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| Soldi pubblici alle scuole confessionali cattoliche e attacchi alle famiglie di fatto. Il nuovo clericalismo mostra la sua faccia aggressiva. Ma cosa significa la "parità scolastica" e perchè come gay dobbiamo contribuire a creare un vasto movimento per l |
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| Lunedì 01 Novembre 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Occorre chiarire una volta per tutte, dopo la manifestazione di sabato 30 ottobre in Vaticano a favore della scuola cattolica, che la disputa non è tra scuola pubblica e scuola privata, ma tra scuola laica, libera e pluralista e scuola confessionale. Si vorrebbe da parte cattolica (poi in futuro da parte islamica, dei testimoni di Geova, dei mormoni e via dicendo) che lo Stato con soldi di tutti (quindi anche degli odiati omosessuali) finanzi le scuole confessionali con la chiara finalità di una educazione di parte così come lo stesso papa ha ribadito quando ha rivendicato alle scuole cattoliche il fine di «promuovere e approfondire la fede» o meglio, di trasmettere «la verità, che è assoluta e universale, in definitiva la verità di Dio [...]. Una verità che può essere conosciuta con certezza». Come gay siamo molto preoccupati perché mentre il compito di una scuola laica è quello di consentire ai giovani di formare la propria personalità culturale e civile in quel dialogo e confronto fra opinioni diverse che è la caratteristica saliente e peculiare delle società liberali e individualistiche, la scuola confessionale ha invece lo scopo di formare i giovani nel quadro e nell'ambito di una specifica concezione ideologica autoritariamente predeterminata. Se dovesse passare l’incostituzionale principio dei finanziamenti pubblici alla scuola confessionale non c'è comunque alcun dubbio che i primi ad avvalersi di questa opportunità saranno gli appartenenti ai gruppi più integralisti ed estremisti presenti nella società italiana (e la manifestazione di rieri a Torino degli islamici ne è una palese dimostrazione). Credono i sostenitori "liberali" della scuola confessionale che abbiamo davvero bisogno di un paese sempre più diviso in fazioni e microcomunità sempre più illiberali, intolleranti, integraliste, incapaci di comunicare fra di loro, radicalmente estranee alla necessità e al compito di creare una comune cultura liberale e democratica, basata sull'educazione al dialogo fra diversi?
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