioni, riviste a firmare e a far firmare questo manifesto.



(Per aderire a questo appello rivolgersi alla Fondazione Critica Liberale

attraverso il fax 06-6867981 o l'E-mail: md1736@mclink.it o per posta: via

dell'Orso 84 00186 Roma.)

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