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| C'è molta crudeltà nell'ultima presa di posizione del Papa contro le coppie gay e lesbiche. |
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| Forse il pronunciamento così violento è originato dall'ultima "vittoria" sul fronte delle convivenze: le "Unioni d'affetto" bolognesi, annunciate come modello per gli altri comuni italiani. |
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| Venerdì 22 Gennaio 1999 |
| di Felice Mill Colorni |
| in Focus |
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Ancora una volta il Papa interviene pesantemente per contestare la possibilità che il Parlamento vari una legge che consenta anche alle coppie gay e lesbiche di vedersi riconosciuto il proprio legame affettivo e di reciproca solidarietà morale e materiale anche sul piano giuridico. Gli argomenti contro questa battaglia di civiltà, che ormai interessa un po’ tutti i paesi democratici, sono i soliti discorsi, ribaditi ossessivamente, sulla difesa della famiglia tradizionale, che non si capisce perché sarebbe minacciata dalla pretesa omosessuale di “parificazione” delle coppie dello stesso sesso con il matrimonio. Nelle coppie gay – dice Giovanni Paolo II - non c’è amore perché non c’è vita, ovvero non c’è la riproduzione della specie. Quindi non è realizzabile il piano di Dio iscritto nella natura dell’uomo. Questo, ovviamente, vale anche per i non cattolici, perché la “natura” umana (un concetto di "natura" cui ormai credono solo i cattolici romani più ortodossi, e che sembra quasi avere preso il posto della loro fede) è data una volta per tutte. Non solo, quindi, no alla "pari dignità sociale" (secondo la formula dell'art. 3 della Costituzione); non solo no alla pari libertà di scelta con gli eterosessuali per quel che riguarda il regolamento dei reciproci rapporti giuridici e patrimoniali per le coppie gay, come richiesto a più riprese e solennemente dal Parlamento europeo. Ma neppure elementari diritti umani e sociali, né ai gay né alle coppie eterosessuali non sposate: niente leggi sulle "Unioni civili", cioè niente eredità, niente accesso ai bandi di edilizia pubblica (“diamogli la casa uno per uno”, proponeva il Cardinale Oddi, pur di evitare qualunque riconoscimento alla coppia), niente reversibilità della pensione, niente possibilità di attribuire al proprio partner le decisioni in materia di esequie, niente diritto di assistenza al proprio partner malato garantito e scritto in modo indelebile in una legge: umana, prima di tutto, più che giusta.
C’è una crudeltà, un’ossessione omofobica, una ferocia pertinace che possono spiegarsi solo con un'ignoranza radicale e voluta sulla realtà delle relazioni omosessuali della società occidentale contemporanea. Una crudeltà che colpisce nella parte più intima e vulnerabile della persona: la sfera affettiva. Non a caso l’ultimo provvedimento a favore delle coppie omosessuali e delle famiglie di fatto, quello adottato dal Comune di Bologna il 19 gennaio, prende il nome di “Unioni d'affetto”. Probabilmente l’idea, o escamotage com’è stato definito, che il registro delle convivenze, quelle gay comprese, possa essere istituito in tutti i comuni italiani sul modello bolognese e cioè senza nemmeno dover passare per le forche caudine dei Consigli Comunali o delle Giunte, è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso papale. Questo articolo ha ricevuto 149 visite.
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