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Edizione di Lunedì 21 Maggio 2012
Come si costruisce un gruppo di pressione sui media. Di Giovanni Dall'Orto
Come si costruisce un gruppo di pressione sui media. Di Giovanni Dall'Orto
Martedì 29 Dicembre 1998
di Franco Grillini
in Focus

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Un'iniziativa del genere per partire richiede che almeno un

gruppo italiano se ne faccia carico perche' la cosa non puo' essere gestita a livello informale, o da un solo individuo: occorono telefoni, fax,fotocopiatrici, e-mail eccetera.

In base alla mia esperienza apssata occorre infatti:

a) un gruppo di osservatori che si impegnino a comunicare dichiarazioni omofobe apparse sui mass-media;

b) un indirizzario (non solo telematico, ma anche telefonico) delle persone che si sono dette disponibili a scrivere le lettere di protesta, da contattare quando ce n'e' bisogno;

c) uno scanner per eventualmente ricopiare e mandare in giro online il testo integrale dell'articolo incriminato, se si tratta di un articolo, e/o una fotocopiatrice per idem ma per posta, o meglio ancora un fax;

d) un coordinatore (o un gruppo di cooridnatori) che fisicamente mandi(no)in giro l'appello per la protesta (alle liste di discussione, alle persone singole che si sono impegnate anche e spesso soprattutto telefonando loro

per avvisarle), corredando se caso l'appello con una lettera di esempio per coloro, che sono molti, che hanno la voglia di partecipare ma non sempre il tempo di scrivere ex novo una lettera. Ovviamente se le lettere sono tutte

diverse e' meglio, ma in certi casi conta piu' la quantita' delle lettere ricevute che cio' che c'è scritto dentro;

e) Di un coordinatore (anche lo stesso/glistessi del punto (d)) che riceva copia conforme delle lettere di protesta inviate, per (1) verificare che tutti coloro che han preso l'impegno lo abbiano mantenuto. Spesso occorre

sollecitare un paio di volte per avere un risultato, pero' alla fine lo si ottiene, molte volte. (2) verificare che il tono delle lettere non sia di insulti: cio' e' controproducente. Chi scrive lettere troppo insultanti

andra' aiutato e istruito a scriverne di tono piu' accettabile, dato che la reazione di ogni essere umano di fronte ad un insulto e' rispondere solo "vaffanculo pure a te" e nient'altro;

f) di un coordinatore che tenga informati i partecipanti dell'esito della trattativa col mass-medium incriminato e ne comunichi l'eventuale successo. Questa persona e' anche quella che dovra' cercare di parlare DI PERSONA

col/la giornalista incriminato/a, col suo caporedattore o direttore, e se caso chiedere un appuntamento.

Se il gay-bashing persevera, deve poi avere un indirizzario di massimo una decina di persone del luogo disposte a venire con lui/lei in redazione per esprimere la propria cortese ma ferma protesta. Nel caso nessuna iniziativa funzioni, si puo' procedere a mandare le lettere di protesta direttamente a casa del giornalista colpevole: gli

omofobi di solito sono anche dei vili, e sono convinti di poter dire impunemente cio' che vogliono perche' tanto nessuno li notera': "sparano dal mucchio". Ma quando ci si indirizza a loro da essere umano ad essere umano la loro tattica non funziona piu' e spesso si rivelano piu' confusi

che malvagi.

g) Tutta la protesta andra' pubblicizzata il piu' possibile, ovviamente, in modo che cio' che e' stato scritto di stupido ricada, se possibile, sulla testa di chi l'ha scritto. Spesso i giornali concorrenti pubblicano

con gaudio le stronzate combinate dalla concorrenza ed i guai che esse hanno procurato loro. In certi casi occorrera' "montare un caso". Occorre quindi o n'organizzazionein grado fare cio', o i debiti contatti per farlo.



Per farla breve: occorre, per fare quanto proposto, un gruppetto che stabilisca di fare quello e quello solo, un po' come nell'Arcigay di Pisa si e' formato un gruppo che gestisce Queer-it, e quello fa.



Un ultimo dato. Se avete fatto caso, ormai da anni i gay bombardano di lettere, a livello individuale, le varie Natalie Aspesi e quasi tutti i giornali.

E' stata una marea crescente, ma tutto sommato innocua, perche' ci siamo presentati alla meta alla spicciolata, divisi, uno alla volta.

L'Italia e' dunque pronta a questa forma di protesta, e pronti e maturi sono anche i singoli gay italiani, ma finora e' mancato un COORDINAMENTO.

Il movimento gay, che avrebbe dovuto offrirlo, si e' perso da anni in risse intestine che... be', le conoscete anche voi, non c'e' bisogno che ve le racconti. Chiudiamo qui.



Se c'e' un gruppo disposto a partire, io do fin d'ora la mia adesione.



Giovanni Dall'Orto - Via Ruggero Bonghi 12 - I 20141 Milano (Italy) - Tel.

(+39) 0289512182

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