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| Omofobia, un libro-azione contro il silenzio |
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| La tutela dei diritti comincia sul luogo di lavoro: il primo volume sulla discriminazione fondata sull’orientamento sessuale |
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| Mercoledì 25 Gennaio 2006 |
| di l'Unità |
| in Focus |
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È la «cultura dei diritti» della Cgil che Guglielmo Epifani rivendica, mentre sottolinea l’attacco ai diritti stessi e alla laicità dello stato in corso nel nostro Paese, ciò che sta alla base del volume La discriminazione fondata sull’orientamento sessuale: una raccolta di saggi e riflessioni curata da Stefani Fabeni e Maria Gigliola Toniollo, appena arrivata in libreria (Ediesse editore, 564 pagine, 25 euro).
L’obiettivo principale di questo lavoro, come spiegano i due curatori, è la lotta all’omofobia: ma anche se «un libro è per sua natura più consono al momento della riflessione che a quello dell’azione», ci si augura che possa essere «spunto per altre iniziative e riflessioni, tramite per l’individuazione di soluzioni, ispiratore di nuovi progressi nella lotta alle discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali e bisessuali». Insomma: un libro che vuole essere «una azione».
Si tratta del primo volume pubblicato in Italia che riguarda questo tipo di discriminazioni: un libro di cultura giuridica, rivolto agli operatori del diritto, alle università. Si inserisce quindi, come sottolineano tutti gli intervenuti alla presentazione di ieri (c’erano tra gli altri Franco Grillini, Luana Zanella, Enzo Marzo, Morena Piccinini, Elena Cordoni), in un grande vuoto, un grande silenzio: esprimendo quella che viene definita come «una critica costruttiva», rispetto all’attuazione da parte del decreto legislativo n. 216 del luglio 2003 della direttiva europea sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro. Spesso oggi la discriminazione assume forme subdole, osserva Morena Piccinini. Luana Zanella auspica che il volume aiuti a «togliersi dal pantano di un dibattito ideologico di basso profilo».¸
Lo ricorda Salvi, ne riparlerà poi Grillini: è difficile distinguere in presenza di una forte precarietà lavorativa, quando il mancato rinnovo di un contratto di lavoro è dovuto a motivi discriminatori: «Come si fa a dimostrare che un contratto a tempo determinato o di collaborazione non è stato rinnovato perchè il lavoratore è gay?». Quella che viviamo in Italia, ha insistito Salvi, è comunque una «cultura ancora fortemente omofobica». Più protetti rispetto agli abusi risulterebbero comunque gli omosessuali dichiarati. Per gli altri, come viene ricordato, un elemento di difficoltà ulteriore deriva dal fatto che molto spesso le denunce arrivano dopo la risoluzione del rapporto di lavoro: spesso, a rivolgersi al sindacato sono le mamme degli interessati «le mamme che sanno sempre tutto prima degli altri», come spiega uno degli operatori della Cgil nuovi diritti di Roma.
La verità comunque, osserva ancora Salvi, è «che il principio di eguaglianza evolve». E che il tema delle discriminazioni e dei modi per combatterle è assolutamente all’ordine del giorno.
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