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| A Viareggio la destra contro gli omosessuali. In Italia il problema delle libertà. Di Franco Grillini |
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| Martedì 24 Agosto 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Quante volte abbiamo visto nelle terribili immagini dell’olocausto nazista gli ebrei deportati costretti a passare tra due ali di SS per sopportare umiliazioni di ogni tipo. Forse l’immagine è forte, ma non posso non fare il parallelo con ciò che è successo giovedì sera a Torre del Lago Puccini, frazione del comune di Viareggio nota per aver dato i natali all’autore di “Madame Butterfly”. Proprio davanti alla casa del maestro si doveva tenere la manifestazione sèettacolo organizzata dall’ARCIGAY e dal Comune di Viareggio. Una serata aperta a tutti all’insegna della mescolanza tra “diversi” e non, una occasione di incontro e di dialogo nell’ambito di “Friendly Versilia”, la campagna voluta dall’ARCIGAY della Toscana con il contributo dell’Amministrazione viareggina per la promozione del turismo gay in riviera e per dare dignità e valore culturale alla presenza storica del turismo omosessuale in questo spicchio di Tirreno. E invece della festa la cronaca registra la penosa e volgare esibizione muscolare della destra locale capitanata da un consigliere comunale di AN che, esattamente come le SS, ha accolto tra due ali insultanto, sputando e tentando di aggredire chiunque, omo o etero che fosse, tentasse di raggiungere la manifestazione dell’ARCIGAY. “Frocio, ricchione, busone, torna nei lager” e poi ancora bestemmie, cori da stadio (“chi non salta frocio è”), calci alle automobili, schiaffi. Tutto ciò non è un film sbiadito sulla Germania della “Notte dei cristalli”, ma un avvenimento che si svolge qui e ora nell’Italia democratica, nella Toscana popolare e dei dolci paesaggi.
E mentre scrivo con inquietudine queste righe giunge la notizia dello stupro su di un transessuale sul treno tra Rimini e Bologna. Anche qui è il “branco” che si muove esattamente come quel “branco” che, probabilmente, ha spinto il povero parà a cadere dalla torre maledetta lasciato agonizzare in quella caserma dove il comandante non vuole “degli effeminati con divise da effeminati”. Anche lì la cultura è quella della sopraffazione, della destra maschilista che non ha rinunciato e non rinuncia al proprio patrimonio genetico autoritario e illiberale. Ma la destra che impedisce con la violenza le manifestazioni dell’ARCIGAY e quella che vorrebbe trasformare tutto il paese in una caserma ci impongono di riflettere sul problema della libertà e sulla necessità di riprendere la trama di una riflessione sui diritti civili e individuali. Noi sappiamo bene che il cammino della tolleranza e dell’accettazione delle diversità in questi anni è stato straordinario anche grazie ai movimenti e alle iniziative come “Friendly Versilia” e sappiamo che proprio il successo di questa idea di libertà è all’origine della rabbiosa reazione maschilista. Ma sappiamo anche che rimane moltissima strada da fare nella direzione indicata dalla lettera aperta al Presidente del Consiglio e ai leader del centrosinistra inviata ieri dall’organizzazione omosessuale dove si chiede, unitamente alla garanzia dell’agibilità politica nel paese per le iniziative delle lesbiche e degli omosessuali, anche un forte impegno culturale contro il razzismo e l’intolleranza di chi vorrebbe per gli omosessuali di nuovo la clandestinità e la vergogna. Friendly Versilia è una proposta di visibillità e non certo di ostentazione, una visibilità che significa diritto all’identità, quell’identità che per millenni è stata negata agli omosessuali. Non sarà certo qualche insulto e qualche sputo a fermare la lotta di chi, nel battersi per la proprio libertà, è convinto di affermare la libertà di tutti. Questo articolo ha ricevuto 175 visite.
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