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| Manifesto laico contro i finanziamenti alla scuola privata confessionale |
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| Giovedì 03 Dicembre 1998 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Documentazione
Manifesto laico contro i finanziamenti alla scuola privata confessionale
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Manifesto laico
Giorgio Bocca, Critica Liberale, Alessandro Galante Garrone, Paolo Sylos
Labini, Vito Laterza
1) Sì all'autonomia e al pluralismo dello Stato.
2) No alle ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche.
3) Sì alla rigenerazione della scuola pubblica.
4) No al finanziamento statale diretto o indiretto delle scuole
confessionali.
5) Sì alla libertà d'insegnamento.
6) No a trucchi per aggirare il dettato costituzionale: "Senza oneri per lo
Stato".
7) Sì alla libertà di espressione di tutte le religioni.
8) No ai privilegi della chiesa cattolica.
9) Sì alla libertà delle scelte morali e culturali di ciascuno individuo.
10) No a una legislazione che provoca disuguaglianza tra i cittadini.
Esiste anche un'altra Italia. E se ne deve tenere conto. L'Italia laica di
chi crede che la convivenza civile si fondi sullo spirito critico di ciascun
cittadino. Di chi condanna ogni integralismo ideologico o religioso. Di chi
è determinato a rispettare e difendere le regole della tolleranza e del
dialogo. Di chi non fa confusione tra religione e ideologia politica, tra
fede e posti di governo e di sottogoverno. Di chi sa che la libertà dello
Stato si fonda sulla sua autonomia. Di chi soprattutto trova ripugnante
volere imporre agli altri, soprattutto alle nuove generazioni, valori
univoci e verità rivelate. Il tutto con i soldi pubblici. Di chi vorrebbe
che l'individuo maggiorenne fosse padrone di se stesso e quindi libero di
scegliersi le proprie relazioni e la propria morale. Di chi vorrebbe che
all' individuo minorenne non fossero imposte, né dallo Stato né dalla
famiglia né dalle chiese, visioni del mondo univoche e totalizzanti che
condizionano fortemente il suo futuro. Di chi pensa che ogni singolo debba
avere effettivamente la massima libertà d'esprimersi, coltivare e realizzare
la sua personalità, senza altri vincoli se non quelli derivanti sia dalla
libertà degli altri sia dall'obbligo di promuoverla, garantirla, difenderla.
Siamo molto preoccupati dalle ricorrenti e sfacciate rivendicazioni
clericali, dalle aperte ingerenze sui pubblici poteri, ma ancor di più
dall'acquiescenza e dai segnali di resa delle forze politiche e culturali
che hanno, o dovrebbero avere, valori pluralistici contrapposti al
fondamentalismo nostrano. Corriamo il rischio, frutto del neocinismo
imperante, che sia messa sotto i piedi la nostra Costituzione e i principi
di laicità che fondano lo Stato moderno. Soltanto concezioni ferme al
medioevo possono ancora concepire l'individuo sottoposto ad autorità
ideologiche esterne e il pluralismo come la sommatoria di sistemi chiusi e
imposti.
Il principio dello Stato moderno, quello che ha salvato l' Europa dalle
guerre religiose e ha garantito la libertà di culto, è la distinzione fra
diritto e morale. La gerarchia ecclesiastica cattolica non si è ancora
pacificata con questo principio. Essa interviene pesantemente sia
sull'attività del governo e del Parlamento sia, addirittura, sulle
trattative per la formazione degli esecutivi. Poiché i cattolici non hanno
più (o ancora) un solo grande partito, è il Vaticano a farsi partito. Già da
tempo, il Papa ha lanciato ufficialmente la campagna politica contro una
legge democraticamente voluta dal popolo italiano (quella che regola l'
interruzione volontaria della gravidanza) e contro proposte di legge o
politiche dei governi locali che riguardano la regolamentazione della
fecondazione artificiale e il riconoscimento delle coppie di fatto. Oltre a
continuare a battere cassa pubblica per le proprie scuole confessionali.
Ugualmente aperto è il contezioso tra una pratica laica e gli ambienti
politici cattolici che si fanno portavoce della Chiesa sulla negazione della
donazione dei gameti che va contro la libertà di procreazione, e sulla
limitazione di tecniche, accettate ovunque, per la terapia della sterilità.
Ugualmente inaccettabile è il monopolio dei cattolici nel Comitato nazionale
per la bioetica.
La Chiesa interferisce - come non succede in nessuno degli Stati
occidentali - direttamente nelle scelte politiche della nostra Repubblica,
perché non accetta quello che per lo Stato liberale e democratico è invece
il fondamento indiscutibile: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e
sono quindi eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza,
di lingua, di religione, di opinioni pubbliche, di condizioni personali e
sociali" (art. 3 della Costituzione).
È chiaro che lo Stato non impone, né privilegia particolari scelte morali.
Secondo la Chiesa romana, invece, i cittadini non dovrebbero essere trattati
egualmente, ma in relazione alla loro adesione ai principi religiosi
cattolici.
Questa pretesa, occorre ribadirlo con forza e senza ambiguità alcuna, è in
totale disaccordo con il nostro patto costituzionale e con la cultura
politica nella quale i cittadini italiani si riconoscono tramite questo
patto.
Confidiamo che il governo difenda questa fondamentale prerogativa di
civiltà, che sia davvero il governo di tutti, e non il governo dei cattolici
praticanti.
Invitiamo cittadini, politici, sindacalisti, amministratori, studenti,
movimenti, associazioni, riviste a firmare e a far firmare questo manifesto.
(Per aderire a questo appello rivolgersi alla Fondazione Critica Liberale
attraverso il fax 06-6867981 o l'E-mail: md1736@mclink.it o per posta: via
dell'Orso 84 00186 Roma.) Questo articolo ha ricevuto 233 visite.
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