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| A Bologna il registro delle "Unioni Affettive" verrà istituito con delibera della Giunta comunale |
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| E' questa la soluzione che ha permesso di evitare un voto esplicito in Consiglio Comunale che avrebbe spaccato la maggioranza di centrosinistra a 5 mesi dal voto amministrativo. Di seguito pubblichiamo un articolo di Repubblica sulla vicenda |
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| Martedì 19 Gennaio 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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A Bologna il registro delle “Unioni Affettive” verrà istituito con delibera della Giunta comunale. E’ questa la soluzione che ha permesso di evitare un voto esplicito in Consiglio Comunale che avrebbe spaccato la maggioranza di centrosinistra a 5 mesi dal voto amministrativo. Per quanto riguarda la battaglia delle organizzazioni omosessuali per il riconoscimento delle famiglie di fatto, quelle gay comprese, si tratta comunque di una vittoria perché viene istituito anche a Bologna il registro delle convivenza, sia pure con un nome e una procedura originali rispetto ai registri fin qui attivati. La vicenda bolognese potrebbe addirittura essere insieme un incentivo e un’indicazione per quelle giunte comunali che volessero istituire il registro senza passare attraverso le forche caudine di un dibattito e di voto consigliare. Non possiamo tuttavia non rilevare che il PPI, il quale a Bologna rappresenta poco più del 2% dell’elettorato, ha un potere di ricatto e di veto sul consiglio comunale e sul centrosinistra del tutto sproporzionato, e non solo sul piano locale. Anche in questa città i poteri forti, Curia, massoni, commercianti, finiscono per avere sempre l’ultima parola nell’amministrazione della cosa pubblica al di la e al di fuori della volontà espressa dall’elettorato stesso. Infine, occorre notare che la questione omosessuale e delle famiglie di fatto costituisce tuttora fonte di imbarazzo politico per una sinistra troppo spesso più attenta agli equilibri di Governo che agli ideali fondativi della sua ragion d’essere, primi fra tutti la garanzia dei diritti di libertà. Proprio per questo è sacrosanta la strategia dell’ARCIGAY di insistere sulle Unioni Civili sia a livello locale con le delibere dei consigli comunali, sia a livello nazionale attraverso la pressione sul Parlamento e sui partiti perché questa legge sia finalmente discussa dalle Camere e susciti un vasto dibattito nel paese sulla famiglia e sulle profonde modificazioni sociali che sono intervenute nelle relazioni tra le persone, relazioni affettive, di solidarietà e di reciproco sostegno morale e materiale.
Da “La Repubblica”, cronaca di Bologna, martedì 19 gennaio 1999
Bologna, sulle “unioni” l’Ulivo frena, Vitali fa da sé.
Il Consiglio sceglie il rinvio, pronta la delibera della Giunta.
Ds e Verdi hanno fatto di tutto per non arrivare al voto
di Andrea Chiarini
Sarà la giunta, forse sin da oggi, a sancire una con delibera l'istituzione delle «unioni affettive». Il consiglio comunale così eviterà di votare sull'argomento risparmiando ulteriori fibrillazioni un Ulivo già provato dall’avvicinarsi delle elezioni. Il consigliere popolare Paolo Mengoli, dopo aver minacciato la crisi, resterà per ora in maggioranza. «Che male c'è se due persone, anche dello stesso sesso hanno interesse o piacere a dichiarare il loro vincolo d'amore? ». Di fronte a questa domanda del vicesindaco cattolico Luigi Pedrazzi c'è stato il cortocircuito del consiglio comunale. Ds e Verdi, dopo aver presentato un ordine del giorno sull’argomento- insieme a Rc- si sono messi a fare melina pur di non arrivare al voto. Una scelta in pratica imposta da Paolo Mengoli che si era detto pronto ad abbandonare gli alleati di centrosinistra se fosse passato l’OdG considerato un provvedimento «apripista» per, il riconoscimento delle coppie gay. Due ore di dibattito non sono bastate per trovare , un «compromesso» nella maggioranza, mentre il Polo si è dichiarato contrario"«all'unione degli affetti». Un dibattito per certi versi surreale poiché l'argomento in oggetto è già contemplato nella normativa nazionale che regola l'anagrafe. La legge infatti dice che per famiglia anagrafica si intendono quelle persone che abitano sotto lo stesso tetto «legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi (quest'ultimo è il caso preso in esame dal Comune di Bologna, N.d.R.)». Il documento di Verdi, Ds e Rc prevede in più che «la dichiarazione dell'esistenza di vincoli affettivi possa essere resa dagli interessati anche in forma scritta». C'è insomma un pezzo di carta che certifica la scelta di due persone, anche dello stesso sesso, di vivere insieme per amore. Un atto che ha solo valore simbolico e non giuridico. Dal punto di vista legale infatti le unioni affettive esistono. Il dirigente del settore Affari istituzionali Berardino Cocchianella conferma che a Bologna esistono già alcune migliaia di unioni d'affetto. Dunque già si fa. Ma l'importante, per i risvolti politici che comporta, sembra essere non dirlo ad alta voce. Nei fatti una parte della maggioranza, come ha spiegato il capogruppo Carlo Castelli in sintonia con Mengoli, avrebbe preferito non tornare sulla questione in aula « per non dare una valenza politica a un atto amministrativo». Mentre un gruppo di consiglieri - verdi, diessini e rifondatori - ha voluto riportare alla ribalta il tema delle coppie omosessuali. Franco Grillini, presidente onorario Arcigay ringrazia. «Per noi è comunque una vittoria - dice Grillini - anche un'alleanza che si fa ricattare da un partito che ha solo il 2,5% dimostra di avere grossi problemi al suo interno. Adesso attendiamo la reazione degli uomini del Vaticano, sfido chiunque a questo punto a dire che le famiglie di fatto non esistono». Questo articolo ha ricevuto 320 visite.
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