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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
Giuliana (AN) e i gay: una nuova ferita
Giuliana (AN) e i gay: una nuova ferita
Il giornale di ieri lo avrà letto anche un giovane adolescente che cresce sentendo dentro di sé una diversità che non ha ancora nome
Venerdì 18 Novembre 2005
di L'Adige
in Focus

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Non credevo che le parole di un consigliere comunale di An riuscissero a ferirmi, che quella frase scritta ieri nei titoli di prima pagina riuscisse a scalfire la corazza che negli anni della politica e del mio personale orgoglio gay si è rafforzata.

Ma leggere i caratteri di stampa col neretto, vedermi saltare addosso quella frase: «I gay sono dei malati», mi ha provocato quella sensazione di rabbia e indignazione e delusione che fa serrare le mascelle e socchiudere gli occhi, che blocca la gola non si sa se per strozzare un insulto o per trattenere un dispiacere.

Gay vuol dire letteralmente allegro, spensierato, svolazzante, leggero, gaio. Ma la felicità - un gay, una lesbica - non la trovano a buon mercato!

Mi è venuto in mente un ritaglio di giornale di qualche anno fa. Parlava di un ragazzino di tredici anni che tornato a casa da scuola dopo l´ennesimo insulto dei compagni di classe che lo chiamavano «frocio» e che lo prendevano in giro per la sua delicatezza, ha voluto emulare la fantascienza di un film sull´ibernazione stendendosi nella neve per non alzarsi mai più. Ha lasciato sul suo corpo, come un epitaffio, un foglietto di carta con scritto: «voglio svegliarmi in un mondo più gentile».

Lo voglio anch´io quel mondo più gentile, dove i ragazzi che amano i ragazzi non siano costretti a nascondersi, dove l´esercizio della felicità non sia ferito dal filo spinato, dove la diversità non sia costretta a farsi spazio tra la battuta cattiva, l´anatema di un vescovo e un certificato clinico.

E vorrei che anche la mia città fosse più gentile, che sapesse condannare con forza le affermazioni fatte ieri, allontanandole dal centro del Consiglio comunale per relegarle al più squallido bar degli sfigati. Vorrei che la Margherita ritornasse sulle sue decisioni, abbandonando l´astensione e votando sì al registro delle unioni civili come segnale politico di accoglienza delle diversità, di condanna dell´omofobia, unendosi al corpo largo di una città che rispetto a quel consigliere sta dalla parte opposta .

E mi piacerebbe che il sindaco difendesse con fermezza la dignità di gay e lesbiche e che uscisse da un silenzio colpevole per censurare le espressioni di chi confonde meschinamente l´amore omosessuale con il reato blasfemo della pedofilia.

Forse voglio troppo, ma sappiate che il giornale di ieri lo avrà letto anche un giovane adolescente che cresce sentendo dentro di sé una diversità che non ha ancora nome, una tendenza che non riesce a spiegarsi ma che lo porta ad innamorarsi del suo vicino di banco, una sensazione che lo fa sentire solo. E le dichiarazioni del consigliere di An lo faranno sentire ancora più solo. Lo avrà letto anche sua madre, che cerca di capire suo figlio e teme che il mondo possa escluderlo, ridicolizzarlo, sbeffeggiarlo. Solo perché è un ragazzo che ama i ragazzi. E oggi quella madre avrà ancora più paura.

Coloro che hanno dovuto conquistare con le unghie e con i denti il proprio stare al mondo chiedono solidarietà, per non ritornare a perdersi nei labirinti di una negazione senza scampo, per difendersi da parole ruvide che colpiscono la dignità.

Donatello Baldo

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