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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
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La "pista omosessuale" di Enrico Mentana
A quando una "pista ebraica"?
Sabato 05 Dicembre 1998
di Felice Mill Colorni
in Focus

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Nel sommario dell'edizione del TG5 delle 20 di giovedì 3 dicembre, il direttore Enrico Mentana, nel dare notizia degli sviluppi delle indagini per il delitto Iavarone, ha annunciato l'apertura di una "pista omosessuale". Naturalmente, se una ragazzina fosse stata assassinata dopo un tentativo di stupro, né Mentana né altri suoi colleghi si sarebbero mai sognati di annunciare che le indagini si stavano indirizzando verso una "pista eterosessuale". Coinvolgere indirettamente tutti gli omosessuali nelle gesta criminali di una banda di balordi, invece, si può.

Purtroppo questo linguaggio inconsapevolmente razzista (non saprei trovare definizioni più precise) non è affatto raro da parte dei giornalisti italiani. Anni di evoluzione civile e di maturazione democratica della società italiana (in buona parte ascrivibili anche a un ruolo sostanzialmente positivo svolto dai media e soprattutto dalle televisioni negli ultimi vent'anni) tendono a dissolversi quando si entra nel campo della cronaca nera. Spesso è sufficiente che un omosessuale sia vittima di un omicidio perché si parli di "delitto gay" o di "delitto a sfondo omosessuale".

Se ne rendano conto o meno questi giornalisti, questo linguaggio da anni cinquanta è un modo per strizzare l'occhio ai settori più arretrati della società italiana e rafforzare l'opinione che esista un "mondo omosessuale", portatore di valori e visioni del mondo antitetici al resto della società, all'interno del quale ogni regola etica universalmente accettata non ha alcun valore e non vi è quindi da stupirsi che anche stupri e omicidi siano all'ordine del giorno. Una convinzione quotidianamente rafforzata dalla incolta ripetizione di tesi tradizionali da parte della gerarchia cattolica, l'unica che si ostini, nell'Italia di fine secolo, a non limitarsi alle strizzate d'occhio consapevoli dei "postfascisti" o a quelle inconsapevoli dei giornalisti di nera, ma a definire esplicitamente "immorali" i comportamenti affettivi ed erotici che sono conseguenza dell'identità omosessuale: se questa gente conduce una vita per definizione immorale, c'è da stupirsi che, all'occasione, si dedichi anche all'omicidio e allo stupro? A differenza però dei vescovi ottuagenari che pontificano dal piccolo schermo o degli "esperti" che vivono chiusi fra le mura vaticane, a Mentana, che è un quarantenne, che vive a Milano, e che lavora alla Mediaset, non dovrebbe essere sfuggito come gli stili di vita e i modelli antropologici fra i gay siano altrettanto vari quanto quelli che si ritrovano fra gli eterosessuali.

Nel caso dell’assassinio di un ebreo, a nessuno oggi verrebbe certo in mente di parlare di "delitto ebraico" o di "pista ebraica", e ciò neppure nel caso che ad uccidere un cittadino ebreo fosse stato per ipotesi un altro ebreo. Un linguaggio del genere sarebbe giustamente considerato intollerabile, offensivo e incivile: evocherebbe Goebbels, le pagine più nefande della storia di questo secolo. Ma agli omosessuali non è stato evidentemente sufficiente essere stati assassinati in gran numero assieme agli ebrei negli stessi campi di sterminio per meritare un po' di rispetto da parte di molti giornalisti italiani, neppure cinquant'anni dopo i lager. Nei nostri confronti, certe manifestazioni di elementare rispetto per la dignità della persona umana non sono ancora considerate doverose.



Felice Mill Colorni

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