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| Una legge nata nelle segrete stanze di Aurelio Mancuso |
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| A proposito della legge regionale sulla famiglia della Valle D'Aosta |
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| Lunedì 28 Dicembre 1998 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Nel programma della maggioranza regionale, formatasi dopo le elezioni del 1993 era già contenuta l'intenzione di predisporre un testo di legge sulle tematiche legate alla famiglia.
Come molti dei buoni propositi scritti su un documento politico, quest'affermazione di principio sarebbe rimasta tale, ma due consiglieri regionali ex-democristiani dell'opposizione presentano un loro testo di legge e la Giunta regionale risponde affidando all'Assessore alla Sanità... e alle Politiche Sociali il compito di proporre un articolato. L'Assessore Roberto Vicquery, unionista, insedia una commissione di esperti regionali, che si avvale di alcune consulenze esterne, tra cui quella di Chiara Saraceno, nota docente dell'Università di Torino.
Dopo un periodo di lavorio, che non ha coinvolto nessuna organizzazione sociale valdostana, la Giunta regionale, il 3 novembre del 1997, presenta, durante la consueta conferenza stampa del lunedì pomeriggio, il primo testo.
Un testo allo stesso tempo importante e discriminatorio
L'Associazione 28 giugno appena giunta in possesso dell'articolato comprende l'enorme importanza del principio ispiratore del testo. Per la prima volta viene riconosciuto che oltre le famiglie nate dal matrimonio esistono le convivenze, le famiglie di fatto, senza distinzione alcuna. Anzi l'Assessore regionale precisa immediatamente, rispondendo ad una domanda di un giornalista, che l'articolo 1 si deve intendere come volontà politica di non voler escludere nessuno. Allo stesso tempo la legge contiene un'incredibile discriminazione. Infatti all'articolo 8, dove si erogano contributi alle giovani coppie per l'arredo della nuova casa, viene precisato che le coppie devono essere eterosessuali.
A questo punto l'Arcigay di Aosta, pur rendendosi conto che lo scontro frontale significa una lunga e non scontata battaglia, decide di mettere in secondo piano l'importanza dell'articolo 1 e di evidenziare la discriminazione contenuta nell'articolo 8.
La reazione dei media è immediata!
Nel giro di due giorni l'attacco frontale ottiene il risultato che le posizioni dell'associazione vengono date con grande risalto. Le forze politiche della sinistra, presenti nella maggioranza, ma anche alcuni esponenti dell'Union, si affrettano a dichiarare che la legge è buona, ma che può essere corretta.
Tante buone parole, ma la discriminazione resta
Oltre 50 persone partecipano alla prima assemblea degli iscritti Arcigay/Arcilesbica (gli iscritti totali sono una settantina) che deve decidere come continuare la battaglia.
Pur convivendo all'interno dell'Associazione diversi orientamenti politici (molti sono gli elettori dell'Union), la voglia di sconfiggere questa discriminazione ha la meglio; all'unanimità... si decide di aprire un confronto con tutte le forze politiche, di valutare la possibilità... di ricorre alla Commissione Europea per i diritti dell'uomo, di coinvolgere l'Arcigay nazionale, di rendere partecipi anche le organizzazioni gay e lesbiche francesi e svizzere con cui da tempo si collabora.
Dopo le feste natalizie gli incontri con le forze politiche si intensificano, ma nella sostanza, a parte Rifondazione Comunista, I Verdi, e un tentennate PDS, gli altri partiti non se la sentono di appoggiare la richiesta dell'Associazione di abrogare semplicemente la parola "eterosessuale".
A questo punto si intensifica una diplomazia, più o meno sotterranea, con l'Union Valdôtaine, partito di maggioranza relativa, e soprattutto dell'Assessore. L'UV comprende le nostre ragioni, ma ormai si è infilata in un tunnel: da una parte quasi metà gruppo consiliare non vuole votare l'articolo 8, dall'altra il partito non può sconfessare un suo Assessore. L'Associazione punta allora la sua attenzione proprio sul responsabile di questo pasticcio, attaccandolo pesantemente e allo stesso tempo distinguendo la posizione dell'UV, invitandola pubblicamente a far ragionare il suo amministratore.
Vicquery ha una reazione scomposta, minaccia di querelarci (lo abbiamo definito razzista e omofobo); per fortuna le forze della sinistra prendono coraggio e si pronunciano pubblicamente contro l'articolo; anche i sindacati (tutti!), la Consulta regionale Femminile e altre associazioni fanno sapere di essere contrari all'articolo 8 così formulato.
Scoppia il caso Fini: la paura dell'Union
Si avvicina la data di discussione della legge in Consiglio regionale, l'ultimo della legislatura prima delle elezioni del 31 maggio. L'Associazione continua la sua azione, i mass-media danno ampio spazio al problema organizzando confronti televisivi seguitissimi. Le nostre posizioni vengono apprezzate pubblicamente anche dagli avversari; persino i presentatori del testo di legge di minoranza (naturalmente tutto a favore della famiglia nata dal matrimonio) devono riconoscere che l'unica posizione degna di essere dibattuta è la nostra.
Utilizzando un linguaggio moderato, che parla anche ad alcuni settori della Chiesa, ma mantenendo fermissima la nostra posizione, otteniamo ascolto in ambienti molto lontani da noi.
L'isolamento politico dell'Assessore è palpabile, ma la maggioranza non trova la forza di aggiustare la situazione nemmeno in sede di Commissione consiliare. A quel punto è inevitabile che la risposta deve essere più decisa. Viene convocata d'urgenza un'altra affollata assemblea degli iscritti, dove si prende la decisione di far venire ad Aosta Franco Grillini. Due giorni prima della discussione in Consiglio regionale si tiene, presso il Salone Ducale di Aosta, un'iniziativa pubblica dove partecipano oltre 100 gay e lesbiche e moltissimi cittadini, esponenti di partito e del sindacato. E' una serata euforica, anche perché, nel pomeriggio Franco Grillini aveva partecipato alla registrazione del Maurizio Costanzo Show, dove era scoppiata la polemica con Gianfranco Fini sui maestri gay. Naturalmente la notizia apre tutti i telegiornali della sera. Quindi l'iniziativa di Aosta acquista ancora maggiore forza.
A quel punto l'Assessore Vicquery sembra spacciato. La paura di poter essere confusi con Fini è fortissima (l'Uv è un partito nato dalla Resistenza, sì contro l'occupazione nazifascista, ma soprattutto contro l'italianizzazione forzata portata avanti dal regime fascista).
La farsa in Consiglio e la vittoria
Si giunge al dibattito in Consiglio in un clima molto teso. Per oltre 7 ore l'Assemblea discute del testo, ma soprattutto dell'articolo 8. Molti giornalisti commentano, che solo la questione gay ha costretto il Consiglio, in 5 anni di legislatura, ad un dibattito così lungo. I toni sono soft, tutti cercano di non incorrere nella possibile accusa di aver votato contro i gay. L'articolo 1 viene approvato velocemente (anche se nelle ultime ore c'era stato il tentativo di ritoccarlo, ma prontamente informati abbiamo chiesto ai partiti della sinistra di non mollare almeno su questo punto). Quando si giunge all'articolo 8 il dibattito si arena. Intervengono in tantissimi. Alla fine la maggioranza chiede due volte la sospensione della seduta per trovare una soluzione. Il risultato però sfugge agli accordi, che prevedono che l'emendamento presentato dalle sinistre, passi con l'aiuto anche di alcuni consiglieri unionisti contrari. La maggioranza si fida anche delle parole di una parte dell'opposizione, che dichiara la sua solidarietà... verso le coppie gay. Il risultato è una beffa: per un voto l'emendamento non passa! Di nuovo si sospende la seduta. La sinistra minaccia di non votare la legge (anche se l'UV con il concorso di alcuni altri consiglieri potrebbe approvarla lo stesso, non se la sente di forzare la mano). Viene messo in votazione l'articolo 8, che viene a sorpresa respinto: questa volta molti consiglieri unionisti votano davvero secondo coscienza! La confusione è tanta: l'unico articolo che prevede contributi viene cancellato; la maggioranza non sa che fare, alla fine decide di votare la legge senza l'articolo 8.
L'articolo 8 verrà riproposto?
Dopo le ultime elezioni regionali l'Union Valdôtaine ha eletto 17 consiglieri su 35.La nuova maggioranza vede la partecipazione, oltre che dell'UV anche del PDS (3 consiglieri) e della Fèdèration (4 consiglieri).
L'Assessore regionale alla Sanità è stato riconfermato nel suo incarico ed è risultato tra i primi eletti nella lista. Insomma il panorama non è del tutto rassicurante, anche perché, già all'indomani dell'abrogazione dell'articolo 8 l'Assessore aveva dichiarato che lo avrebbe riproposto (tenendo conto delle critiche). I Verdi sono passati all'opposizione e Rifondazione Comunista è scomparsa dal Consiglio. In questa situazione persistono elementi di preoccupazione, anche se più volte in campagna elettorale tutti gli esponenti politici hanno dichiarato che la discussione in Consiglio regionale ha insegnato a molti di loro che è meglio non riproporre un dibattito dove si rischia di discriminare, implicitamente o esplicitamente, una minoranza. Speriamo in bene...
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