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| "NOI" aderisce alla manifestazione di sabato 19 dicembre a Roma contro i finanziamenti statali alla scuola privata confessionale e invita tutti a partecipare |
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| Concentramento alle ore 15 in piazza Esedra a Roma di fronte alla stazione Termini |
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| Giovedì 17 Dicembre 1998 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Nell’aderire con convinzione alla manifestazione dei laici contro i finanziamenti statali alla scuola privata vorremmo esprimere un’opinione: la scuola privata in Italia si identifica il larghissima parte con la scuola confessionale.
Ne deriva innanzitutto che la libertà della scuola intesa come corpo collettivo si pone in irrimediabile contrasto con la libertà degli individui nella scuola. Mentre nella scuola laica (che non significa antireligiosa, bensì aconfessionale) vi è libertà di manifestare liberamente orientamenti ideali di ogni genere (purché ovviamente rispettosi degli orientamenti ideali altrui), nella scuola confessionale un insegnante le cui opinioni, o magari la cui condotta privata, siano in contrasto con le direttive del magistero ecclesiastico, non può che perdere il posto: e ciò non solo nella pratica, ma anche in linea di principio. Mentre il compito di una scuola laica è quello di consentire ai giovani di formare la propria personalità culturale e civile in quel dialogo e confronto fra opinioni diverse che è la caratteristica saliente e peculiare delle società liberali e individualistiche, la scuola confessionale ha invece lo scopo di formare i giovani nel quadro e nell'ambito di una specifica concezione ideologica autoritariamente predeterminata esattamente come avviene nelle scuole dei regimi autoritari.
Per di più il soggetto della scelta di frequentare una scuola confessionale non può essere il diretto interessato: scolari e studenti medi non hanno infatti l'età né la capacità economica né quasi mai gli strumenti culturali necessari per poter compiere tali scelte. Il soggetto della scelta non è quindi, né può essere, l'individuo ad essa più direttamente interessato, bensì, ancora una volta, un corpo collettivo, cioè la famiglia di appartenenza.
Coerenti con una tradizione plurisecolare di antiindividualismo e di antiliberalismo anche pedagogico (e con la loro secolare propensione a disporsi all'assalto dei soldi dei contribuenti, magari in nome del "privato"), i sostenitori cattolici del "no" non nascondono tale impostazione ideologica: il vescovo di Udine Battisti, nel corso di una manifestazione di propaganda alla scuola confessionale, ha infatti perorato il diritto delle famiglie di "affidare i loro figli a insegnanti che trasmettano ... un'educazione che rispetti e aderisca alle profonde convinzioni morali e religiose dei genitori". Si badi bene: "dei genitori". A un figlio diciassettenne che magari non condivida più la fede religiosa dei suoi genitori, questa può e deve essere imposta dalla scuola (ciò che in pratica significa richiedere qualche ipocrita e diseducativa manifestazione di adesione solo formale). Che i fautori del finanziamento alla scuola confessionale si battano per “per la libertà di apprendimento" è un paradosso degno di Orwell nel senso che ciò fa dei figli una “proprietà” dei genitori, concezione pedagogica medioevale non certo al passo con i diritti individuali di libertà.
In realtà, nessuna obiezione potrebbe essere avanzata nei confronti della scuola confessionale da un punto di vista liberale, solo se a decidere di frequentarla potessero essere individui in grado di effettuare personalmente una scelta così grave: ciò che, trattandosi di minori, è impossibile. Di qui il compito dello Stato di garantire, con la scuola pubblica e laica, gli individui di minore età da ogni attentato al libero sviluppo della loro personalità culturale. Del resto, gli individui hanno anche il diritto di compiere le loro scelte sessuali, cosa pressoché impossibile nella scuola confessionale dove l’idea stessa di sessualità viene vista con connotazione negativa e pervasa dal senso di colpa. La scuola ideologica confessionale dirà che gli omosessuali sono contro natura, che le donne che abortiscono sono assassine, che chi divorzia compie un crimine, tutto ciò assai prima che ogni giovane possa formarsi una coscienza critica.
Si obietterà che anche nella scuola pubblica e laica si possono coartare le coscienze. Ciò è vero, ma in una scuola laica, come diceva il filosofo Guido Calogero, "nessuno può avere definitivamente ragione senza la possibilità e la probabilità che qualcun altro gli dia torto": che è precisamente ciò che, non solo nella pratica, ma anche in linea di principio, viene negato dalla scuola confessionale.
A questi argomenti tradizionali (che nessun partito ha più il coraggio di sostenere per non perdere i favori di quegli enormi collettori di voti che, dopo la scomparsa della Dc, sono ridiventate le parrocchie cattoliche), se ne aggiungono oggi altri e ancor più drammatici: una volta ammesso il principio (peraltro anticostituzionale) del finanziamento - e di quale finanziamento! - alla scuola confessionale cattolica, come e con quali argomenti si potranno negare finanziamenti altrettanto principeschi alle scuole che - è solo questione di poco tempo - saranno certo istituite dai separatisti veneti, dagli integralisti islamici, dai nostalgici rautiani del fascismo: tutti preoccupati, e con pari diritti, di "affidare i loro figli a insegnanti che trasmettano ... un'educazione che rispetti e aderisca alle profonde convinzioni morali e religiose dei genitori"? Si noti che analoghi fenomeni cominciano a presentarsi anche in quei paesi, più civili del nostro, in cui la scuola privata, anche quando promossa da comunità religiose, non ha tradizionalmente caratteristiche confessionali, trattandosi di denominazioni in genere ben più liberali della Chiesa romano-cattolica (anche in Italia, del resto, difficilmente la qualifica di scuola confessionale potrebbe essere affibbiata alle pochissime scuole istituite dalla Chiesa valdese o dalle Comunità ebraiche).
Non c'è comunque alcun dubbio che i primi ad avvalersi di questa opportunità saranno gli appartenenti ai gruppi più integralisti ed estremisti presenti nella società italiana. Credono veramente i sostenitori anche laici della scuola confessionale che abbiamo davvero bisogno di un paese sempre più diviso in fazioni e microcomunità sempre più illiberali, intolleranti, integraliste, incapaci di comunicare fra di loro, radicalmente estranee alla necessità e al compito di creare una comune cultura liberale e democratica, basata sull'educazione al dialogo fra diversi?
Franco Grillini
Direttore di NOI, Notizie Omosessuali Italiane www.gay.it/noi
Presidente Onorario dell’ARCIGAY Questo articolo ha ricevuto 209 visite.
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