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| Elezioni amministrative ’99. La sconfitta della sinistra a Bologna e nel paese impone al movimento gay una seria riflessione sulla propria collocazione politica e sulla propria iniziativa. Di Franco Grillini |
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| Lunedì 28 Giugno 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Da sempre, tradizionalmente, il movimento omosessuale ha nella sinistra il proprio interlocutore privilegiato. Proprio per questo tutti noi abbiamo gioito nel 1996 per la vittoria dell’Ulivo alle elezioni politiche. La speranza era che il primo governo che vedeva la presenza al suo interno della sinistra avrebbe avviato un forte riformismo nella direzione della traduzione politica e legislativa dei diritti civili di libertà, in particolar modo per gli omosessuali. Tutti sappiamo com’è andata: la sinistra che vince e che governa, per motivi di schieramento e di alleanza con i partiti cattolici, ha progressivamente emarginato le battaglie sui diritti individuali di libertà che costituiscono da sempre cuore e anima della sinistra stessa. Il paradosso di queste ultime elezioni, e del loro risultato disastroso per la sinistra, è che, scomparsi praticamente i partiti clericali (a Bologna il PP non elegge nemmeno un consigliere), la sinistra stessa avrà di uovo bisogno di chiunque, quindi anche del movimento gay, per cercare di risalire la china. Non c’è dubbio che, per chi come NOI da sempre si sente e si schiera a sinistra, esiste un obbligo morale nell’impegno per una ripresa della sinistra nel paese. Questa volta però nulla, ma proprio nulla, dovrà essere fatto senza precise contropartite e senza impegni tassativi di lotta e di governo. Per non dire poi della necessità di un dialogo a 360 gradi. Ma di questo avremo modo di riparlarne nei prossimi giorni. Questo articolo ha ricevuto 246 visite.
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