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| Il Caso Certificato per chi vive sotto lo stesso tetto AVVENIRE 20 Gennaio 1999 |
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| BOLOGNA, L'UNIONE D'AFFETTO E' SBARCATA ALL'ANAGRAFE |
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| Giovedì 21 Gennaio 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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AVVENIRE 20 Gennaio 1999
Il Caso Certificato per chi vive sotto lo stesso tetto
BOLOGNA, L'UNIONE D'AFFETTO E' SBARCATA ALL'ANAGRAFE
Di Stefano Andreni
Bologna. Ritorna a Bologna il fantasma delle unioni civili mascherate da
unioni d'affetto. Ieri la Giunta ha "preso atto" che le persone conviventi
sotto lo stesso tetto ma non sposate (quindi anziani, amici ma anche coppie
omosessuali) possano richiedere all'ufficio anagrafe un certificato, dal
valore amministrativo e non giuridico, che attesti la loro convivenza, per
"vincoli d'affetto".
L'idea e' del vice sindaco, il cattolico Luigi Pedrazzi, che sabato scorso
ha riesumato l'articolo 4 della legge anagrafica secondo il quale la
famiglia, ai fini anagrafici, si intende un insieme di persone legate da
vincoli di matrimonio, parentele, affinita', adozione, tutele o da vincoli
affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.
Perche' allora, si e' chiesto Pedrazzi, impedire a chi lo vuole, di
dichiarare all'anagrafe che si sta insieme per ragioni di affetto? Frasi
che riecheggiano una posizione di apertura nei confronti delle convivenze
di fatto e che hanno suscitato una durissima reazione da parte del
consigliere comunale "popolare" Paolo Mengoli, il quale in vista della
discussione dell'ordine del giorno presentato da Verdi, una parte di Ds e
da Rifondazione, ha minacciato di uscire dalla maggioranza nel caso fosse
stato votato dal Consiglio perche' si "configurerebbe il tentativo di
equiparare le famiglie anagrafiche a quelle fondate sul matrimonio. E come
tale sarebbe inaccettabile". Ieri mattina, dopo il nulla di fatto in
consiglio che non ha votato l'odg, la segreteria generale del Comune ha
emanato una istruzione agli uffici anagrafe affinche' l'art. 4, che non
incide sui diritti di assegnazione di case popolari o di utilizzo di
servizi sociali, sia applicato. Commenta Mengoli: "Avevo chiesto che
fossero gli uffici amministrativi a farsi carico di quello che dispone la
legge e cosi' e' stato. Tuttavia bisogna sorvegliare che questa
applicazione burocratica non sia forzata a livello interpretativo, non sia
contrabbandata come una svista culturale". Per Gianluca Galletti,
capogruppo della lista civica di opposizione "le unioni d'affetto sono il
grimaldello per introdurre surrettiziamente il riconoscimento delle coppie
gay".
Sul fronte ecclesiale il vescovo ausiliare di Bologna monsignor Ernesto
Vecchi e' fortemente critico sull'escamotage delle unioni d'affetto: "Il
mio timore e' che si finisca con l'utilizzare il provvedimento come un
'cavallo di Troia' per mettere sullo stesso piano la famiglia e cio' che
tale non e' e non potra' mai essere. Sarebbe meglio che il consiglio
comunale desse almeno altrettanto spazio, nelle sue discussioni ai problemi
della maggioranza dei cittadini che e' ancora formata, per fortuna da
famiglie fondate sul matrimonio alle quali non si fa tutto cio' che si
potrebbe fare".
IL GIORNALE 20 Gennaio 1999
FAMIGLIA
IL COMUNE DI BOLOGNA HA VARATO LE "UNIONI DI FATTO"
Bologna. La giunta comunale di Bologna ha "preso atto" che le persone che
vivono sotto lo stesso tetto (anziani, amici e anche coppie omosessuali)
possono avere, richiedendolo all'anagrafe, un certificato che attesta che
stanno insieme per "vincoli d'affetto". Questo certificato non ha valore
giuridico ma solo amministrativo. Di fatto il riconoscimento delle famiglie
basate su "vincoli d'affetto" non aumentera' i diritti di accesso alle
graduatorie per la casa o ai servizi sociali di chi ne fa richiesta:
infatti gia' oggi a Bologna esistono 6000 nuclei familiari (quindi non
coppie sposate) che, iscritti come tali al registro anagrafgico, godono di
questi diritti. La battaglia per l'istituzione di un registro delle unioni
civili si e' conclusa con una mediazione che ha tenuto insieme la
maggioranza di centrosinistra (dopo la minaccia di rottura da parte del
consigliere popolare Paolo Mengoli) e nello stesso tempo ha salvato la
sostanza delle richieste di Verdi e di una parte dei Ds. Pio Cerocchi
responsabile delle politiche familiari del Ppi, commenta: "e' un attacco
alla famiglia, in Italia sta continuando la spinta verso la completa
insignificanza della famiglia".
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