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| LA STORIA SIAMO NOI NESSUNO SI SENTA OFFESO |
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| Il commento al Torino Pride 2006 di Paolo Hutter |
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| Lunedì 19 Giugno 2006 |
| di la Repubblica |
| in Focus |
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di Paolo Hutter
La sensazione straordinaria è stata che l’intera città abbia fatto proprio il Pride. Dai ragazzini alle madame del popolo. La distinzione tra partecipanti e spettatori passava per sfumature.
Già a Porta Susa l’attenzione non era più tanto catturata dall’interrogativo su quanti (pochi) ministri o sindaci sarebbero venuti, né su quanti gruppi gay del centro Sud sarebbero arrivati. Il Pride era la gente, erano le diverse sfumature della partecipazione. Certo il ragazzo a torso nudo che ballava sul carro musicale non era la stessa cosa della femminista torinese che scende in piazza da trent’anni. E la anziana signora semplice che mi rispondeva “sono torinese, vengo a vedere le manifestazioni nuove che arrivano” non è la stessa cosa degli studenti che si inseguivano con gli sms.
Ma tutto si combinava in una straordinaria armonia, in cui ciascuno si sentiva libero di essere sé stesso e di modulare curiosità e partecipazione solidale, azione e osservazione. Grazie alla gente di Torino è stato uno dei più bei Pride della storia italiana Tra gli ingredienti e i precedenti di questo successo ci possiamo mettere tante cose: anche le recenti Olimpiadi e le più antiche manifestazioni del Fuori di 25 anni fa. La percezione della questione omosessuale è dopo questo sabato più ricca, ma lo è anche la percezione umana – non cerebrale e astratta – della questione laica. Ci sarà da litigare ancora sulle riforme, la famiglia,la morale. Ma per quello che poteva essere e dare, il Pride ha stravinto. Mi viene in mente un verso di De Gregori: “la storia siamo noi, nessuno si senta offeso”. Questo articolo ha ricevuto 179 visite.
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