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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
Ulivo, Il partito teocratico
Ulivo, Il partito teocratico
Nella già nutrita pattuglia dei leader di centrosinistra compare la new entry Camillo Ruini
Venerdì 10 Febbraio 2006
di Il Manifesto
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di Gianni Rossi Barilli

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Aggiungi un posto al tavolo, dice il pragmatico segretario dei Ds Piero Fassino. E così, nella già nutrita pattuglia dei leader di centrosinistra compare la new entry Camillo Ruini. Tanto per chiarire cosa intendesse papa Ratzinger affermando che la chiesa non fa politica. E per indurre noi miscredenti a domandarci quanto debbano essere grosse le bugie per farci meritare malgrado tutto un posto in paradiso.

Fassino magari al paradiso ancora non aspira, ma al governo sì. Saltabecca perciò da una trasmissione tivù all'altra spiegando che sul programma dell'Unione è pronto a discutere direttamente con Ruini saltando l'intercessione di Rutelli. Il che da un lato mette a nudo in tutto il suo splendore l'invadenza politicante delle gerarchie cattoliche. Dall'altro però spinge chi spera (o si illude) che l'Italia possa voltare pagina una volta archiviato Berlusconi a porsi interrogativi inquietanti.

Il tema caldo del giorno sono i Pacs, o unioni civili che dir si voglia, sul quale sta andando in scena una colossale comica che la dice lunghissima sull'inadeguatezza della nostra classe politica. Il centrodestra - da cui attendiamo a momenti la confessione che questo ultimo scorcio di legislatura era in realtà una puntata di Scherzi a parte - cavalca la tigre del matrimonio omosessuale con toni sempre più calderoliani, ritenendo a torto o a ragione che l'argomento mobiliti il suo elettorato «dormiente».



E il centro del centrosinistra, nella speranza di intercettare i votanti comatosi confusi dal risveglio, segue a ruota. Impagabile per esempio Clemente Mastella che dichiara urbi et orbi di non essere disposto a svendere la sua preziosa coscienza per cinque miseri seggi. E per dieci? Molto meno divertente, nel suo luciferino cinismo, appare Rutelli che lotta fino all'ultima virgola per accattivarsi ulteriori simpatie da parte dei vescovi e sembra già mettere le mani avanti per eventuali voltafaccia post-elettorali. La sinistra laica e «radicale», che tutta insieme non conta meno della Margherita sul mercato dei voti, appare in confronto non altrettanto decisa e tutto sommato sulla difensiva. Mai però quanto i Ds, che si sa sempre meno dove collocare e che per il loro peso specifico hanno oggettivamente una responsabilità molto grande. Il messaggio che stanno inviando all'elettorato sulla questione Pacs, e più in generale sul rapporto con le pretese programmatiche del mondo cattolico, è che non sanno bene che pesci prendere.



Se poi guardiamo al merito del problema che agita così tanto le acque dell'Unione viene da ridere per non piangere. Le unioni civili che si sta faticosamente cercando di incardinare nel programma del centrosinistra rappresentano una soluzione al riconoscimento delle convivenze di fatto più arretrata, nella sostanza e in linea di principio, di quelle che già ben dodici paesi dell'Europa occidentale hanno adottato negli ultimi due decenni. A cominciare dal particolare, culturalmente scandaloso, che si abbia «pudore» di nominare i gay e le lesbiche che costituiscono il vero nodo dello scontro politico in atto, o di usare espressioni moralmente neutre come orientamento sessuale. Se si preferisce «devianza» o «malattia» perché non dirlo? D'Alema ha sostenuto ancora ieri che il problema, sui Pacs, è solo terminologico, ma è vero proprio il contrario. Sarebbe ora di affrontare l'argomento nella sua concretezza e chiarire quali sono le rispettive posizioni. Se non lo si fa è perché si sa già che esistono nell'alleanza punti di vista inconciliabili. Questo non è un bel biglietto da visita per il futuro governo dell'europeista Prodi, ma d'altra parte non lo è neppure il fatto che su una questione già positivamente archiviata nel resto dell'Europa occidentale ci si affatichi tanto.



L'Unione non doveva dare risposte ai veri problemi del paese? Uno di questi, senza dubbio, è il clericalismo ipocrita che avvolge l'Italia nel suo inarrestabile regresso. Si vuole dire una buona volta che la chiesa deve rinunciare ai suoi progetti di restaurazione neo-medievale? Dovrebbero farlo i laici ma ancor più i cattolici di buonsenso. Invece assistiamo a vuote dichiarazioni in favore della laicità alle quali fanno da contorno atti del tutto divergenti. Si tira in ballo a sproposito la costituzione contro le coppie di fatto ma non, molto più puntualmente, sul finanziamento pubblico delle scuole cattoliche. E si accetta senza fiatare che nel processo del costituendo partito democratico la Margherita candidi nelle sue liste la presidente del Comitato «Scienza e vita» Paola Binetti, pupilla di Ruini e portabandiera della vergognosa legge sulla procreazione assistita. Se bisogna «limare» sui termini, come insegna la trattativa a coltello sui Pacs, perché non discutere anche sulla plausibile definizione di partito teocratico? (gianni rossi barilli)



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