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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
La sinistra e la sfida dei pacs
La sinistra e la sfida dei pacs
Non sono forse i Pacs il male minore, rispetto al disordine delle unioni senza regole?
Venerdì 23 Settembre 2005
di la Repubblica
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di Massimo Livi Bacci

E' sperabile che i Pacs, patto civile di solidarietà dei conviventi, entrino davvero nel programma dell'Unione, senza farsi intimorire dalla Cei e dai distinguo, ispirati dalla caccia al voto moderato, di alcune componenti del centro-sinistra. Del resto il progetto di legge presentato lo scorso luglio al Senato era firmato da numerosi esponenti cattolici e trova favorevole un vasto numero di credenti. In Europa la tendenza a legalizzare forme di associazione familiare non tradizionali è tuttora vigorosa: matrimoni omosessuali in Olanda, Belgio e Spagna; riconoscimento delle coppie di fatto in gran parte degli altri paesi europei. Non così negli Stati Uniti dove ? a parte la Corte suprema del Massachusetts e l'assemblea legislativa della California che (contestate) hanno riconosciuto il diritto a sposarsi delle coppie dello stesso sesso ? c'è un ampio consenso nel valorizzare e difendere il matrimonio come esclusiva prerogativa delle coppie eterosessuali. Nel 1996 Clinton firmò il DOMA (Defense of Marriage Act) una legge bipartisan del Congresso che definiva il matrimonio come l'unione di un uomo con una donna, nell'ambito delle leggi federali. La nomina di un nuovo giudice conservatore nella Corte Suprema e la crescente pressione perché un emendamento alla Costituzione definisca il matrimonio (materia regolata dai singoli Stati) in senso tradizionale, sono altri robusti argini alla "deregulation" dell'istituto familiare, in linea con la filosofia dell'America di Bush. Il progetto di Pacs dell'Unione segue, come è noto, il modello francese, e regola i rapporti tra conviventi di sesso diverso, o dello stesso sesso, disciplinando i rapporti personali, i regimi patrimoniali, successori, assistenziali. Lasciando agli specialisti la valutazione delle complesse implicazioni del nuovo istituto e dei contenziosi che solleverà, vanno discusse due interessanti questioni che né il pubblico dibattito né le scarne relazioni di accompagno ai disegni di legge hanno affrontato. Primo: quale potrà essere la diffusione del nuovo istituto? Secondo: quale la proporzione delle coppie dello stesso sesso tra i contraenti i Pacs? La Francia ha approvato la disciplina dei Pacs a fine 1999 e può servire da guida: stessa popolazione, normativa quasi identica, caratteristiche sociali vicine. Nel 2000 vennero conclusi quasi 24.000 Pacs; nel 2001 scesero a 19.000 e si pensò che dopo l'iniziale entusiasmo (e intaccato e l'arretrato di situazioni da regolare), l'istituto non avesse attecchito. Considerazione smentita negli anni successivi perché il numero è gradualmente cresciuto fino a circa 36000 nel 2004, a testimonianza della crescente popolarità della nuova normativa. Un Pacs, grosso modo, ogni 8 matrimoni, e una "rottura" di Pacs ogni 10 patti contratti. Ritengo che in Italia il fenomeno sarà assai più modesto, almeno nei primi anni. I candidati a contrarre un Pacs sono, soprattutto, le coppie di fatto ? coppie stabilmente conviventi, con figli o senza ? che per ragioni oggettive o decisioni personali non possono o non vogliono contrarre matrimonio, il cui scioglimento è complesso e costoso. Il numero di queste coppie, in Francia, si aggira sui 2,5 milioni, circa il quadruplo dell'Italia, dove un'indagine Istat del 2002-03 ne ha stimate 564.000. E' vero che la tendenza è alla crescita ? all'inizio degli anni '90 queste erano appena 200.000 ? soprattutto nel centro-nord e nelle grandi città, ma le dimensioni del fenomeno sono ancora modeste. Se si estendesse l'esperienza francese all'Italia, non più di 10-15.000 coppie farebbero ricorso al nuovo istituto nei primi anni. I Pacs riguardano coppie sia etero che omosessuali, anche se molti (male informati, o con informazioni distorte) credono che siano solo una forma di "matrimonio gay". Ebbene, in Francia ? dove peraltro dei Pacs si conosce poco più del numero, essendo vietata la raccolta di ogni altra informazione sui "pacsisti" per una malintesa tutela della privacy ? si valuta che i patti omosessuali siano poco più di un terzo del totale. Non sappiamo quante siano le coppie di fatto dello stesso sesso in Italia, perché mancano indagini fidate e rappresentative. Circolano numeri assai fantasiosi, ma possiamo far meglio avvalendoci di indagini più rigorose, dove queste esistono. Se la frequenza delle coppie omosessuali fosse analoga a quella propria dell'Olanda ? paese dagli usi assai disinibiti in questo campo ? si avrebbero, in Italia, circa 80.000 coppie dello stesso sesso, in prevalenza maschili. Ma l'Olanda è un caso speciale: adottando l'incidenza delle coppie omosessuali di Francia e Gran Bretagna, le stime per l'Italia scenderebbero a meno della metà. Di queste, una proporzione sicuramente inferiore al 10 per cento si legherebbe, ogni anno, con un patto formale, se all'Italia si applicasse l'esperienza degli altri paesi. La Chiesa ? o meglio, la Cei ? teme che il nuovo istituto svii le coppie dal matrimonio. Può essere: ma il matrimonio, e quello religioso in primis, è in crisi in tutta Europa, Italia compresa, Pacs o non Pacs. Un numero crescente di giovani, e di meno giovani, si unisce in libertà. La Chiesa fa bene a ribadire il suo insegnamento, ma la Cei non farebbe male a trarre ispirazione dalla prudenza di Sant'Antonio de' Liguori: non sono forse i Pacs il male minore, rispetto al disordine delle unioni senza regole?.

(Repubblica, La del 23/09/2005)

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