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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
"Per i gay integrazione e non solo tolleranza" di Marco Marcucci, Sindaco di Viareggio
A dieci giorni dai gravi fatti di Belvedere Puccini a Torre del Lago, il Sindaco di Viareggio, Marco Marcucci (ds), torna sulla prima pagina del quotidiano "Il Tirreno" con un editoriale.
Sabato 28 Agosto 1999
di Franco Grillini
in Focus

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A dieci giorni dai gravi fatti di Belvedere Puccini a Torre del Lago, il Sindaco di Viareggio, Marco Marcucci (ds), torna sulla prima pagina del quotidiano "Il Tirreno" con un editoriale che NOI pubblica interamente.



Vorrei che continuasse un ragionamento sui seri fatti accaduti in occasione di uno spettacolo di Arcigay a Torre del Lago. Parto dal tema della cosiddetta "scelta" di un turismo gay da parte dell'amministrazione del mio Comune. Diciamo la verità: noi non puntiamo ad essere la capitale di un turismo legato ad una particolare inclinazione della natura umana. Essa ha diritto ad avere dappertutto la stessa cittadinanza. Piuttosto, giacché nei fatti da noi si pone un evidente problema di integrazione anche di tale comunità, noi vorremmo vincere civilmente la sfida delle diversità. Vorremmo poterci vantare di una condizione nella quale donne e uomini, eterosessuali ed omosessuali collaborino e si convincano insieme dei loro diritti e dei loro doveri.

C'è un primo problema: ci può essere integrazione se non c'è anche il diritto di associarsi liberamente, a vivere anche collettivamente i propri convincimenti e le proprie inclinazioni? Ovvero, si può dire all'omosessuale: io ti rispetto, ma non devi associarti, non devi assumere iniziativa, non devi essere visibile? Ho letto la preoccupazione per la separazione, per i luoghi distinti, per l'autosegregazione. In effetti, è sin troppo facile auspicare che la nostra civiltà si evolva riducendo le separazioni. Però dopo secoli nei quali la diversità è stata peccato, vergogna e rischio mortale, io temo che sia una evidente ipocrisia ritenere che la libertà odierna possa ridursi al consiglio di mimetizzarsi, di nascondersi nella propria individualità, quale condizione per essere tollerati. Il tema della diversità non è neanche posto, se essa non ha diritto ad essere visibile e organizzata.

La sopraffazione contro lo spettacolo dell'ArciGay ha posto esattamente questo problema. È abbastanza chiaro, ed è stato condannato da tutti, il culto del disprezzo verso la diversità che ha animato i più facinorosi. Ma è più serio ancora il problema di altri cittadini, che ancor oggi non avvertono il "salto" che c'è quando si pretende di negare la parola ad altri con l'unico possibile argomento della loro natura. Ovvero che non comprendano il salto logico che c'è tra un normale episodio di contestazione politica ed un episodio di terribile contestazione della natura di altre persone.

È questo che indica la serietà del problema. Per questo mi pare troppo semplice il ragionamento di chi auspica la non separazione delle cosiddette diversità. In realtà noi siamo dinanzi sia al bisogno di esistere in forma individuale ed in forma associata da parte delle varie comunità "diverse", sia al serio problema che tutti gli altri facciano un sostanziale passo avanti e riconoscano questo come un diritto odierno di libertà, intangibile. È una grande e seria questione e non conviene ritenerla di semplice soluzione.

La nostra Amministrazione ha ritenuto giusto scegliere di aiutare questa richiesta ad essere visibili, ovvero a non essere semplicemente tollerati, ma integrati in una comunità ricca di effettiva convivenza. Potevamo scegliere una strada di più comodo opportunismo, fingere e non ascoltare questa domanda. Io sono contento di non averlo fatto e penso che, anche in quel caso, oggi saremmo dinanzi agli stessi problemi, ma con minore autorevolezza. Non deve, però, passare in seconda linea il fatto che questa è una strada di diritti e regole.

E qua si apre il secondo problema che intendo porre. Assieme al diritto alla diversità visibile esiste anche il diritto, particolarmente nella sfera della sessualità, al comune senso del pudore. Questa è l'altra faccia dello stesso problema e della stessa medaglia. Io credo che non possa crescere una cultura della libertà e della diversità sessuale, se non cresce e si rinnova una idea odierna del senso del pudore. E considero di notevole importanza che una Associazione come ArciGay abbia accolto questo ragionamento e si sia impegnata a fare la propria parte su questo problema. Torre del Lago soffre da anni di una condizione non accettabile di abuso. Sarebbe assai arduo stabilire quale sia l'aspetto prevalente di questo problema, anche se è certo che esso non può essere affatto identificato con l'omosessualità. La schiavitù o la libertà inibita delle giovani donne di colore, il nudismo o l'esibizionismo più o meno occasionali, la prostituzione transessuale e le economie illegali relative. Non è pensabile che si metta la testa nella sabbia e non si ponga questo problema.

Noi vogliamo che consapevolmente si isolino, da parte di tutti, tutte le forme di abuso e di violazione del senso del pudore. Per la Versilia, con le sue centinaia di migliaia di presenze turistiche e con gli ambienti del Parco che sono di intermezzo ai suoi centri abitati, quell'ambiente non deve essere né violato da urbanizzazioni sciagurate, né lasciato ad una condizione selvatica. Ed esso deve essere un luogo pubblico praticato da tanti, senza alcun timore di sorta. È verso questo che vanno i nostri investimenti ed i nostri progetti, di manutenzione, di piste ciclabili, di qualificazione dei campeggi, di risanamento della Villa Borbone e della realizzazione del nuovo Teatro Pucciniano. Io non credo che se non si apre con forza questo tema della fruibilità e del rispetto del pudore in questo ambiente si riuscirà a far crescere il nostro proposito di integrazione delle diversità. Sono due cose diverse, sono aspetti in contrasto? No, è vero il contrario. È vero, io penso, che non potrebbe esserci alcuna cultura o orgoglio delle diversità, se non si accompagnasse anche con una viva sensibilità a tutto ciò. Qualcuno può pensare che non sia una strada semplice affrontare alla luce del sole questo problema ed affrontarlo entro una cultura di rispetto non ipocrita della diversità sessuale. Io chiedo: cosa è più semplice? Rendere invisibili le diversità, nella nostra epoca di libertà? Oppure attendere che l'insofferenza delle persone si leghi alle idee di sopraffazione e di disprezzo di un nuovo estremismo di destra? È per questo che non mi pare ci sia alternativa ad affrontare insieme i problemi della libertà e del rispetto del pudore.

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