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| 28 giugno 37 anni di gay pride per la libertà |
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| L’Italia non resti l’unico Paese che non garantisce diritti per gli omosessuali |
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| Mercoledì 28 Giugno 2006 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Da quel 28 giugno 1969, quando gli omosessuali si ribellarono per la prima volta nella storia ai soprusi della polizia, sono trascorsi ormai 37 anni, che nella politica e nel costume rappresentano un’era. Per i diritti degli omosessuali il tempo sembra essere trascorso ancora più in fretta e la Storia ha fatto passi da gigante.
Per la ricorrenza, sfilano, oggi nel Mondo più di 20 milioni di persone; un gigantesco movimento che ribadisce, ogni anni, con grandissima forza ed efficacia idee di libertà, laicità e chiede diritti umani.
Il pregiudizio antiomosessuale nutrito da penosi stereotipi è, purtroppo, ancora ben saldo in alcuni strati della popolazione e in vaste aree del pianeta.
Tuttavia negli ultimi 37 anni, non solo è stato possibile, grazie ed un’enorme lavoro culturale, contrastare pregiudizi razzismi e tabù e, soprattutto nella vecchia Europa, abbiamo assistito ad una straordinaria stagione di riformismo civile che a cavallo del terzo millennio ha portato ben 11 Paesi a dotarsi di una legislazione avanzata in materia di diritti delle coppie omosessuale e di leggi antidiscriminatorie.
Oggi larga parte dell’opinione pubblica democratica guarda al movimento lgbt con simpatia e condivisione.
Non a caso in Svizzera il 60 % della popolazione ha confermato attraverso un partecipato referendum la legge che estende alle coppie omosessuali il matrimonio tradizionale. Non a caso, ancora, alle elezioni regionali è stato eletto, per la prima volta in Italia un omosessuale al ruolo di presidente della regione Puglia.
L’elezione di Nichi Vendola rappresenta la più plateale smentita a tutti coloro, e sono ancora molti anche a Sinistra, che pensano ancora oggi che affrontare con coraggio determinazione ed efficacia la questione dei diritti civili delle persone omosessuali possa danneggiare questa o quella coalizione.
Il cambiamento radicale, che abbiamo favorito negli ultimi anni come movimenti lgbt, nella politica sta qui: l’omosessualità da problema è diventata una risorsa, il movimento omosessuale da minoritario è diventato largamente rappresentativo della battaglia sui diritti umani, il gay pride (così calunniati per la loro presunta natura folcloristica) sono diventati uno dei riferimenti per le battaglie sulla laicità dello stato e per i diritti individuali.
Ma non possiamo dimenticare che in Italia i problemi irrisolti sono ancora molti.
Alla violenza omofobica, con numerosi omicidi nella Capitale e nel resto del Paese, ancora fortissima si aggiunge l’omofobia politica, che fino agli anni ’90 sembrava non esistere,
Mentre scrivo queste righe la polizia, alla quale dobbiamo esprimere gratitudine, ha appena risolto il caso del pestaggio di natura politica avvenuto in un locale gay a Torre del Lago e a Roma sono stati arrestati i colpevoli dell’ultimo delitto antigay.
Un altro grave problema è la difficoltà di far approvare dal Parlamento le stesse leggi a favore della comunità lgbt che sono in vigore nella maggior parte dei paesi europei.
La ragione al sappiamo: manca una netta maggioranza laica nel Parlamento italiano ed è feroce l’opposizione della Chiesa cattolica che si esprime in modo molto violento contro gli omosessuali esercitando un veto clamoroso sulle scelte autonome dello stato italiano.
Che fare?
La strada è quella indicata dall’imponete gay pride di Torino che ha conquistato la cittadinanza, presente in massa ai lati del corteo, evidenziando, ancora una volta, la simpatia popolare per le battaglie glbt.
Occorre quindi essere in piazza il più possibile, dare vita all’associazionismo delle coppie omosessuali, garantire un a presenza nel sociale quotidiana, attraverso una rinnovata visibilità.
In quanto alla legislazione occorre esplorare vie nuove, come quella giurisprudenziale, facendo appello alla Magistratura perché laddove vige la latitanza del Parlamento i diritti vengano garantiti da sentenze coraggiose.
Infine dobbiamo appellarci all’Europa perché orami è insopportabile che l’Italia rischi di restare l’unico Paese privo di una legislazione per i diritti lgbt.
Tutto ciò non sarà sufficiente a smuovere le acque stantie della politica italiana se ogni lesbica, ogni omosessuale e ogni transessuale non troverà il coraggio di fare quella rivoluzione che non è possibile calare dall’alto e cioè garantire quotidianamente la visibilità attraverso una militanza personale capace di parlare ai propri amici, ai propri parenti al proprio datore di lavoro della propria omosessualità con fierezza. Buon 28 giungo a tutte e a tutti.
Onorevole Franco Grillini (Ulivo)
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