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| Siamo tutti omosessuali |
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| Se il nostro paese vuole aspirare a riacquistare una posizione centrale in Europa, non può ignorare l’omosessualità |
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| Lunedì 11 Settembre 2006 |
| di Dario Miccoli |
| in Focus |
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Due ragazzi vengono aggrediti fuori dal Cassero a Bologna, mentre camminano per strada abbracciandosi teneramente. Una giovane donna è violentata a Torre del Lago, la sua colpa: essere lesbica. A Venezia si organizzano, come era già accaduto l’anno precedente, le Giornate del Cinema Omosessuale e la Lega Nord annuncia una contromanifestazione a tematica hard eterosessuale. Pochi giorni prima esponenti della comunità ecclesiastica veneziana avevano protestato contro l’esibizione di un a loro dire vergognoso cinema gay, parte di quella cultura omosessuale considerata blasfema se non addirittura ignorata completamente dalla Chiesa e da buona parte della classe politica italiana di centro – destra e non solo. In un’Europa sempre più attenta ai diritti dell’individuo, con un crescente numero di paesi dove unioni civili o matrimoni gay vengono riconosciuti dalla legge, l’Italia sembra camminare a passo di gambero. Anziché progredire sulla strada dei diritti civili e abbattere qualsiasi discriminazione legata all’orientamento sessuale od altro, il nostro paese negli ultimi mesi si è caratterizzato per numerosi casi di violenza sessuale a donne, a gay e lesbiche.
Le ragioni di quello che pare un rinnovato istinto omofobico sono molteplici. In primo luogo, come rileva Franco Grillini, la continua propaganda di gruppi di estrema destra e il meno violento ma non meno nocivo atteggiamento anti – gay di gruppi e formazioni politiche legate al mondo cattolico, rinvigorite da un papa decisamente conservatore su temi legati alla sessualità e alla famiglia quale è Benedetto XVI. Anche per il centro – sinistra, ad eccezione della Rosa Nel Pugno e della sinistra cosiddetta radicale, l’omosessualità è troppo spesso un tema ancora molto spinoso. La querelle sui Pacs ne sono una testimonianza lampante. Le aggressioni a membri della comunità Glbt delle ultime settimane sono dunque un segnale da non sottovalutare.
Com’è possibile, ci si chiede, che ancora accadano eventi del genere? Purtroppo l’omofobia è una malattia dura a sconfiggersi e quando si legge di questi episodi, lo sconforto e la rabbia non lasciano inizialmente posto ad altri sentimenti. Al contempo è impossibile rimanere inerti e la necessità di agire, di rispondere a questi atti di violenza diviene un imperativo morale per ogni italiano dotato di senso civico e di amore per il prossimo, qualunque sia il suo orientamento sessuale.
Lettere ai giornali, manifestazioni, volantini, programmi in radio e tv, blog su siti Internet: ogni mezzo di comunicazione è buono per promuovere una causa che giova non solo alla comunità Glbt ma a tutti, e cioè la tutela di una parte d’Italia (nella fattispecie i gay) che si sente ogni giorno discriminata e troppo spesso poco tutelata di fronte alla legge. La classe politica, soprattutto i settori più riformisti e veramente liberali, dovrebbero agire con più coraggio, pensando più ai propri elettori, molti dei quali sono gay e lesbiche, e meno alle reazioni di organismi e personalità rispettabili ma talvolta invadenti in settori che non sono di loro competenza.
La crescente riscoperta in senso conservatore dei valori della tradizione cattolica e gli allarmismi sui pericoli nei quali incorrerebbe la famiglia eterosessuale, hanno creato lo spazio nel quale omofobia e forme di discriminazione sessuale sono potute fecondare e crescere. A ben vedere, i cambiamenti nella nozione di famiglia e di nucleo familiare non dipendono tanto, o non solo, dal riconoscimento di unioni omosessuali o del diritto all’adozione da parte di single o coppie dello stesso sesso. Tutto rientra in un più generale rimodellamento della società, che si avvia verso un futuro sempre più multiculturale e diversificato. Una società sempre più bastarda, nell’accezione positiva che Gad Lerner ha dato di questo troppo bistrattato termine.
Se il nostro paese vuole aspirare a riacquistare una posizione centrale in Europa, non può ignorare l’omosessualità. E’ proprio su temi come i diritti ai gay, la tutela delle donne e dei bambini, dei migranti che si misura il tasso di civiltà di una nazione. I gay non devono essere visibili solo attraverso personalità del mondo dello spettacolo, della moda e della cultura. E’ necessaria una presa di coscienza comunitaria che spinga in direzione di un sempre maggior riconoscimento dei diritti dei gay. Usciamo allo scoperto, per quanto a volte possa essere difficile. Facciamo sentire la nostra voce. Teniamoci per mano passeggiando per strada, abbracciamoci seduti su una panchina in un parco, baciamoci sotto le pensiline di una stazione ferroviaria. Non possiamo né dobbiamo avere alcun timore.
Aggressioni come quella di Bologna devono farci alzare la guardia, ma non spaventarci né costringere a reprimere gesti quotidiani e minimi come l’abbracciarsi. Eppure quale gay o lesbica non si è mai posto il problema se fosse opportuno in una data situazione o in un dato luogo dare un bacio al proprio compagno o compagna? E’ necessaria perciò una duplice azione: da una parte ad opera della classe politica più sensibile a queste tematiche, con l’aiuto dell’associazionismo Glbt e dei pochi politici dichiaratamente omosessuali affinché le tematiche care alla comunità Glbt abbiano sempre più spazio in parlamento e nel dibattito politico. Dall’altra, ogni gay e ogni lesbica sono chiamati a confrontarsi con le proprie famiglie, gli amici, i colleghi di lavoro perché tutti comprendano come l’omosessualità non sia qualcosa di abietto, ma piuttosto una parte complementare e per molti aspetti gemella dell’eterosessualità.
Il tempo delle grandi rivoluzioni è ormai terminato. Oggi è piuttosto possibile progettare una politica fatta di piccoli gesti, di cambiamenti che possono apparire minimi eppure sono fondamentali. In questo la società civile più liberale e democratica, le associazioni femminili potrebbero fornire e già forniscono un contributo insostituibile. Qualcosa si può cambiare con fatica, con il lavoro di ogni giorno e, soprattutto, con più coraggio da parte di tutti, gay e non.
Di fronte alle recenti aggressioni, quando si verificano discriminazioni legate all’orientamento sessuale o ogni qualvolta ci si accorge di come la legge troppo spesso si dimentichi della comunità Glbt, quegli italiani che credono nei valori della democrazia, della tolleranza e della libertà dovrebbero scendere in strada e uscire allo scoperto insieme con noi.
In questi momenti, siamo tutti omosessuali.
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