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| "Una svolta federalista". Documento approvato al 7° Congresso Nazionale dell'ATCIGAY a maggioranza |
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| Lunedì 28 Dicembre 1998 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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ARCIGAY ARCILESBICA, 11 anni di rivoluzione omosessuale.
1. Undici anni fa nasceva a Bologna l'ARCIGAY Nazionale, grazie alla confluenza di quasi tutti i gruppi organizzati esistenti allora in un'ARCIGAY che fino a quel momento era solo una branca della Commissione Diritti Civili dell'ARCI. Il movimento si trovava in una condizione di grave debolezza, in molte città non esisteva o era ridotto al lumicino. Per di più, la propaganda omofobica sulla "peste degli omosessuali" rischiava seriamente di erodere gli spazi conquistati con le battaglie degli anni '70. La riunificazione in un'unica associazione, la costruzione di una leadership nazionale fortemente rappresentativa, il forte coordinamento delle attività sul piano nazionale, la scelta di chiamarci "ARCI" e di non essere più un corpo estraneo, ma una presenza stabile e costitutiva della sinistra hanno fatto il miracolo di dare peso e legittimità alle istanze gay lesbiche come mai prima di allora.
Cos'è cambiato quindi? Molto, anzi moltissimo e soprattutto grazie all'azione della nostra associazione. Si è trasformata radicalmente la pessima immagine pubblica dell'omosessualità, anche se la strada da fare in questa direzione è ancora enorme. Siamo riusciti a costruire alleanze sui valori condivisi con altri movimenti e altre associazioni. L'attenzione dei partiti nei nostri confronti è stata consistente, anche se in genere molto meno produttiva di quanto le premesse avrebbero consentito di sperare; nonostante questo siamo riusciti ad intrecciare rapporti utili con Enti Locali e Parlamento. I media ci hanno dedicato un'attenzione pressoché quotidiana, soprattutto negli ultimi anni.
La nostra associazione è cresciuta e si è radicata in modo permanente nel territorio, pur con tutti i limiti che sono evidenti e con i noti gravi squilibri regionali.
Insomma, il mix di riformismo nelle proposte e nei programmi e di attiva militanza nella presenza sociale e nelle forme di lotta ci ha permesso quella strategia "pragmatica" che ha fatto dell'ARCIGAY ARCILESBICA un interlocutore e un soggetto presente nella politica italiana e conosciuto da tutti.
Passi avanti, passi indietro: il ruolo politico del movimento gay lesbico. La vicenda di Verona.
2. Negli anni '80 il movimento gay agiva in modo pionieristico: si trattava di costruire le strutture, allargare la presenza, espandersi sul territorio, aggredire i media, rispondere colpo su colpo alla propaganda omofobica, cercare di contenere la valanga razzista della cronaca nera ("I torbidi ambienti omosessuali..."), opporsi a quella nuova forma di criminalizzazione che traeva a pretesto l'emergere del "cancro gay", come si definiva allora l'AIDS. In questo quadro siamo riusciti, anche se non compiutamente, a proporre la visibilità e l'identità gay lesbica come questioni ineludibili per il Paese.
Ma è proprio la crescita dell'organizzazione e della nostra presenza sociale e politica che, negli anni '90, ci consente di affermarci pienamente come soggetto politico nazionale. E ciò ovviamente disturba più d'uno; a partire dalla gerarchia cattolica (che ormai interviene ossessivamente sulla questione gay lesbica), passando per la destra e finendo con gli integralisti clericali che si sono resi protagonisti della vicenda di Verona e della raccolta di firme contro le Unioni Civili. In sostanza, proprio il nostro successo ha contribuito a scatenare la reazione omofobica che ha prodotto perfino alcuni modesti ma significativi passi indietro: il decreto del '91 che vieta agli omosessuali la donazione di sangue e organi, le ripetute bocciature delle delibere comunali sulle Unioni Civili da parte dei CORECO e dei TAR, la sentenza Vialli per cui un virile calciatore non può essere gay, la sentenza della Corte Costituzionale che non ha ritenuto incostituzionale la mancata previsione del diritto del convivente a non testimoniare. Tutto ciò segnala l'urgenza di una forte e radicata presenza dell'ARCIGAY ARCILESBICA sul terreno della lotta politico sociale, di una capacità di mobilitazione che pure c'è stata ma che va moltiplicata e rafforzata.
In particolare occorre la forte rivendicazione di un ruolo politico, né vittimista né puramente rivendicazionista, ma fortemente proiettato sul terreno della condivisione dei valori con le altre forze laiche e libertarie. Dobbiamo saper rafforzare il nostro ruolo al centro della battaglia per una cultura del riconoscimento del valore della diversità e dell'identità soggettiva, diritti umani universali e primari, di nuovi diritti di cittadinanza. Per questo ci siamo posti al centro di un durissimo scontro socio-culturale sulla sessualità, sul costume e sull'affettività, svolgendo un ruolo da protagonisti e, spesso, anche di traino nel contesto nazionale.
Il nostro ruolo politico è quello di un soggetto che si pone concretamente nelle prime file di un vasto movimento laico e libertario per la realizzazione dei diritti civili e di nuove libertà individuali e collettive.
Il rapporto con i partiti, il Governo e la questione delle prossime elezioni amministrative: aprire una grande vertenza di lotta, puntare all'elezione di numerosi candidati gay lesbiche.
3. La condizione gay lesbica nella nostra società, anche se è molto migliorata rispetto a qualche anno fa, è ancora molto difficile e i problemi sono davanti agli occhi di tutti. Compito dell'ARCIGAY ARCILESBICA è quindi in primo luogo quello di rimuovere gli ostacoli alla piena realizzazione della persona omosessuale nella società, nella cultura, in politica e via dicendo. E' ciò che abbiamo cercato di fare in questi undici anni di iniziative e di lotte, con una strategia pragmatica che ha dato risultati positivi e che va confermata anche per il futuro, rimettendo al centro della nostra iniziativa la piattaforma politico-programmatica che abbiamo elaborato e portato avanti nella nostra storia. Purtroppo non sempre è stato possibile non solo ottenere e realizzare gli obiettivi della nostra piattaforma: spesso è stato persino difficile avere un peso, essere presi in considerazione, essere ascoltati. Da più parti c'è chi invoca e chi paventa la lobby; c'è chi propone, assai poco realisticamente, di rappresentarci come potere economico. In realtà buona parte della nostra forza politica sta nell'alleanza di fatto tra noi e quella parte del mondo sociale e politico che condivide le battaglie per i diritti e le libertà civili.
Se, però, diamo uno sguardo al panorama dei partiti dobbiamo prendere atto che solo i Verdi (con in quali qualcuno ipotizza un rapporto di tipo federativo) hanno inserito nel loro programma la questione dei diritti degli/delle omosessuali, che Rifondazione Comunista ci mostra ampie disponibilità e, spesso, un appoggio militante, ma gay e lesbiche non sono tuttora un elemento costitutivo del suo programma, che il PDS fa promesse non mantenute, spesso vota a livello locale le nostre mozioni e ci appoggia, ma non supera mai il muro dello scontro con il mondo cattolico: un mondo che si conferma purtroppo ogni giorno, in tutte le sue più significative componenti, costituzionalmente avverso ad ogni nostra proposta. A destra, tranne rare eccezioni, c'è una compatta omofobia esibita spesso come prova di alto tasso di cattolicità o di maschilismo (anche se ciò non ci deve far rinunciare a sollecitare il sorgere di significative contraddizioni in quello schieramento).
Che rapporto instaurare quindi con il sistema politico? Va ribadita la nostra autonomia, ma allo stesso tempo occorre favorire l'apertura alle questioni gay lesbiche dei partiti, del sindacato e degli altri movimenti e associazioni. Anche per questo è bene che nascano i gruppi gay lesbici all'interno delle organizzazioni politiche, con il fine di favorirne un impegno serio di programma e un'apertura reale della politica alle nostre istanze.
Un altro terreno di confronto è sicuramente quello con il nuovo Governo, con il quale occorre aprire una vertenza forte con momenti incisivi di lotta, cortei, petizioni, sit-in ed altro, per strappare impegni e finanziamenti sulle questioni per noi più urgenti e significative (lotta alla violenza, all'AIDS, campagne antirazziste, sostegno alla cultura gay lesbica, ecc.). Forse è bene non farsi eccessive illusioni sulla grande novità rappresentata dalla forte presenza della sinistra al Governo. Ma sarebbe sicuramente un grave errore non premere al massimo perché questa occasione non vada sprecata. Anche per questo è necessario un congresso fortemente propositivo che abbia la capacità di rilanciare la nostra iniziativa politica e la nostra capacità di lotta. Di recente una delegazione della nostra associazione si è incontrata con il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri Walter Veltroni a Palazzo Chigi. In quell'occasione è stata consegnata una piattaforma dell'ARCIGAY ARCILESBICA sulle questioni da affrontare con più urgenza ma è stato anche ribadito che il punto di riferimento è la Risoluzione del Parlamento Europeo sulla "Parità dei Diritti delle persone omosessuali nella Comunità Europea" di cui chiediamo la piena ed integrale attuazione anche in Italia.
In particolare è stato proposto di istituire una Commissione Antirazzista e antidiscriminatoria presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con il compito di monitorare ogni anno tutti gli episodi di violenza e di discriminazione verso i cittadini tradizionalmente oggetto di razzismo, e di predisporre campagne contro l'intolleranza e l'omofobia. Occorre però rilevare che, nonostante le dichiarazioni di disponibilità, non ci sono ancora stati risultati concreti.
Un'occasione di forte iniziativa politico programmatica per il nostro movimento è rappresentata dalle prossime elezioni amministrative, che si terranno in molti importanti Comuni dove noi siamo presenti, nel corso del '97. Già ora esistono diversi Consiglieri comunali espressione delle comunità gay lesbica trans. Sarebbe interessante fare un bilancio di un'esperienza il più delle volte estremamente positiva e di come ciò si possa estendere nel maggior numero possibile di Comuni. Da questo punto di vista ci soccorre la nuova legge elettorale che, con l'introduzione della monopreferenza, rende molto più facile di prima l'elezione di un/una candidato/a su cui convergano talvolta anche solo poche decine di voti.
E' presente nel nostro dibattito anche l'ipotesi della costruzione di un'area arcobaleno capace di una propria presenza autonoma nello schieramento politico elettorale. La discussione su questa proposta deve continuare, consentendo la possibilità di sperimentare la "rainbow coalition" in uno o due Comuni.
La nostra piattaforma: al centro "Unioni Civili" e legge antidiscriminatoria.
4. Da lungo tempo abbiamo messo al centro della nostra piattaforma le "Unioni Civili". Si tratta di una battaglia sulla quale abbiamo raccolto importanti consensi, fatto votare deliberazioni e mozioni in decine e decine di Comuni, presentato ed elaborato progetti di legge firmati da decine di parlamentari. Abbiamo sollevato un'imponente discussione su tutto il territorio nazionale, mettendoci alla testa di un movimento per la conquista di una legge che riconosca i diritti della coppia gay lesbica, così come quelli di chiunque non voglia o non possa aderire al matrimonio tradizionale. Con questa iniziativa abbiamo posto al centro delle rivendicazioni gay lesbiche il diritto all'affettività, il suo valore sociale, la pratica quotidiana di costruzione di una cultura della stabilità delle relazioni fra gay, intendendo per relazioni un arco molto ampio di tipi e momenti di socialità (amicizie, amori, ecc.). Non si tratta infatti di proporre nuovi modelli normativi o di affermare la superiorità di uno stile di vita sugli altri, bensì di dare a tutti una vera libertà di scelta tra le opzioni possibili, libertà che a tutt'oggi non c'è. Quella per le Unioni Civili non è quindi solo una battaglia istituzionale, ma richiede anche, e forse soprattutto, un duro lavoro nella comunità gay e lesbica perché si affermino le condizioni "interne" della cultura del rapporto di relazione: in altri termini, sarà meno difficile ottenere la legge se le coppie gay e lesbiche diventeranno protagoniste di un movimento che lavora su questo terreno.
E tuttavia non bisogna dimenticare che quella per le unioni civili non è che la prima delle riforme che dobbiamo proporci di ottenere per realizzare la tutela dei diritti civili delle lesbiche e degli omosessuali nell'ordinamento giuridico italiano. Da un lato il nostro obiettivo di lungo termine in questo campo deve essere quello della piena uguaglianza formale, per quel che riguarda la libertà di scelta del regime giuridico e patrimoniale, fra eterosessuali ed omosessuali, come previsto del resto dalla risoluzione sui diritti degli omosessuali adottata dal Parlamento europeo.
D'altro canto, dopo undici anni di lotte della nostra associazione, e dopo un quarto di secolo dalla nascita del movimento gay in Italia, è giunto ormai il momento di porre all'ordine del giorno del paese e del Parlamento una questione di fondo ormai ineludibile. La discriminazione dei cittadini sulla base del loro orientamento affettivo e sessuale non può più essere considerata da nessuno un comportamento meno ripugnante, meno vergognoso o meno intollerabile dalla coscienza civile di un paese democratico della discriminazione fondata sulla razza, sull'appartenenza etnica, nazionale, linguistica, religiosa, politica o di genere. Dopo venticinque anni di lotte, di dibattiti, di lenta ma innegabile maturazione civile, pochi oggi oserebbero ancora affermare pubblicamente il contrario. Eppure in Italia non abbiamo ancora ottenuto l'approvazione di una legge che esplicitamente estenda anche all'omosessualità il divieto di discriminazioni fondate sulla razza, sulle opinioni politiche o religiose, sulla lingua o sul sesso: divieto stabilito, in applicazione del dettato costituzionale che sancisce l'uguaglianza formale dei cittadini di fronte alla legge, da numerose leggi ordinarie, nessuna delle quali però si riferisce anche ed esplicitamente all'orientamento sessuale. Oggi i tempi sono ampiamente maturi (basti ricordare l'importante iniziativa della CGIL che, nel suo ultimo congresso, ha inserito nell'articolo 1 dello statuto la condanna delle discriminazioni per orientamento sessuale): proponiamo che il Congresso chieda a tutte le forze politiche democratiche italiane di impegnarsi formalmente ad approvare in tempi brevi, e soprattutto nel corso di questa legislatura, un'organica legge antidiscriminatoria come quelle da anni vigenti in numerosi altri paesi occidentali: materia che, in alcune delle nuove democrazie, è divenuta o sta per diventare anche esplicita disposizione costituzionale.
Proponiamo inoltre che il nostro 7o Congresso sia l'occasione per lanciare una grande campagna nazionale contro la diffamazione, contro l'omofobia e per l'autoaccettazione e la visibilità omosessuale in tutti gli ambiti della vita sociale e civile: una campagna articolata per iniziative pubbliche, manifesti, volantinaggi, "tavoli della visibilità", blitz non violenti, speakeraggi nei luoghi di massa.
Riaffermare il nostro programma significa rilanciare la lotta per il diritto alla salute e la battaglia contro l'AIDS. La questione AIDS rappresenta uno dei più grandi e disgustosi scandali del paese e a tutt'oggi non ci sono iniziative adeguate a fronteggiare l'epidemia. Va comunque rilevato l'effetto positivo ottenuto dal nostro lavoro di prevenzione che ha consentito di ridurre la percentuale di gay in AIDS dal 16,2% del totale dei colpiti del 1989 al 12,7% del 1995. Dobbiamo però essere più attivi, innanzitutto per modificare al nostro interno una cultura che respinge le persone con HIV o in AIDS. Dobbiamo favorire il protagonismo delle persone con HIV o in AIDS. Dobbiamo migliorare le nostre attività di prevenzione e creare servizi a sostegno delle persone che ne abbiano necessità.
Per ottenere questi risultati è utile costruire una struttura autonoma nazionale e locale, capace di rilanciare la battaglia gay e lesbica su AIDS e salute, di organizzare anche lotte molto dure e innovative contro l'immobilismo governativo e di rilanciare una piattaforma unitaria capace di raccogliere il consenso più ampio.
Un programma gay lesbico deve necessariamente parlare di "cultura" perché è proprio sul terreno culturale e del simbolico che si gioca l'importante partita dei diritti civili degli/delle omosessuali oltreché in Parlamento. Rilanciare i centri di documentazione e la loro attività di ricerca significa innanzitutto compiere un'opera di educazione nei confronti della società italiana, a cui è ancora estranea la nozione stessa di che cosa abbia significato nella storia e significhi, e di come ancor oggi si esprima, la discriminazione esplicita o strisciante nei confronti di gay e lesbiche.
Tematizzare il lavoro omosessuale, dar vita ad una grande federazione lesbica e gay.
5. In questi ultimi anni siamo cresciuti moltissimo; si può addirittura dire che ormai non c'è più nessuno che non sappia dell'esistenza delle organizzazioni gay e lesbiche. A questo settimo congresso dell'ARCIGAY ARCILESBICA arriviamo superando i 50mila iscritti e diverse decine di circoli. Fino ad oggi dentro l'ARCIGAY ARCILESBICA stava tutto e di tutto; per più di dieci anni siamo stati quasi la sola presenza gay nel Paese e abbiamo gestito almeno il 95% della presenza e della politica omosessuale. Proprio il successo della nostra azione ha favorito una nuova articolazione della presenza gay lesbica in Italia, la nascita di nuovi gruppi che si pretendono nazionali, il riaggregarsi di una nuova presenza lesbica caratterizzata dall'autonomia, e da un neoseparatismo che è però disponibile al confronto politico con i gay e a manifestazioni unitarie. In questo quadro di sviluppo e di nuova articolazione, diventa sempre più urgente calare il discorso omosessuale in tutti gli ambiti del vivere civile e sociale, promuovendo una nuova presenza gay e lesbica a partire dai temi fondamentali della nostra piattaforma e dei nostri obiettivi di medio e lungo termine. Tematizzare la battaglia gay lesbica in Italia vuol dire quindi favorire l'intervento sulle singole questioni anche attraverso associazioni specifiche per es. sulle Unioni Civili, sull'AIDS, sul sindacato e il lavoro (magari in collaborazione con la Commissione diritti della CGIL), ecc. Ciò non vuol dire disarticolare l'ARCIGAY ARCILESBICA, correndo magari il rischio che ognuno vada per conto proprio. Più semplicemente si tratta di dare struttura stabile in termini politico-organizzativi a battaglie che implicano un impegno di lunga durata e specialismi, perché è bene non farsi illusioni sulla possibilità a breve di strappare risultati clamorosi. Mi riferisco in particolare alla questione delle Unioni Civili, dove la coscienza "interna" dell'importanza di questa battaglia è ben lungi dall'essere consolidata, mentre nell'opinione pubblica occorre fare un lavoro di lunga lena per raggiungere quella maggioranza delle coscienze che si trasformi in maggioranza politica: esattamente come successe per il divorzio prima e per l'aborto poi.
In sostanza si tratta di scegliere tra una visione soprattutto autoreferenziale e un'altra che riconosce e valorizza, volendo esserne parte, la grande articolazione, anche culturale, che il movimento gay, lesbico ha assunto in Italia.
La sfida più importante per i prossimi anni consiste proprio nel saperci trasformare profondamente, a partire dai nostri assetti organizzativi, per arricchirci in un rapporto fecondo con quanto di nuovo è nato in Italia.
La nostra proposta, di conseguenza, non può che prevedere, sin dal Congresso, l'apertura di una fase costituente di federazione di associazioni gay e lesbiche, unite nella sostanza dalla cura della differenza come valore sociale e dalla ricerca sull'identità sessuale, dalla reciprocità nel servizio e da mutuo aiuto; tali associazioni dovrebbero stabilire inoltre un patto di unità d'azione e di alleanza politica e che abbia il compito di trovare una base comune di accordo sulle battaglie da condurre assieme rendendole più efficaci e più incisive.
Come tutti sanno sono diversi i soggetti non ARCIGAY ARCILESBICA che hanno mostrato interesse a questa proposta; si tratta di cogliere questa disponibilità e di avere la capacità di vedere nel presente e nel futuro ciò che esiste anche fuori di noi e ciò che si sta organizzando.
Al Congresso dell'ARCIGAY ARCILESBICA si dovrebbe dar vita da subito all'ARCIGAY da un lato e all'ARCILESBICA dall'altro, all'interno di una comune organizzazione, eleggendo una presidenza federale di reciproca garanzia, che comprenda un/a tesoriere/a che garantisca la redizione di un bilancio annuale di previsione e uno consuntivo, con il compito di costruire, in prospettiva, la federazione. Per quanto riguarda le realtà di base dell'associazione, queste manterrebbero la struttura federale condividendo gli spazi e le risorse.
Nella fase di transizione fino al Congresso Federale che si fissa nel 1998, si stabilisce che le quote derivanti dal tesseramento dei circoli politici e dall'affiliazione e tesseramento dei circoli ricreativi misti, verranno ripartite al 50% fra ARCIGAY e ARCILESBICA, detratte le spese che saranno concordate dalle due segreterie riunite.
Dal 1 gennaio 1997 sarà acceso un conto corrente nel quale saranno versate le quote suddette ed eventuali altri fondi comuni sopravvenienti, a firma congiunta dei due tesorieri.
La situazione debitoria dell'Associazione sarà esaminata ed affrontata dalle tesorerie delle componenti.
L'ARCIGAY dovrebbe eleggere un proprio Consiglio Nazionale, con il compito di rilanciare la presenza organizzata della nostra associazione in Italia, superando la fase di stallo e di difficoltà interna che ne ha ostacolato l'attività dall'ultimo congresso.
Andrà anche data soluzione alla questione dei circoli prevalentemente ricreativi, tenendo anche conto del moltiplicarsi di strutture miste politico-ricreative. Mentre è culturalmente sbagliato, e proprio di una visione elitaria, considerare le iscritte e gli iscritti a questi circoli come persone prive di valore politico e, dunque, di rappresentanza, occorrerà però nel futuro riconoscerne le specificità. Questo riconoscimento dovrà portare alla realizzazione di una specifica struttura. Rimane il problema del riequilibrio della rappresentanza che potrà essere risolto in futuro con un meccanismo di definizione della delega con una quota valida per tutti e con uno sbarramento al di sopra di una certa soglia.
E' necessario, infine, ribadire che condizione indispensabile per ottenere l'affiliazione all'ARCIGAY ARCILESBICA è l'impegno a promuovere il diritto alla salute e in particolare la prevenzione e l'informazione sulla diffusione dell'HIV.
Anche i nostri problemi dovrebbero far riflettere tutti sull'esigenza di un'articolazione diversa del movimento gay in Italia: esistono esigenze, politiche, necessità organizzative, assai più articolate di un tempo e occorre tentare di governarle sia per evitarne l'implosione sia per cercare di dare efficacia al nostro lavoro. Nell'ipotesi della federazione possono convivere più anime e più orientamenti che dentro l'attuale associazione non riescono più a trovare un elemento di sintesi.
L'ARCIGAY ARCILESBICA si è organizzata finora con una struttura generalista. Ciò è stato necessario e salutare, sia perché il movimento era molto debole, sia per favorire quell'irrompere sulla scena politico culturale del soggetto lesbico e gay la cui evidenza è oggi innegabile.
Ma questo processo si è concluso e se ne apre invece uno nuovo di crescita collettiva, di moltiplicazione della presenza e dell'intervento, che può costituire una vera e propria opportunità storica.
La costruzione di una nuova presenza gay lesbica nel paese, capace di portare il discorso omosessuale in tutti gli ambiti del vivere civile e sociale, rappresenta un'occasione di crescita e di moltiplicazione straordinaria delle possibilità di movimento, perché consentirà a chiunque di trovare una possibilità di militanza a partire da sé e dai propri interessi anche laddove non esiste un gruppo organizzato. Si tratta in sostanza di passare da una fase generalista del movimento ad una articolazione tematica della battaglia gay, sapendo che ciò consentirà, se ciascuno saprà utilizzare a dovere questo nuovo strumento, una maggiore militanza, una maggiore democrazia, la formazione di nuove leadership, di nuove e più ampie visibilità.
I circoli dell'ARCIGAY ARCILESBICA.
6. Ma il ruolo dei circoli rimane decisivo perché soltanto calando un progetto comune nella realtà locale ed articolandolo in iniziative specifiche di lotta e di presenza politica si può affermare in tutto il paese quel progetto di vivibilità ed affermazione dei nuovi diritti di cittadinanza su cui lavoriamo dalla nostra nascita. L'articolazione locale della presenza omosessuale è fatta di servizi alla persona, di uno sviluppo vero delle attività socioassistenziali (consultori, telefoni amici, counseling, volontariato, servizi di accoglienza e lotta alla solitudine, promozione culturale e iniziative di comunicazione, visibilità e presenza tra la gente).
Le difficoltà dei circoli sono note: problemi di sedi, scarsi mezzi economici, forze politiche locali tiepidamente attente, o magari disattente se non ostili, gruppi dirigenti a volte poco stabili, ecc. Riteniamo tuttavia che mai come ora la presenza dei circoli omosessuali sul territorio abbia raggiunto un così forte livello sia per quantità che per qualità: siamo presenti su tutto il territorio nazionale, in moltissime regioni siamo iscritti agli elenchi del volontariato, spesso i circoli sono stati protagonisti sul piano locale di battaglie che sono poi diventate patrimonio collettivo sul piano nazionale, come è accaduto per Verona. Consentiamoci quindi una certa soddisfazione, non nascondendoci i problemi, ma nemmeno cospargendoci il capo di cenere.
Occorre però dare soluzione alla tendenza a creare più circoli politici generalisti nella stessa città . Una tendenza di questo tipo, se non governata, rischia di condurre alla diaspora continua anche in presenza del più piccolo disaccordo. Il confronto e il rispetto per le diverse opinioni dovrebbe, al contrario, essere il dato fondante delle nostre realtà associative che devono garantire una vera democrazia interna uniformandosi allo statuto nazionale.
Mentre è evidente che una prospettiva a carattere federativo tematico non potrà che favorire la creazione di nuove attività, occorrerà prevedere statutariamente un coordinamento di tutte le realtà anche in sede locale.
Una delle critiche più ricorrenti al funzionamento dell'associazione è la scarsa coordinazione tra nazionale e circoli locali. Certamente si dovrà provvedere in sede di costruzione del nuovo organismo dirigente, attraverso la creazione di referenti che abbiano il compito esplicito di coordinare in modo più efficace l'attività dei circoli, a far circolare le informazioni meglio e più in fretta, prevedendo magari la costruzione di un'assemblea dei presidenti dei circoli che si riunisca almeno due o tre volte l'anno. Ultimamente poi, anche grazie alle nuove tecnologie, è divenuto possibile costruire un sistema di raccordo in tempo reale e a costi bassissimi. Anche per ciò si potrebbe ipotizzare la nascita di un gruppo o di un'apposita associazione che curi Internet e i collegamenti in rete.
Il movimento lesbico e il rapporto donne uomini nella battaglia omosessuale.
7. Nel 1989 a Verona si tenne la prima grande assemblea delle donne di "ARCIGAY DONNA", come si chiamava allora. Erano moltissime le donne e le ragazze che telefonavano ai numeri dell'ARCIGAY e che chiedevano di poter parlare con altre donne.
E' in questo contesto che nasce l'idea di fare il 4o Congresso dedicato a questa tematica. Lì donne e uomini stringeranno un patto politico sulla rappresentanza delle donne e degli uomini al 50% negli organismi dirigenti dell'ARCIGAY e si sostituirà il Consiglio Nazionale eletto dal congresso con l'Assemblea Nazionale, proprio per favorire, anche con una certa coattività della rappresentanza, la presenza delle donne. Tutto ciò non avviene certo in modo tranquillo: la proposta vede schierarsi contro oltre il 40% dei delegati. Tuttavia il patto sul 50% (che nasce come forzatura provvisoria finalizzata alla visibilità lesbica) avrà come decisivo risultato quello di favorire l'ingresso del lesbismo in politica; scelta importante e decisiva, come dimostra la nutrita presenza lesbica alle manifestazioni del gay and lesbian pride.
Negli ultimi tempi è ripreso un importante e positivo dialogo tra tutte le componenti omosessuali femminili, che ha portato all'appuntamento della settimana lesbica bolognese e alla necessità di porsi in modo autonomo come interlocutrici di tutte le donne. Si è costituito il Comitato Politico Nazionale di ARCILESBICA che si è subito espresso con posizioni autonome, comunicati stampa, adesioni a manifestazioni, interventi a dibattiti e conferenze.
La costruzione di un'associazione autonoma delle donne omosessuali (peraltro già operativa di fatto), fortemente alleata con gli uomini sul piano politico in una federazione dove si sta insieme in pari dignità, sembra la strada per un positivo superamento in avanti del patto del '90.
L'ARCIGAY ARCILESBICA: un'associazione di massa per i diritti e una migliore qualità della vita.
8. L'ARCIGAY ARCILESBICA è un'associazione aderente all'ARCI (Associazione Ricreativa Culturale Italiana) che, spesso, ci dà le sedi, i telefoni e qualche appoggio politico. La natura "ARCI" della nostra associazione è particolarmente evidente e non potrebbe essere diversamente, visto che siamo nati e prosperati nel suo grande ventre. È la natura di un'associazione di massa che raccoglie molte migliaia di iscritti, che si preoccupa di tenere aperti gli spazi di vivibilità per la vita quotidiana di lesbiche e gay, di allargare le possibilità di socializzazione, di benessere e di qualità delle vita per milioni di persone. Quotidianamente abbiamo a che fare con problematiche organizzative spicciole che possono anche apparire banali sul piano politico o, per alcuni, non sufficientemente "rivoluzionarie", ma che spesso si dimostrano decisive per l'esistenza quotidiana di moltissime persone: licenze, permessi, sedi, campagne sanitarie, rapporti con altri soggetti politici, dibattiti e conferenze, partecipazioni ad iniziative di massa e costruzione delle proprie, rapporti con Enti Locali e col sindacato, interventi legali ed iniziative di sostegno. Si tratta di un lavoro a volte oscuro, ma di straordinaria efficacia e di vitale importanza nel processo di crescita dell'identità lesbica e omosessuale e nel consolidamento delle relazioni fra omosessuali. Tutto ciò è connesso alla battaglia per i diritti civili al centro da tempo della nostra strategia e che con questo settimo congresso occorre ribadire come scelta di lungo periodo: sapendo che, garantiti i diritti di prima generazione (la libertà di esistere) e quelli di seconda (il diritto di manifestare, di organizzarsi), occorre passare a quelli di terza generazione (l'ottenimento di leggi antidiscriminatorie, sulle Unioni Civili, ecc.) per l'affermazione in positivo dei diritti di lesbiche e gay nella società.
Visibilità e identità: costruiamo una orgogliosa e solidale Comunità Gay Lesbica. Tutti a Roma nel 2000.
9. Lo slogan scelto per il nostro 7o Congresso -Costruiamo la Comunità Gay Lesbica- è fortemente significativo della nuova fase che si apre verso il XXI secolo. Non si tratta certo di proporre in Italia il comunitarismo in opposizione all'individualismo libertario. Qui si utilizza la parola Comunità a significare la necessità di dar vita ad una fitta rete di rapporti consolidati tra persone, circoli, attività gay lesbiche, librerie, punti d'incontro, presenze singole e collettive, appuntamenti fissi e interventi nelle grandi manifestazioni: una rete insomma di relazioni stabili individuali e collettive che affermi una volta per tutte l'esistenza di un soggetto sociale e politico omosessuale VISIBILE, che costruisce la sua COMUNITÀ in un processo di forte IDENTITÀ. Non si vuole riproporre in Italia, come alcuni pensano, la costruzione dei quartieri gay sul modello nordeuropeo o americano, perché, tra l'altro, è anche poco realistico. Si può e si deve invece tentare qui da noi la costruzione di una COMUNITÀ A RETE dove i vari servizi e le varie articolazioni della presenza gay lesbica nella città siano sparsi sul territorio e, forti della loro visibilità, non ci si accontenti di piccole zone franche, ma si affronti capillarmente la battaglia per l'AUTOACCETTAZIONE, per l'accettazione sociale e il riconoscimento paritario dell'omosessualità in tutta la società, in tutto il territorio nazionale, in tutti gli ambiti del vivere sociale e civile.
Ancora una volta è decisiva la questione delle libertà individuali e collettive. Dentro le libertà si realizzano i bisogni, tra i quali, non certo secondario, c'è il desiderio di felicità che non consiste nel proporre modelli cogenti o "politicamente corretti", o nuovi "DOVER ESSERE", ma nel poter vivere avendo le stesse opportunità di scelta di ogni altro essere umano. Proprio per questo dobbiamo in primo luogo partire da noi stessi, dimostrando la nostra capacità di essere più liberi, più presenti, più propositivi e anche un po' più indulgenti verso noi stessi e i nostri inevitabili errori.
Vivere e convivere in un movimento, in una associazione, in una comunità, dove esista spirito di appartenenza, solidarietà collettiva, dedizione verso l'altro/a: la vita della nostra associazione negli ultimi tempi e del mondo gay lesbico organizzato in Italia non è sempre andata in questa direzione.
Per molti aspetti, se da un lato abbiamo realizzato importanti conquiste, dall'altro viviamo tempi assai duri per le battaglie gay lesbiche; nel mondo esistono ancora paesi che condannano a morte gli/le omosessuali; in Romania è stata inasprita la legislazione antigay e nessun giornale italiano ha ritenuto di mettere in prima pagina la notizia, quasi che fosse una questione di second'ordine: così come quasi nessun giornale ha parlato degli assalti della polizia ai luoghi d'incontro gay in Bulgaria: e nessuno ha chiesto di sospendere né l'uno né l'altro di questi paesi dall'appartenenza al Consiglio d'Europa; lo stesso Clinton ha firmato la legge repubblicana contro il riconoscimento federale di un'eventuale futura legislazione statale che riconosca il diritto degli omosessuali a contrarre matrimonio; in Italia la ristrutturazione del sistema politico ha paradossalmente riconferito centralità ai partiti cattolici, automaticamente accreditati della rappresentanza del "centro" del sistema, e ciò determina gran parte delle nostre difficoltà sul piano politico.
Il lavoro per l'aumento della visibilità degli e delle omosessuali non militanti in Italia (la visibilità dei militanti del movimento non dovrebbe più essere messa in questione), va necessariamente affiancato allo sviluppo di una politica della cultura, incentrata sulla promozione di momenti di incontro e riflessione di alto livello intellettuale, poiché altrimenti non saremo in grado di offrire ai gay ed alle lesbiche italiani gli strumenti culturali per sconfiggere la morale cattolica di cui quasi tutti siamo, in diversa misura, impregnati e che tanta sofferenza inutile causa a noi e ai nostri simili. È di fondamentale importanza quindi che ARCIGAY ARCILESBICA diventi un'agenzia culturale ed educativa credibile. Ciò può avvenire solo se i centri di documentazione, investiti di questo compito, si faranno promotori di iniziative culturali di grande spessore (convegni con studiosi italiani e stranieri, e conseguente pubblicazione degli atti). Si tratta infatti di consentire alle persone, che in Italia e all'estero da anni scrivono sulla sessualità e sui suoi rapporti con le strutture di potere, di trovare nella nostra associazione (o nella nuova confederazione) un luogo di incontro e di confronto, un punto di propagazione efficace di idee che altrimenti rimarrebbero confinate sulle pagine di libri o riviste pressoché introvabili o inaccessibili ai più.
Se è vero, come crediamo, che le radici dei rapporti di potere all'interno della società affondano nella sessualità, intesa come canale privilegiato per il condizionamento delle identità personali, spinte sin dalla più tenera età ad aderire a ruoli e comportamenti dati come "naturali", un movimento di liberazione omosessuale quale il nostro non può non contribuire attivamente all'indagine scientifica sul legame tra sessualità e potere, né esimersi dalla divulgazione dei risultati di una tale ricerca; senza questo lavoro quelle che oggi potrebbero apparire come conquiste di nuovi spazi di libertà per gli omosessuali e le lesbiche del nostro paese, diventerebbero invece il paravento di un nuovo sistema caratterizzato da condizionamento soffocante delle libertà degli individui. Per fare un esempio: senza un lavoro di riflessione sulla natura reale del bisogno di formare una coppia, l'idea di unione civile, che grazie ai suoi contenuti ha oggi una reale possibilità di smentire e scardinare i "valori" del matrimonio, potrebbe in futuro non lontano trasformarsi in ciò che avrebbbe dovuto contribuire a debellare, ossia una struttura che individua dei privilegiati in chi vi appartiene e dei soggetti discriminati in chi non vi appartiene (per esempio i single).
In questo quadro occorre rilanciare con forza la nostra presenza preparando fin d'ora una grande manifestazione per il "gay and lesbian pride" dell'anno 2000 invitando gay e lesbiche di tutto il mondo nella Roma del Giubileo. Sarà anche l'occasione per un confronto con le confessioni religiose, per approfondire la riflessione sul rapporto fede e omosessualità, per affermare con grande valenza simbolica la presenza di una soggettività gay lesbica non più disposta a tollerare l'omofobia da parte di nessuno. E infine sarà anche l'occasione per esprimere la presenza di un soggetto nuovo nella storia dell'umanità, in lotta contro il sopruso e per un mondo dove ci sia veramente posto per tutti.
Franco Grillini
Beppe Ramina
Davide Barba
Gianpaolo Silvestri
Sergio Lo Giudice
Approvato a grande maggioranza al 7o congresso dell'ARCIGAY
Rimini, lì 26 ottobre 1996.
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