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Edizione di Lunedì 21 Maggio 2012
Walter Veltroni risponde all'appello di una madre di due figli gay
Walter Veltroni risponde all'appello di una madre di due figli gay
Martedì 29 Dicembre 1998
di Franco Grillini
in Focus

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Caro Walter Veltroni,



intanto complimenti. Poi, ti ringrazio di aver parlato nel tuo discorso delle persone che fanno una scelta sessuale diversa. Sono madre di due figli omosessuali e ti assicuro che la vita per loro non è facile. Anche se ora la gente è più aperta, è sempre molto difficile.



Uno dei miei figli si è trasferito all'estero, lui dice perchè ha trovato un lavoro che gli piace di più e che c'è un altro modo di vivere. Io credo perché lassù nessuno lo conosce e non deve rendere conto a nessuno della sua vita. Lo so che ci sono persone che vivono tranquillamente la loro vita, ma sono persone forti e coraggiose e non tutti abbiamo la stessa forza e coraggio. Perciò grazie di averne parlato e ti prego di ricordarti sempre dei loro diritti che non devono venire calpestati. E nemmeno deve finire offesa la loro sensibilità con le solite battutine e sorrisetti.



Dovrebbe essere insegnato nelle scuole il rispetto e la consapevolezza che nella classe ci potrebbero essere ragazzi che stanno vivendo momenti terribili, di confusione e sentire certe battute o doppi sensi o cose del genere li buttano a terra.



Grazie ancora, auguri, con stima.



Lettera firmata









La Tolleranza non basta più

di Walter Veltroni



Ormai la tolleranza non ci basta più



Innanzi tutto lasciami dire che quando si è abituati ad avere a che fare con fax., circolari e delibere stampate su carta intestata, un foglio di quaderno come il tuo scritto a penna fa l'effetto di una ventata di aria fresca. Anche se non ti conosco, ti ho immaginata: avevi qualche cosa di importante da dire, qualcosa che riguarda la tua vita, e l'hai scritto su un foglio di quaderno, normalmente, come una studentessa di liceo. Poi l'hai messo in una busta e me l'hai spedito. C'è qualcosa di esemplare, io credo, nell'assoluta normalità di questi gesti, quando spingono a comunicare con persone che hanno responsabilità politica o istituzionale, e che spesso appaiono o sono considerate distanti da questa normalità.



Quando ho parlato dell'omosessualità, l'ho fatto nella convinzione che le differenze sono qualcosa che può arricchire il nostro stare insieme, può aiutarci a non irrigidirci nelle nostre convinzioni, nei luoghi comuni, nella pigrizia di un'identità radicata.



La tua lettera mi fa capire quando ci sia bisogno di comunicare questa convinzione, riaffermando la necessità di guardare agli altri come persone libere, autonome nelle loro scelte.



So che non è facile la vita per chi non viene ritenuto "nella norma", per chi deve affrontare il mondo seguendo strade diverse e anche per chi sta loro accanto. E so che non tutto può essere affidato alla forza e al coraggio individuali: deve essere la cultura diffusa nella società a consentire di vivere con serenità, quali che siano le proprie convinzioni, le proprie scelte, le proprie aspirazioni. Fino a che ci sarà chi pensa, e dice, che un omosessuale non può essere un buon insegnante, ci sarà bisogno di esprimere con forza, come singoli e come organismi collettivi, la nostra contrarietà, la nostra solidarietà la nostra volontà di superare i pregiudizi.



Certo, l'attenzione ed il rispetto per gli altri devono essere insegnati, nella scuola prima di tutto. Posso pensare cosa possa essere stato per te, per tuo figlio, sancire con la lontananza fisica e affettiva il riconoscimento della impossibilità di vivere le proprie scelte senza dover soffrire dei pregiudizi altrui. Penso al rumore della porta che si è chiusa dietro le spalle del tuo ragazzo, separandolo dalla tua storia.



Fuggire, lontano. Fuggire, come accadeva alle ragazze e ai ragazzi meridionali che negli anni Cinquanta o Sessanta volevano amarsi, sposarsi fuggendo ai "patti matrimoniali" contratti per loro dai genitori. Sta anche a tutti noi, in famiglia, nei luoghi di lavoro, nella vita sociale, ricordare continuamente, a noi stessi e agli altri, che il rispetto dei diritti di ogni persona è uno dei pilastri fondamentali della società, la condizione stessa dell'esistenza di una comunità di esseri umani. E a questo proposito voglio insistere su un'idea che mi è capitato già di esprimere: occorre superare il concetto di tolleranza, che presuppone comunque qualcuno che "tollera" ed altri che sono tollerati. Non è proprio questo ciò che vogliamo. Possiamo e dobbiamo fare di più. Il rispetto autentico delle differenze, , delle soggettività, delle libertà individuali nasce dalla consapevolezza che le persone, le loro idee, le loro sensibilità rappresentano delle risorse. Che devono incontrarsi, per essere espresse e valorizzate in tutta la loro ricchezza. La tua lettera è per me un riconoscimento importante e insieme uno stimolo che terrò presente: "Ti prego di ricordarti sempre" mi hai scritto.



Non è facile: spesso tutti noi siamo stretti nella morsa delle esigenze quotidiane, nella concitazione della cronaca. A volte il ritmo frenetico e giornaliero della battaglia politica rischia di proporci una gerarchia di temi ed argomenti lontani dalla vita reale, dal sentire delle donne e degli uomini, dalle aspirazioni delle ragazze e dei ragazzi.



Questa fatica di tutti i giorni - è questo che dobbiamo ricordare sempre - assume significato quando non perde di vista i riferimenti forti che devono stare dietro all'agire politico. Quando mantiene quel respiro ideale che accetta anche la mediazione con il possibile perché non dimentica le esigenze concrete degli esseri umani e i loro diritti, da difendere e da estendere sempre di più.



Walter Veltroni







Comunicato Stampa

Coordinamento Omosessuali Democratici di Sinistra



Oggetto: Considerazioni sulla lettera di Walter Veltroni dal titolo "Ormai la tolleranza non ci basta piu'", pubblicata sulla prima pagina dell'Unita' di domenica 29 novembre 1998.



Le affermazioni di Walter Veltroni sul concetto di tolleranza e sui limiti oggettivi di tale atteggiamento trovano il pieno consenso di chi come noi vive la condizione omosessuale nella piena visibilita', operando politicamente per l'affermazione dei diritti civili delle persone omosessuali.



E' sottolineato nella lettera di Veltroni uno dei principi ispiratori di una moderna sinistra democratica: l'affermazione e l'estensione dei diritti individuali per l'abolizione del concetto di esclusione dagli stessi.



Comprendiamo il dramma della madre di due figli omosessuali alla quale il segretario dei D.S. risponde, ma ci permettiamo di non essere d'accordo sul termine "scelta omosessuale" da lei utilizzato: siamo convinti che non si sceglie di essere omosessuali, ma semplicemente e naturalmente lo si e'.



Dobbiamo inoltre guardare avanti, e coordinare una azione politica che tenga conto non solo dei parametri di Maastricht, ma anche delle due risoluzioni del Parlamento europeo (8 febbraio 1994 e 17 settembre 1998) che invitano i paesi della UE a istituire leggi antidiscriminatorie e per le pari opportunità di tutti i cittadini.



Nostro impegno sarà quello di mantenere alto il grado di sensibilizzazione su questi temi sia nel nostro partito che nella maggioranza di governo.

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