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Edizione di Lunedì 21 Maggio 2012
Il Caso Certificato per chi vive sotto lo stesso tetto AVVENIRE 20 Gennaio 1999
Il Caso Certificato per chi vive sotto lo stesso tetto AVVENIRE 20 Gennaio 1999
BOLOGNA, L'UNIONE D'AFFETTO E' SBARCATA ALL'ANAGRAFE
Giovedì 21 Gennaio 1999
di Franco Grillini
in Focus

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AVVENIRE 20 Gennaio 1999



Il Caso Certificato per chi vive sotto lo stesso tetto



BOLOGNA, L'UNIONE D'AFFETTO E' SBARCATA ALL'ANAGRAFE



Di Stefano Andreni



Bologna. Ritorna a Bologna il fantasma delle unioni civili mascherate da

unioni d'affetto. Ieri la Giunta ha "preso atto" che le persone conviventi

sotto lo stesso tetto ma non sposate (quindi anziani, amici ma anche coppie

omosessuali) possano richiedere all'ufficio anagrafe un certificato, dal

valore amministrativo e non giuridico, che attesti la loro convivenza, per

"vincoli d'affetto".

L'idea e' del vice sindaco, il cattolico Luigi Pedrazzi, che sabato scorso

ha riesumato l'articolo 4 della legge anagrafica secondo il quale la

famiglia, ai fini anagrafici, si intende un insieme di persone legate da

vincoli di matrimonio, parentele, affinita', adozione, tutele o da vincoli

affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.

Perche' allora, si e' chiesto Pedrazzi, impedire a chi lo vuole, di

dichiarare all'anagrafe che si sta insieme per ragioni di affetto? Frasi

che riecheggiano una posizione di apertura nei confronti delle convivenze

di fatto e che hanno suscitato una durissima reazione da parte del

consigliere comunale "popolare" Paolo Mengoli, il quale in vista della

discussione dell'ordine del giorno presentato da Verdi, una parte di Ds e

da Rifondazione, ha minacciato di uscire dalla maggioranza nel caso fosse

stato votato dal Consiglio perche' si "configurerebbe il tentativo di

equiparare le famiglie anagrafiche a quelle fondate sul matrimonio. E come

tale sarebbe inaccettabile". Ieri mattina, dopo il nulla di fatto in

consiglio che non ha votato l'odg, la segreteria generale del Comune ha

emanato una istruzione agli uffici anagrafe affinche' l'art. 4, che non

incide sui diritti di assegnazione di case popolari o di utilizzo di

servizi sociali, sia applicato. Commenta Mengoli: "Avevo chiesto che

fossero gli uffici amministrativi a farsi carico di quello che dispone la

legge e cosi' e' stato. Tuttavia bisogna sorvegliare che questa

applicazione burocratica non sia forzata a livello interpretativo, non sia

contrabbandata come una svista culturale". Per Gianluca Galletti,

capogruppo della lista civica di opposizione "le unioni d'affetto sono il

grimaldello per introdurre surrettiziamente il riconoscimento delle coppie

gay".

Sul fronte ecclesiale il vescovo ausiliare di Bologna monsignor Ernesto

Vecchi e' fortemente critico sull'escamotage delle unioni d'affetto: "Il

mio timore e' che si finisca con l'utilizzare il provvedimento come un

'cavallo di Troia' per mettere sullo stesso piano la famiglia e cio' che

tale non e' e non potra' mai essere. Sarebbe meglio che il consiglio

comunale desse almeno altrettanto spazio, nelle sue discussioni ai problemi

della maggioranza dei cittadini che e' ancora formata, per fortuna da

famiglie fondate sul matrimonio alle quali non si fa tutto cio' che si

potrebbe fare".









IL GIORNALE 20 Gennaio 1999



FAMIGLIA

IL COMUNE DI BOLOGNA HA VARATO LE "UNIONI DI FATTO"



Bologna. La giunta comunale di Bologna ha "preso atto" che le persone che

vivono sotto lo stesso tetto (anziani, amici e anche coppie omosessuali)

possono avere, richiedendolo all'anagrafe, un certificato che attesta che

stanno insieme per "vincoli d'affetto". Questo certificato non ha valore

giuridico ma solo amministrativo. Di fatto il riconoscimento delle famiglie

basate su "vincoli d'affetto" non aumentera' i diritti di accesso alle

graduatorie per la casa o ai servizi sociali di chi ne fa richiesta:

infatti gia' oggi a Bologna esistono 6000 nuclei familiari (quindi non

coppie sposate) che, iscritti come tali al registro anagrafgico, godono di

questi diritti. La battaglia per l'istituzione di un registro delle unioni

civili si e' conclusa con una mediazione che ha tenuto insieme la

maggioranza di centrosinistra (dopo la minaccia di rottura da parte del

consigliere popolare Paolo Mengoli) e nello stesso tempo ha salvato la

sostanza delle richieste di Verdi e di una parte dei Ds. Pio Cerocchi

responsabile delle politiche familiari del Ppi, commenta: "e' un attacco

alla famiglia, in Italia sta continuando la spinta verso la completa

insignificanza della famiglia".


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