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In molte città italiane governate sia dal Polo che dall'Ulivo si sta conducendo una crociata contro la prostituzione a suon di ordinanze che comminano multe ai clienti e alle lucciole per dissuadere gli uni e gli altri dal frequentare determinate zone della città e a disturbare la "quiete pubblica".
L'apripista è stata Rimini un anno fa, seguita a ruota da Modena, Milano, Padova e dal ultimo anche Bologna (dove peraltro infuriano le polemiche e dove Verdi e RC hanno già annunciato voto contrario). Moralismo bigotto, nuovo proibizionismo sessuale, vulgata bacchettona, sembrano fondersi con l'impeto savonarolesco di chi, a meno di un anno dalle elezioni amministrative, cerca di ingraziarsi l'elettorato moderato che invoca ordine e eliminazione delle prostitute e prostituti da sotto casa.
Che in alcune aree esista un problema di fastidio alla popolazione residente e di sicurezza non c'è dubbio. Ma la soluzione non è certo la deportazione delle lucciole e luccioli, né il neomoralismo di chi di giorno condanna le puttane e, magari, di notte ne usufruisce. Alcuni provvedimenti, poi, hanno tutto il sapore della demenzialità come quello che rispolvera un vecchio arnese del fascismo contro il "mascheramento" dei travestiti e dei transessuali.
Il provvedimento principale è quello di multe molto salate per intralcio al traffico (anche 800.000 mila lire).Per chi non concilia subito viene spedito l'avviso "nominativo" a casa della multa stessa (in aperta violazione della privacy, come ha sottolineato anche il Garante Rodotà). Non si capisce perché l'intralcio al traffico alle 11 del mattino sia considerato veniale mentre quello alle 11 di sera sia da sanzionare moralmente. In realtà l'utilizzo surrettizio delle leggi per scopi che nulla hanno a che fare con il merito della normativa stessa i gay lo conoscono bene visti i provvedimenti contro il "nudismo" per impedire, per es., la frequentazione agli omosessuali di determinate zone.
Come "NOI" siamo assolutamente d'accordo con le posizioni espresse dal Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute favorevoli ad individuare nelle città zone e luoghi dove l'esercizio della prostituzione possa svolgersi in condizioni di sicurezza e senza arrecare fastidio o creare problemi di ordine pubblico e dove la lotta al racket e allo schiavismo sessuale sia fatta veramente.
Siamo anche d'accordo quando il Comitato afferma che la prostituzione è una forma legittima si sessualità, che attiene alla sfera individuale, che lo Stato dovrebbe intervenire il meno possibile e che se proprio si vuole modificare la legge Merlin non è certo per riaprire le case chiuse (forma surrettizia e statale di schiavismo) ma per liberalizzare ulteriormente la prostituzione stessa liberandola da lacci e lacciuoli che la rendono passibile di ricatti e di sfruttamento da parte delle organizzazioni mafiose.
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