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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
PROPOSTA DI MOZIONE COMUNALE A SOSTEGNO DELLE UNIONI CIVILI
PROPOSTA DI MOZIONE COMUNALE A SOSTEGNO DELLE UNIONI CIVILI
La mozione che l'ARCIGAY suggerisce di presentare in ogni Comune in risposta alla campagna di AN contro le Unioni Civili
Giovedì 03 Dicembre 1998
di Franco Grillini
in Focus

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PROPOSTA DI MOZIONE COMUNALE A SOSTEGNO DELLE UNIONI CIVILI



IL CONSIGLIO COMUNALE



rilevato che la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla mancanza di disciplina della famiglia di fatto, ha considerato di rilevanza costituzionale la tutela di “un consolidato rapporto ancorché di fatto”, in quanto “per le basi di fondata affezione che li saldano e gli aspetti di solidarietà che ne conseguono, siffatti interessi appaiono meritevoli indubbiamente, nel tessuto delle realtà sociali odierne, di compiuta obiettiva valutazione” (Corte Cost. n. 237/86);



rilevato altresì che il parlamento Europeo ha ritenuto doverosa, con numerosi atti, la tutela della famiglia di fatto e recentemente ha altresì ritenuto, con la Risoluzione n. A4 – 011/97, che il mancato riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso nell’intera Unione Europea rappresenti una discriminazione, in particolare per quanto riguarda il diritto al ricongiungimento familiare;



considerato che il problema del riconoscimento delle coppie di fatto parte dalla premessa che, per realizzare un’effettiva affermazione dei diritti della persona umana non è sufficiente la tutela del singolo, in quanto l’ordinamento riconosce in via ordinaria alcuni diritti che si realizzano prevalentemente nel quadro dei rapporti affettivi stabili ed in ordine ai quali, pertanto, l’Ordinamento non può esimersi dal prendere atto delle profonde variazioni intervenute nelle scelte di coppia che sono maturate nella società;



considerato dunque che il principio di uguaglianza impone di non discriminare in alcun modo, ai sensi dell’art. 3 della Costituzione, i diritti di coloro che vivono in unioni di fatto, specie laddove le leggi prendono in considerazione requisiti complessivi dei nuclei conviventi, che la stessa Corte Costituzionale considera “formazioni sociali” ai sensi dell’art. 2 Cost. e dunque realtà nelle quali vengono tutelati i diritti della persona;



ritenuto quindi del tutto inadeguato un mero atteggiamento di tolleranza nei confronti delle coppie di fatto, siano esse eterosessuali, omosessuali, o derivanti unicamente da un rapporto affettivo di appoggio, in quanto tale atteggiamento considera ogni deviazione rispetto al modello familiare matrimoniale come limite e non come libera scelta dell’individuo e riduce l’esercizio di specifici diritti di cittadinanza, traducendosi in una loro negazione;



rilevato che solo la legge può intervenire per affermare, sia l’appoggio e la tutela della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, sia l’individuazione di specifiche situazioni che consentano anche ai soggetti legati affettivamente in unioni di fatto, di vedere realizzati pienamente i diritti che sono riconosciuti a tutti i cittadini e con essi il principio di uguaglianza, come affermato dalla Corte Costituzionale che ha ritenuto, nella sentenza citata, che tali scelte “spettano al Parlamento, nel razionale esercizio di un potere che il solo legislatore è chiamato ad esercitare” e che in tale decisione la Corte rinnovò al Parlamento la sollecitazione contenuta nella sentenza n. 7/77 a legiferare in materia di famiglia di fatto;



considerato strumentale ogni atteggiamento che consideri l’eventuale regolamentazione della famiglia di fatto come lesiva della tutela della famiglia, sia perché non interferirebbe minimamente con le prerogative di quest’ultima, sia perché solo il profondo riconoscimento del pluralismo affettivo può consentire l’affermazione di tutti i diritti individuali;

sollecita

il Parlamento a superare gli attuali ritardi e ad avviare la discussione dei Progetti di legge sulle Unioni Civili affinché si pervenga in tempi rapidi alla loro regolamentazione, evitando che il nostro Stato possa essere ritenuto caratterizzato da una legislazione discriminatoria, come già pare paventare la Risoluzione A4 011/97 del Parlamento Europeo o che la Corte Costituzionale del nostro Paese giunga a dichiarare illegittime le norme che, non dando alcun riconoscimento alle unioni di fatto, finiscono col discriminare i cittadini che esprimono la libera scelta di porre in essere tali legami affettivi.



rammenta

al Parlamento che per ben due volte la Corte Costituzionale lo ha sollecitato, con le sentenze n. 7/77 e 237/86 a legiferare sulla famiglia di fatto, e tale sollecitazione è rimasta inevasa.



impegna il Presidente del Consiglio Comunale

ad inviare il presente Ordine del giorno ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

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