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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
Alleanza Nazionale in cerca d’identità riscopre l’omofobia, ma non tutti sono d’accordo. Di Aurelio Mancuso
Alleanza Nazionale in cerca d’identità riscopre l’omofobia, ma non tutti sono d’accordo. Di Aurelio Mancuso
Mercoledì 25 Agosto 1999
di Franco Grillini
in Focus

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Quello che è successo a Torre del Lago non è un episodio sporadico, un ultimo colpo di coda di una destra ancora attardata su posizioni antidemocratiche. Dalla dichiarazione di Fini sui maestri gay, alla performance della moglie sui calciatori, è stato un crescendo costante di attacchi rispetto alle libertà individuali, ma soprattutto verso una temuta visibilità degli omosessuali italiani.

I gay cominciano ad essere un vero problema per una destra che è ancora incerta sul suo futuro politico. Non sa se imboccare la strada, difficile e piena d’ostacoli, di rappresentare nel nostro Paese un’area conservatrice degna di questo nome, o perseguire il progetto di posizionarsi come blocco populista, settario e razzista. Fini tenta di trovare una sorta di punto di equilibrio, che gli permetta di navigare e mantenere il consenso interno ed esterno. Difficile credere che potrà continuare così all’infinito. Gli episodi di Torre del Lago hanno profondamente scosso il partito. Non è un caso che il leader non parli (anche se bisogna notare che nemmeno Veltroni ha speso una parola), che Forza Italia taccia, che Casini non abbia esternato. Questa volta si è andati oltre il segno, anche se non sono escluse ulteriori manifestazioni di intolleranza in altre città. Non è nemmeno un caso che oltre ai soliti Tremaglia, Maceratini, Gasparri, prendano la parola esponenti come Nino Strano, che con determinazione espone un punto di vista assolutamente diverso, alternativo, rispetto alla posizione ufficiale.

Sono i timidi segni che non tutto fila liscio, che un partito abituato al rigoroso rispetto delle idee del capo (soprattutto quando si tratta di temi riguardanti la sessualità e le libertà), comincia ad interrogarsi sulla confusa attuazione di un progetto politico, ribadito nell’assemblea di Verona, e mai decollato.

Quelle provocazioni, sputi, spintoni ed insulti di Torre del Lago, che qualcuno efficacemente ha ricordato essere stati progettati a freddo, sono caduti come un macigno nello stagno della destra italiana.

Hanno ragione i dirigenti di AN quando ribadiscono che tantissimi omosessuali votano il loro partito: da molto tempo abbiamo smesso di pensare agli omosessuali come ad una popolazione attenta a salvaguardare i propri spazi e intenta ad ottenere dal potere politico risposte coerenti. Gli omosessuali che votano questa destra, probabilmente sono mossi da interessi economici e sociali, assolutamente disgiunti dalla propria condizione sessuale, ma questa non è una novità: molti omosessuali sono abituati a questo tipo di rimozione e non solo quelli che votano Fini.

Comunque bisogna dire, per onestà intellettuale, che Nino Strano, non è un caso isolato, che alcune parlamentari di AN, alcuni esponenti locali sono decisi a non passare oltre rispetto ai fattacci di Torre del Lago. Tutto ciò è di per se un evento eccezionale, di cui le ripercussioni avranno effetti inediti nel futuro. In discussione c’è, come detto prima, la stessa natura del partito di Fini, il dilemma di poter coniugare la conservazione di valori tradizionali con il rispetto delle libertà e delle diverse espressioni della società. Altre destre europee e americane hanno fatto dolorosamente i conti con questi temi, subendo scissioni e fratture. Neanche Alleanza Nazionale potrà sfuggire a questo confronto interno.

E’, infine del tutto evidente, che la questione omosessuale italiana, riconferma, dopo questi fatti, la sua portata dirompente: ormai tutti, politica, religione e cultura si devono confrontare con la presenza di milioni di cittadini omosessuali. L’operazione culturale e sociale portata avanti con equilibrio e costanza dall’Arcigay Pride di Pisa, dimostra che temi come la visibilità e l’affettività dei gay e delle lesbiche possono emergere potentemente alla ribalta nazionale, conquistando il quasi generale (e per alcuni versi inaspettato) appoggio dei mass-media. Non sono state necessari eventi straordinari o indebite politicizzazioni, è stato sufficiente scendere “provocatoriamente” sul terreno dei benpensanti: tranquille vacanze, attività culturali e attività ludiche. Infatti, i destrorsi locali e i dirigenti nazionali di AN, se la sono presa perché i gay erano troppo visibili, usciti (finalmente) dai loro bar e discoteche e pervaso la società degli eterosessuali. Non è forse questo il nostro obiettivo principale ?

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