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| 10 anni fa crollava il muro di Berlino e con esso il comunismo reale, storia di dittature, sofferenze, soffocamento delle libertà, comprese quelle gay. Di Franco Grillini |
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| Martedì 09 Novembre 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Dieci anni fa, il 9 novembre del 1989, crollava il muro di Berlino sotto l’incalzare della rivolta popolare contro il fallimento del comunismo reale, della dittatura, della mancanza di libertà. Di questo movimento che ha cambiato la storia hanno fatto parte anche quegli omosessuali che anche nella dittatura erano riusciti a rifiutare l’anonimato e a militare per una società libera e aperta ai diritti individuali, compresi quelli delle lesbiche e degli omosessuali. In quei giorni chi scrive era in viaggio tra Polonia e Cecoslovacchia. Nonostante fosse chiaro che quei regimi stavano vivendo le loro ultime ore di agonia, le polizie locali incutevano ancora timore ed esprimevano minacciosamente ancora la loro forza autoritaria. A Praga gli amici gay erano spaventati dell’ipotesi di essere trovati in compagnia di omosessuali stranieri, di essere inquisiti e magari imprigionati. Un anno più tardi quei regimi non esistevano più e la ritrovata libertà fu celebrata da una sessione particolare del congresso dell’ARCIGAY che, proprio alla presenza dei gay di Germania, Cecoslovacchia e Slovenia, discusse a lungo di come contribuire anche dall’Italia alla battaglia per la libertà in quei paesi. Per alcuni di loro la fine della dittatura significò immediatamente la fine della legislazione antigay. Mentre per altri abbiamo dovuto aspettare molto più a lungo perché i parlamenti abrogassero le vergognose leggi in vigore dai tempi di Stalin, quello Stalin che trasformò l’omosessualità in reato punito con i gulag. Oggi solo in Romania (che però sta discutendo la depenalizzazione) e la Bulgaria esistono ancora leggi antigay, mentre in altri paesi, pur non essendo più illegale, l’omosessualità continua ad essere repressa come dimostra l’intervento sulla situazione ucraina pubblicato di recente da NOI nella rubrica degli esteri.
In altri paesi invece, come in Cecoslovacchia e Lituania, i parlamenti stanno addirittura discutendo l’introduzione della legislazione sul riconoscimento delle famiglie di fatto (in Ungheria è già in vigore anche per i gay) dimostrando che in fatto di libertà alcuni paesi che si sono liberati dalla dittatura sono ormai più avanti dell’Italia che, purtroppo, è ancora sotto il gioco di un’altra dittatura, forse più impalpabile ma non meno perniciosa: quella clericale. Questo articolo ha ricevuto 200 visite.
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