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| Sconfiggere il terrorismo: dialogo e condivisione dei valori universali |
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| Anche le comunità islamiche italiane devono contribuire con prese di posizioni e atti concreti, tra cui il riconoscimento del valore dei diritti civili e di libertà |
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| Giovedì 28 Luglio 2005 |
| di Aurelio Mancuso |
| in Focus |
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La guerra al terrorismo, come ben scrivono il Consigliere per la sicurezza e quello per gli interni del presidente Bush sul New York Times, non può essere vinta senza la consapevolezza che il nemico da sconfiggere è il fanatismo religioso e non la moltitudine islamica. Questo deve avvenire, proseguono i due esponenti politici, attraverso l’appoggio di tutti i governi, le organizzazioni, gli intellettuali e le popolazioni islamiche moderate, che sono le vittime principali di un progetto criminoso, che intende costruire un mondo basato sul terrore e sulla cancellazione delle libertà. Parole finalmente sagge, che segnano un cambiamento profondo, di una Amministrazione che si è illusa di utilizzare la guerra in Iraq come monito verso gli estremismi e terrorismi. Le stragi di Madrid, Londra, Sharm, le migliaia di morti iracheni, dimostrano che la risposta non è solamente stata insufficiente (questo il termine usato dai due consiglieri), ma sbagliata nella teoria e sciagurata nella pratica. Se è comprensibile, che il popolo americano non potrà mai dimenticare l’orrore dell’11 settembre (e nessun occidentale può certo non farci i conti), oggi bisogna andare avanti, mettendo in campo una forte azione di dialogo e sostegno affinché il conflitto medio orientale e, le tante ingiustizie presenti in quell’area trovino una composizione.
Noi, proprio da questo giornale telematico, avevamo sottolineato già molto tempo fa queste necessità, lo ricordiamo senza compiacimenti, perché aver avuto ragione allora, non ci giustifica il fatto, che tutti noi, come occidentali, abbiamo in qualche modo dato ascolto alle semplificazioni, abbiamo atteso risultati, che dovevamo sapere non sarebbero giunti.
Ripartire da queste consapevolezze significa dire tutta la verità fino in fondo: bisogna sconfiggere chi vuole lo scontro fra culture e religioni e, allo stesso tempo il tema della giustizia sociale collegato alla democrazia e ai diritti è del tutto presente e irrinunciabile. Esportare la democrazia con le armi, come sperava il crociato Bush, è storicamente inconsistente: molto aggregante dal punto di vista dei sentimenti d’autodifesa e d’esaltazione della retorica, ma assolutamente improduttivo. Proprio perché siamo sotto un evidente attacco del terrorismo di matrice religiosa, ci dobbiamo chiedere cosa possiamo fare di concreto, a partire dal nostro territorio, dalla nostra convivenza.
Come europei, dobbiamo interrogarci se parole come meticciato sociale, interculturalità, mediazione e confronto siano state riempite di contenuti concreti. Certamente molti sono le istituzioni, associazioni e gruppi che in questi anni si sono impegnati in questo campo e, i risultati sono stati anche apprezzabili. Ma finora è mancato un tassello, che come persone omosessuali, non possiamo non sollevare con forza: va chiesto alle comunità islamiche italiane un chiaro pronunciamento e atti concreti sul terreno dei valori di libertà, dei diritti individuali, delle conquiste sociali. Non si chiedono atti di fede, ma la proclamazione, attraverso prese di posizioni, manifestazioni, atti, di un’accettazione profonda delle regole di convivenza e tolleranza, che l’occidente, attraverso conflitti e passaggi storici profondi, si è dotato da molto tempo.
Su questo punto non ci possono essere fraintendimenti: è giunta l’ora di sconfiggere il terrorismo, l’intolleranza, le tentazioni teocratiche ed etiche, attraverso anche strumenti non violenti, ma allo stesso tempo non meno fermi e chiari.
Dicevamo all’inizio che bisognava mettere in campo, a livello internazionale, le migliori volontà per risolvere controversie decennali, conflitti alimentati anche dalle industrie internazionali della guerra. Ci sono ingiustizie provocate dall’occidente di cui questo si deve assumere l’onere di risolvere in modo definitivo. Ma togliere acqua al terrorismo significa anche, e non è meno importante, ricoprire come europei un ruolo di ponte tra culture e storie differenti, che devono riconoscersi e saper dialogare. La solidarietà, l’aiuto e la comprensione devono essere atteggiamenti bidirezionali: ovvero lo Stato laico deve difendere tutte le differenze, ma allo stesso tempo tutte le identità devono riconoscersi un sistema di valori condiviso, che mette al centro il rispetto e la tolleranza. Emarginare gli estremisti, collaborare attivamente con le forze dell’ordine, denunciare i traffici illeciti, contribuire al dibattito politico e sociale del paese in cui si vive, sono tutti elementi irrinunciabili, che tra l’altro, sono indispensabili alle comunità dei migranti italiani per rimandare al mittente, in modo convinto, l’accusa d’essere società chiuse, impermeabili rispetto ai valori costituenti dell’occidente. Il diritto al voto alle amministrative è per esempio un’occasione preziosa per far uscire dal ghetto milioni di persone che vivono e lavorano nel nostro paese. E’ un atto di giustizia, che ripara solo in parte gli errori commessi in questi anni, anche dal centro sinistra, sulla questione dell’immigrazione, dei suoi flussi, dell’accoglienza e dell’integrazione e, di cui l’Unione dovrà discutere in modo approfondito.
Il voto, la mediazione culturale, gli strumenti concreti d’integrazione e mescolanza culturale, saranno poca cosa se non vi sarà una vera e visibile contaminazione. Noi occidentali abbiamo da imparare da molte culture migranti, ma allo stesso tempo sul terreno della convivenza e delle regole democratiche dobbiamo saper far valere le nostre ragioni, i nostri diritti, la nostra storia. Non rinunciare alle nostre identità e aspirazioni di libertà significa essere onesti, non aver paura di affermare valori universali, contribuire a costruire una società più giusta.
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