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| Alcune considerazioni sul World Pride, sul rapporto con il "Mieli" e le sue pretese egemoniche: alcune proposte di buon senso. Di Sergio Lo Giudice |
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| Sabato 17 Luglio 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Una festa dell’orgoglio gay e lesbico diffuso a macchia di leopardo sul territorio nazionale. “Trenta Pride in trenta città”, come segno di presenza sul territorio, nelle città grandi e piccole della penisola, per fare conoscere il significato di Stonewall a chi non ne era al corrente, per coinvolgere soci e simpatizzanti in una azione diffusa di informazione, sensibilizzazione, proposta culturale e politica. Quella di distribuire le iniziative per il 28 giugno lungo la penisola e’ stata una scommessa condivisa da tutta l’Arcigay, giocata con impegno e fatica e risultata vincente. Una rete diffusa di iniziative che faceva seguito alla manifestazione nazionale sulle Unioni Civili del 22 maggio, una giornata bella ed emozionante che ci ha permesso di rilanciare il tema del diritto al riconoscimento legislativo delle relazioni di coppia di gay e lesbiche.
Ad iniziative concluse, occorre rimettersi in marcia e pensare all’agenda degli impegni per il prossimo anno. Le scadenze sono gia’ sul tappeto ed impongono all’intero movimento un lavoro di organizzazione e strutturazione delle iniziative, a livello locale e nazionale, gia’ da subito, o perlomeno dal rientro delle vacanze estive. La prossima data e’ piu’ vicina di quanto si pensi: dal 21 al 25 settembre si terrà a Pisa la XXI Conferenza Europea dell'ILGA, l'associazione internazionale gay e lesbica, a cui sarà bene che la presenza italiana sia articolata ed attiva,
il 1° dicembre, giornata internazionale della lotta all’AIDS, vedrà i circoli Arcigay in piena attività di attuazione del progetto sulla prevenzione condotto insieme al Ministero della Sanità, che partira’ gia’ dal prossimo 1° settembre. Una collaborazione, quella col Ministero, che non fara’ venir meno l’atteggiamento vertenziale nei confronti del ministro Bindi che, come ripetiamo da tempo mostra di sottovalutare le necessità di un maggiore impegno per la riduzione dei casi di infezione, impegno che sembra essersi adagiato sul mantenimento di standard inadeguati di intervento, quasi che oramai, nell’era degli inibitori della proteasi, il calo del numero dei ricoveri non faccia il paio con un numero sempre impressionante di nuove infezioni fra gay, soprattutto giovanissimi.
Il 13 gennaio ricorrerà la “Giornata internazionale contro la discriminazione antiomosessuale su base religiosa”, nel secondo anniversario del gesto tragico di Alfredo Ormando. La manifestazione dello scorso gennaio, nonostante la giornata piovosa, ci ha consentito di ricordare a tutto il mondo (e’ stata l’iniziativa gay italiana del ‘98 in assoluto più ripresa dalla stampa internazionale) la condizione di repressione in cui le gerarchie cattoliche vorrebbero mantenere le persone omosessuali. Infine, il World Pride.
Arcigay, come e’ gia’ stato reso noto, ha formalizzato presso gli organismi internazionali la sua fuoriuscita dal comitato organizzatore: una decisione obbligata, data l’arietta che si respirava all’interno del Coordinamento Roma 2000. Questa decisione, naturalmente, non modifica in alcun modo l’impegno dell’Arcigay per la buona riuscita e la piu’ ampia partecipazione alla manifestazione del 2000 organizzata dal circolo Mario Mieli di Roma. Questo nonostante ogni nostro buon proposito di collaborazione con l’associazione romana si scontri sempre con un dato fastidioso e, sembra, eterno come la città dei Papi. Il fatto e’ che il Mario Mieli e’ tuttora impegnato in una rancorosa battaglia (b minuscola) per l’egemonia sul movimento omosessuale italiano. Un desiderio legittimo, sebbene mascherato, finora, dietro proclami di volontà unitaria, di servizio all’intero movimento, di desiderio di maggiore democrazia dei percorsi decisionali. Legittimo ma criticabile in quanto, esso sì, antiunitario in un periodo in cui crescono le attese e le perplessità della comunità glbt italiana in vista dell’appuntamento del 2000.
Non voglio perdere un solo attimo a polemizzare col Mieli, cosa che ho evitato con cura di fare negli scorsi dodici mesi e che ho intenzione di continuare a risparmiarmi.
Vorrei pero’ citare, per spiegare meglio il mio ragionamento, alcune simpaticherie che la presidente dell’associazione capitolina ci riserva dalle pagine del bollettino del circolo. Indicando al popolo cosa sia il 28 giugno e “come bisogna muoversi verso il Nuovo Millennio”, la cara Imma Battaglia elenca dieci punti. Ci si potrebbe aspettare, conoscendo la tradizionale acrimonia verso l’Arcigay, che nei dieci punti almeno uno o due siano dedicati ad insulti verso l’associazione che rappresento. Sbagliato. Tutti e dieci gli obiettivi del movimento glbt del 2000 sono rivolti a demolire l’Arcigay, evidente centrale internazionale della repressione delle persone omosessuali.
Ora, non mancano certo gli insulti gratuiti di cui verrebbe voglia di chiedere conto: per dirne una, Arcigay viene accusata di “razzismo” e di “atteggiamento borghese” per avere organizzato una manifestazione a Como (Como, Como, non Portofino, proprio Como). Viene definita “movimento d’élite”, immagino con riferimento ad i suoi organismi dirigenti democraticamente eletti a tutti i livelli e poi ancora, ambigua, ruffiana, ipocrita, presuntuosa…
Per fortuna, il Mieli si è scoperto “leader di una battaglia rinnovata ed energica”, e auspica che “questa leadership venga estesa dalla città eterna, Roma, a tutto il mondo”.
Auguro al Mario Mieli e alla sua presidente ogni bene ed ogni fortuna (anche se quel giorno spero di essere su un altro pianeta) raccomandando di mettere in agenda anche qualche altro punto politico, oltre agli scalpi dei militanti dell’Arcigay, e torno invece alle mie considerazioni.
Il movimento glbt italiano è, per fortuna, ampio ed articolato, esteso, per fortuna, oltre i confini dell’Arcigay e libero, per fortuna, di seguire percorsi e obiettivi diversi. Questa articolazione sarebbe una ricchezza se esplodesse nel sociale e nella politica, se riuscisse a parlare a tanti e tante, a coprire spazi ancora oggi trascurati. Per buona parte è così, e io sono grato a realtà come l’Agedo, che parla ai genitori come noi non potremmo fare, al Coordinamento dei gay cristiani, che costringe la Chiesa ad interrogarsi dal suo interno, alle altre realtà nazionali (Arcilesbica, MIT, Arcitrans) che sono al nostro fianco in tante battaglie, a realtà territoriali che portano avanti progetti e servizi là dove Arcigay non è presente ma il disagio omosessuale sì.
Sono sinceramente infastidito, invece, da un’associazione che ha come obiettivo principe quello di demolirne un’altra. In una situazione in cui (chiamo chiunque a smentirmi) mai una volta da quando presiedo questa associazione ho pronunciato una parola o compiuto un gesto che potesse essere inteso come di compressione degli spazi delle altre realtà glbt o di presunzione di rappresentarle tutte.
Noi a Roma nel 2000 ci saremo, parteciperemo con gioia alla manifestazione dopo avere lavorato a promuovere una massiccia partecipazione dalle 35 città in cui siamo presenti con un circolo politico. Chiediamo pero’ una cosa al circolo Mario Mieli: il suo ruolo di organizzatore del World Pride gli impone di puntare alla sua migliore riuscita e alla più ampia partecipazione. Non facciamoci illusione sul milione di persone. Non saranno un milione né cinquecentomila, ed è suicida dichiararlo. Il numero lo faranno soprattutto gli italiani, e se saranno cinquanta o centomila sarà la più imponente manifestazione glbt mai vista in Italia e sarà un successo. Noi vogliamo fare la nostra parte, e vogliamo farlo seriamente, senza medagliette ed evitando coordinamenti da cui sono fuggiti anche i più volenterosi e i più masochisti. E’ pero’ necessario che chi organizza l’evento la smetta di attaccarci continuamente, considerandoci un nemico da abbattere e creando continue occasioni di scontro. Ed è necessario che lo faccia da subito, non per noi, ma per la buona riuscita della manifestazione del 2000, il cui buon esito e’ da tutti noi fortemente voluto. Su questo punto è necessario un chiarimento politico ed il conseguente rispetto dei patti. Speriamo che il senso di responsabilità abbia il sopravvento sui vani sogni di leadership mondiale, altrimenti povero World Pride.
Sergio Lo Giudice
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