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| L'8 febbraio del 1994 il Parlamento Europeo approvava la "Risoluzione per la parità dei diritti delle lesbiche e degli omosessuali nella Comunità". Si tratta del documento più completo e più importante mai votato da un'istituzione pubblica sui diritti deg |
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| Martedì 09 Febbraio 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Cinque anni fa, l’8 febbraio 94, il Parlamento Europeo votava la Risoluzione sulla “Parità dei diritti dei gay e delle lesbiche nella Comunità europea”. Su questo testo convergevano in voti anche di una parte dello schieramento di centrodestra compreso il grosso del gruppo liberale e ben 14 europarlamentari del PPE, il Partito Popolare Europeo.
A questo punto di arrivo avevano contribuito in modo importante soprattutto gli europarlamentari olandesi, tedeschi e italiani le cui mozioni erano all’origine della decisione del Parlamento stesso di istruire un percorso di preparazione alla risoluzione stessa che aveva visto come tappa intermedia un ponderoso studio di un migliaio di pagine sulla condizione dei gay e delle lesbiche in Europa, studio prodotto dal Centro Studi Europei di Firenze.
La Risoluzione è il documento più articolato e completo che un Parlamento abbia prodotto sulle problematiche della comunità gay e lesbica ed è tanto più rilevante se si considera che il testo stesso raccoglie, senza mediazioni o compromessi, l’insieme delle rivendicazioni delle organizzazioni omosessuali europee sia per ciò che attiene le problematiche culturali sia per le realizzazione concreta dei diritti civili degli\delle omosessuali.
Al di là delle indicazioni ai Governi e ai Parlamenti e della loro efficacia pratica, la Risoluzione del Parlamento Europeo rappresenta un potente fattore di legittimazione politica della questione omosessuale in Europa e delle organizzazioni gay e lesbiche. Il voto dell’8 febbraio del 94 inoltre, ha portato per la prima volta una qualificata maggioranza parlamentare a schierarsi con decisione sul fronte delle rivendicazioni del movimento gay e lesbico producendo una forte rottura, in termini simbolici, del tradizionale ostracismo e della consolidata omertà che, soprattutto in Italia, caratterizza il rapporto tra politica e omosessualità. Non a caso l’effetto più dirompente della Risoluzione si è verificato proprio in Italia dove il Vaticano, tradizionale e potente avversario dell’omosessualità e degli\delle omosessuali, ne ha fatto un terreno di fortissima e prolungata polemica. Decine e decine di articoli sulla stampa cattolica, numerosi interventi papali di cui uno addirittura durante l’omelia domenicale di fronte a milioni di telespettatori.
Ciò che non hanno digerito i nostri avversari, al di là dell’aspetto “riformista” e concreto della Risoluzione, è proprio la legittimazione politico culturale dell’omosessualità unitamente al forte significato simbolico positivo della Risoluzione stessa. “Si riconosce buono ciò che non lo è”, “si scambia il bene per il male”, tuona la gerarchia cattolica. Si legittima il “disordine morale”, si distrugge la famiglia, si mettono in pericolo gli elementi educativi della società. La reazione dell’integralismo cattolico diventa a tratti furibonda. Il gruppo estremista di “Famiglia e civiltà” (noto per aver organizzato la preghiera di protesta contro l’inaugurazione della moschea di Roma assieme alla Pivetti) promuove una raccolta di firme contro la Risoluzione stessa ed arriva persino ad organizzare una manifestazione ad personam sotto la mia abitazione. A Verona la destra del Consiglio comunale si lancia in considerazioni naziste contro gli\le omosessuali (“occorre castrare gli omosessuali” arriva a dire un consigliere leghista) e proprio a Verona il 30 settembre del 95 si terrà una delle più importanti manifestazioni gay e lesbiche della storia d’Italia.
Che cosa colpisce, in Italia, della Risoluzione del P.A.? Giornali e TV, ma anche i nostri avversari, si scagliano contro il “matrimonio gay” e le “adozioni” da parte delle coppie gay e lesbiche. In realtà la Risoluzione parla di matrimonio o “istituti giuridici equivalenti”, come quelle “Unioni Civili” che da tempo l’ARCIGAY e l’ARCILESBICA propongono qui in Italia e per le quali sono già stati depositati numerose proposte di legge in Parlamento.
Nonostante che “matrimonio” e “adozioni” siano solo un aspetto della Risoluzione, in questi 3 anni si è parlato quasi esclusivamente di questo. Il motivo è evidente: gli avversari del movimento gay e lesbico hanno cercato in tutti i modi di imporre e di imporci un’agenda politica su quei terreni dove una rivincita moderata pareva più a portata di mano. Ma non credo che questo tentativo sia riuscito grazie all’azione del movimento gay e lesbico che ha chiarito con grande nettezza che la battaglia per i diritti civili degli\delle omosessuali è complessiva e riguarda tutti gli aspetti del vivere civile e sociale.
Oggi la Risoluzione del Parlamento Europeo sulla parità dei diritti delle lesbiche e dei gay conserva intatta la sua valenza positiva e di proposta. Si tratta di fare pressione sui partiti e sul Governo italiano perché la recepisca, cosa che non è successo finora, e la metta in pratica soprattutto per quanto riguarda l’accesso alle risorse, il diritto alla salute (l’Italia continua ad essere il Paese che meno fa sull’AIDS), la lotta alla violenza (suicidi dei minori e omicidi antigay continuano ad essere una grave piaga senza risposta da parte governativa) e al pregiudizio e il riconoscimento dei diritti delle coppie gay e lesbiche. Ma conserva soprattutto il suo significato culturale e politico generale: gay e lesbiche non sono più cittadini di serie b, non sono più “l’amore che non osa dire il suo nome”, ma rappresentano in pezzo importante di una società che vuole e deve essere multicolore e pluralista anche nell’etica e negli stili di vita. La diversità non come problema ma come risorsa, non ragione di discriminazione ma di progresso umano e civile.
Per millenni l’omosessualità maschile e femminile era vissuta solo come pura sessualità clandestina, negata, mimetizzata. Ora, dopo la Risoluzione del Parlamento Europeo ed anche grazie all’azione dei movimenti gay e lesbici, appare come protagonista positiva di una nuova stagione di lotte e di libertà.
Parlamento Europeo: risoluzione sulla parità di diritti per gli omosessuali nella Comunità
Risoluzione approvata l'8 febbraio 1994
relatrice (26 gennaio 1994): Claudia Roth
Il Parlamento europeo, nell'affrontare il tema dei diritti degli omosessuali, ha approvato il giorno 8 febbraio 1994 la seguente Risoluzione:
Il Parlamento europeo,
viste le proposte di risoluzione presentate dagli onn.
Black e Jensen su una discriminazione in relazione alla libera circolazione (B3-0884/92),
Bettini e altri sul riconoscimento delle unioni civili per le coppie formate da individui dello stesso sesso (B3-1079/921),
Lomas sui diritti civili per omosessuali e lesbiche (B3-1186/93),
vista la propria risoluzione del 13 marzo 1984 sulla discriminazione sessuale nel luogo di lavoro (1),
vista la propria risoluzione del 15 maggio 1991 su un piano d'azione nel quadro del programma 1991-1993 "L'Europa contro l'AIDS" (2),
viste le proprie raccomandazioni riguardo alle molestie sessuali sul luogo di lavoro e le relative disposizioni per la protezione degli omosessuali,
vista la relazione "Homosexuality, a Community Issue" ("omosessualità, un problema comunitario"), presentata dalla Commissione, sulle conseguenze per gli omosessuali della realizzazione del mercato interno europeo,
vista la propria risoluzione dell'8 luglio 1992 su una Carta europea dei diritti del fanciullo (3), - viste le discriminazioni legali ancora esistenti in taluni Stati membri nei confronti degli omosessuali e delle lesbiche,
visto il progetto di direttiva per la lotta contro la discriminazione basata sull'orientamento sessuale nel mondo del lavoro e in altri ambiti giuridici, elaborate dall'associazione tedesca degli omosessuali SVD,
vista la legge sulla "unione registrata" in Danimarca ed altre leggi contro la discriminazione degli omosessuali,
visto l'articolo 28 del "Local Government Bill" nel Regno Unito,
visto l'articolo 45 del proprio regolamento,
vista la relazione della commissione per le libertà pubbliche e gli affari interni (A3-0028/94),
considerando il suo impegno per la parità di trattamento di tutte le cittadine e tutti i cittadini indipendentemente dal loro orientamento sessuale,
considerando che, ciononostante, in molti settori della società le lesbiche e gli omosessuali sono tutt'ora esposti, spesso fin dalla prima giovinezza, a derisione, intimidazioni, discriminazioni e perfino a violenze,
considerando che in molti Stati membri i mutamenti sociali richiedono un corrispondente adeguamento delle vigenti norme civili, penali e amministrative, affinché possano essere eliminate le discriminazioni dovute alle tendenze sessuali, e che in alcuni Stati membri tali adeguamenti sono stati già realizzati,
considerando che l'applicazione da parte degli Stati membri di norme discriminanti in alcuni settori nei quali vige il diritto comunitario comporta una violazione dei principi fondamentali dei trattati comunitari e dell'Atto unico, in particolare per quanto riguarda la libera circolazione ai sensi dell'articolo 3 del trattato CE,
considerando la responsabilità della Comunità europea, nell'ambito della sua attività e delle sue competenze, per la parità di trattamento di tutte le cittadine e tutti i cittadini indipendentemente dalle loro tendenze sessuali,
Considerazioni generali
ribadisce la convinzione che tutti i cittadini debbano ricevere lo stesso trattamento, indipendentemente dalle loro tendenze sessuali;
ritiene che la Comunità europea abbia il dovere, in tutte le norme giuridiche già adottate e che verranno adottate in futuro, di dare realizzazione al principio della parità di trattamento delle persone indipendentemente dalle loro tendenze sessuali;
è convinto altresì che la tutela dei diritti dell'uomo debba trovare più efficace espressione nei trattati comunitari e invita pertanto le istituzioni della Comunità a predisporre, nel quadro della riforma istituzionale prevista per il 1996, la creazione di un organismo europeo che possa garantire l'attuazione della parità di trattamento senza distinzione di nazionalità, convinzioni religiose, colore della pelle, sesso, tendenza sessuale o altre caratteristiche;
invita la Commissione e il Consiglio, quale primo passo verso una maggiore tutela dei diritti dell'uomo, a procedere all'adesione della Comunità alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, come previsto dal programma di lavoro della Comunità per il 1990;
Agli Stati membri
invita gli Stati membri ad abolire tutte le disposizioni di legge che criminalizzano e discriminano i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso;
chiede che i limiti d'età stabiliti a fini di salvaguardia siano uguali per i rapporti omosessuali e per quelli eterosessuali;
chiede che nelle norme giuridiche e amministrative si eviti la disparità di trattamento delle persone con orientamento omosessuale;
rivolge un appello al Regno Unito affinché abolisca le disposizioni discriminatorie volte a impedire una presunta propagazione dell'omosessualità, ripristinando quindi la libertà di opinione, di stampa, di informazione e di espressione scientifica e artistica per le cittadine e i cittadini omosessuali e per tutto ciò che riguarda il tema "omosessualità"; invita tutti gli stati membri a rispettare in futuro tali diritti alla libertà di opinione;
chiede agli Stati membri di adottare misure e di intraprendere campagne, in cooperazione con le organizzazioni nazionali degli omosessuali, contro gli atti di violenza di cui sono vittime in misura crescente gli omosessuali e di assicurare che gli autori di tali atti di violenza vengano sottoposti a procedimento giudiziario;
invita gli Stati membri ad adottare misure e intraprendere compagne, in cooperazione con le organizzazioni nazionali degli omosessuali, contro tutte le forme di discriminazione sociale nei confronti degli omosessuali;
raccomanda agli Stati membri di prendere misure per assicurare che le organizzazioni sociali e culturali di donne e uomini omosessuali accedano ai fondi nazionali sulla stessa base di altre organizzazioni sociali e culturali, che le loro domande siano valutate secondo gli stessi criteri applicati alle domande di altre organizzazioni e che non risultano penalizzate dal fatto di essere organizzazioni di donne e uomini omosessuali;
Alla Commissione
chiede alla Commissione di presentare una proposta di raccomandazione sulla parità di diritti per gli omosessuali;
ritiene che la base della raccomandazione debba essere la parità di trattamento per tutti i cittadini comunitari, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, e la fine di ogni forma di discriminazione giuridica fondata sull'orientamento sessuale; invita la Commissione a presentargli, a scadenza quinquennale, una relazione sulle condizioni degli omosessuali di ambo i sessi nella Comunità;
ritiene che la raccomandazione dovrebbe come minimo cercare di porre fine
ai diversi e discriminatori limiti di età per il consenso dell'atto sessuale a seconda che sia compiuto da un omosessuale o da un eterosessuale,
alla perseguibilità dell'omosessualità quale oltraggio al pubblico pudore e reato contro il buon costume,
a qualsiasi forma di discriminazione in sede di diritto del lavoro e della funzione pubblica nonché in sede di diritto penale, civile, contrattuale e commerciale,
all'archiviazione elettronica di dati concernenti l'orientamento sessuale di un individuo, a sua insaputa e senza il suo accordo, ovvero alla divulgazione non autorizzata o all'uso improprio di tali dati,
agli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali ovvero a un istituto giuridico equivalente, garantendo pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consentendo la registrazione delle unioni,
a qualsiasi limitazione del diritto degli omosessuali di essere genitori ovvero di adottare o avere in affidamento dei bambini;
invita la Commissione, in linea con il parere del Parlamento del 19 novembre 1993 sulla proposta di regolamento che modifica lo statuto dei dipendenti, dalle Comunità europee nonché il regime applicabile agli altri agenti di tali Comunità in materia di uguaglianza di trattamento tra uomini e donne (4), a opporsi, nella sua politica del personale, a ogni discriminazione legata all'orientamento sessuale;
invita il suo Presidente a trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati all'adesione. Questo articolo ha ricevuto 323 visite.
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