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| L'8 PER MILLE DELL'IRPEF ALLA CHIESA VALDESE |
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| Nell'approssimarsi della scadenza dei termini per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, rinnoviamo anche quest'anno l'indicazione a favore della "Chiesa valdese - Unione delle Chiese metodiste e valdesi" come destinataria dell'8‰ dell'Irpef. |
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| Martedì 27 Aprile 1999 |
| di Felice Mill Colorni |
| in Focus |
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Nell'approssimarsi della scadenza dei termini per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, rinnoviamo anche quest'anno l’indicazione a favore della "Chiesa valdese - Unione delle Chiese metodiste e valdesi" come destinataria dell'8‰ dell'Irpef.
Da un lato, desideriamo ricordare a tutti i cittadini sensibili alla difesa delle libertà individuali i continui e crescenti attacchi della gerarchia vaticana contro le più importanti conquiste democratiche degli ultimi decenni in materia di diritti umani e civili; ricordiamo la perdurante pretesa autoritaria delle gerarchie romano-cattoliche di informare la legislazione e la vita pubblica (e perfino i comportamenti privati dei cittadini) sulla base delle vedute di una particolare denominazione religiosa, senza alcun riguardo per le altre e per i non credenti (vedute che sono così oscurantiste da avere spinto un autorevole e ufficiale “moralista” vaticano a negare la legittimità del ricorso alla “pillola del giorno dopo”, che tra l’altro non è neppure in vendita in Italia proprio a causa del veto cattolico, perfino alle donne incinte perché vittime dello “stupro etnico” di massa nel Kossovo); ricordiamo l'attacco alla scuola laica e la pretesa di clericalizzare il più possibile la scuola pubblica, sottraendole in pari tempo fondi e risorse a favore di quella confessionale; in particolare, per quel che ci riguarda direttamente, ricordiamo lo spietato boicottaggio di ogni seria campagna di prevenzione dell'Aids e gli aperti e reiterati inviti alla discriminazione civile dei cittadini omosessuali e al diniego di ogni riforma mirante ad attribuire loro pari diritti e pari dignità. Ricordiamo inoltre che i fondi attribuiti con il meccanismo dell'8‰ alla Chiesa romano-cattolica sono in larga prevalenza destinati a scopi di culto, al pagamento degli stipendi dei sacerdoti e alla costruzione di nuovi edifici ecclesiastici. E ricordiamo le vergognose commistioni fra fondi delle curie – raccolti appunto attraverso l’otto per mille oltre che attraverso le volontarie donazioni dei fedeli - e affari privati di alti prelati e loro famigliari messe in luce dall’inchiesta riguardante le malversazioni emerse nella curia di Napoli.
All’opposto, quasi tutte le altre confessioni religiose concorrenti alla ripartizione di tali fondi (a cominciare dalla Chiesa valdese) li destinano invece esclusivamente a finalità sociali e umanitarie. Anzi, i valdesi hanno anche rifiutato di condividere con la Chiesa romano-cattolica (e purtroppo anche con alcune altre confessioni minoritarie) il meccanismo truffaldino previsto dal Concordato stipulato ai tempi del governo Craxi, in base al quale ai cattolici viene attribuita non solo una quota proporzionale alle scelte effettivamente espresse a loro favore dai contribuenti, ma anche una quota ulteriore, calcolata sulla percentuale delle scelte effettuate a loro favore sul totale delle scelte espresse (sicché chi crede di non aver scelto nulla ha in realtà espresso una scelta a favore della Chiesa romano-cattolica, in minor misura a favore dello Stato e in minima parte delle altre denominazioni che hanno chiesto di concorrere a tale ulteriore riparto).
Dall'altro lato, neppure lo Stato merita la nostra generosità. Lo Stato è inerte per quel che riguarda la prevenzione dell'Aids e l’Italia è il solo paese dell’Europa occidentale che, a causa dell’infeudamento del Ministero della Sanità a politici cattolici, abbia escluso qualunque promozione dell’uso del preservativo come strumento di prevenzione, condannando in questo modo indirettamente soprattutto migliaia di adolescenti italiani ogni anno a infettarsi e a contagiare a loro volta i loro partners. E, mentre preleva ai cittadini omosessuali lo stesso contributo fiscale imposto agli altri, nega loro non solo il riconoscimento della parità di diritti come individui e come coppie, ma perfino una legge che vieti le discriminazioni ai loro danni, come richiesto più volte dal Parlamento europeo: una legge come quelle vigenti in quasi tutti gli altri paesi dell’Europa occidentale e come quelle che vietano anche in Italia la discriminazione di altre minoranze.
La Chiesa valdese e metodista (che pure non contempla nella sua struttura una gerarchia autoritaria autorizzata a fissare dogmi e direttive obbligatorie per tutti i suoi membri) ha invece da tempo avviato una seria e coraggiosa riflessione anche sul tema dell'omosessualità (come sulla bioetica e da sempre sulla laicità dello Stato, e come anni fa sul tema del divorzio e su quello dell'aborto), fondata sull'esegesi biblica e sull'impegno civile, tesa a superare pregiudizi secolari, radicati nella stanca ripetizione di luoghi comuni basati sull'arroganza (e sull'assoluta e compiaciuta ignoranza della realtà odierna delle relazioni omosessuali), riflessione che si è manifestata in numerose occasioni attraverso dibattiti, trasmissioni televisive, pubbliche prese di posizione di pastori e importanti iniziative editoriali. Queste riflessioni che provengono da una Chiesa cristiana universalmente rispettata e riconosciuta, e questa ormai costante attenzione civile e culturale, sono preziose per noi nel confronto con chi vuole negarci pari diritti e pari dignità sociale sulla base di una presunta “naturale” illiceità della nostra identità personale e morale.
Anche, ma non solo, attraverso questo impegno di riflessione e di ricerca, questa minoranza significativa nella società italiana ha spesso dimostrato che anche in questo paese la fede religiosa può motivare scelte di libertà anziché di autoritarismo clericale. Questo articolo ha ricevuto 169 visite.
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