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| L'8 per mille donato alla chiesa valdese non è speso per fini di culto |
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| Anziani, diritti umani, occupazione, rifiugiati sono i loro obbiettivi |
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| Martedì 28 Giugno 2005 |
| di l'Unità |
| in Focus |
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I VALDESI
A DIFFERENZA delle altre congregazioni religiose che accedono alla ripartizione dei fondi dell’otto per mille, la chiesa evangelica valdese ha disposto di spendere l’intero importo percepito per fini che non abbiano niente a che vedere con le esigenze di culto. Per questo motivo, in attesa dei nuovi accordi con il governo italiano, che aspettano di essere ratificati dal parlamento, la congregazione valdese ha sempre rifiutato, motivando in termini morali la propria scelta, di accedere alla ripartizione delle quote inespresse.
Nel dettaglio del bilancio dei fondi del 2004, che fanno comunque riferimento ai redditi dell’anno 2000 (la chiesa valdese sconta, rispetto a quella cattolica un ritardo di quattro anni nel riconoscimento delle quote), la cifra incassata risulta essere di 4milioni 514mila euro. Secondo le tabelle fornite dalla stessa congregazione, l’utilizzo dei fondi ha comportato spese di mantenimento della struttura per un importo non superiore 320mila euro, di cui 260mila in pubblicità.
L’importo restante, circa 4 milioni di euro, è stato interamente speso per opere caritative e assistenziali. In particolare, il 65% della cifra è stato impegnato in Italia e nel Rio de la Plata. Gli interventi principali sono stati destinati ad anziani e sanità, diritti umani, occupazione e cura dei rifugiati, per un totale di 2milioni e 960mila euro. La restante quota, pari a 1milione e 272mila euro è stata impegnata in progetti esteri, tra cui i capitoli fondamentali sono assistenza sociale, sviluppo e sanità.
Nei giorni scorsi, in vista della campagna pubblicitaria 2005 per la ripartizione delle quote, è stato riammesso alle trasmissioni lo spot radiofonico della congregazione - lo stesso da anni - inizialmente sospeso per circa venti giorni a causa del testo ritenuto inopportuno: «Molte scuole, nessuna chiesa».
«Ci aspettavamo una lettera di scuse - ha dichiarato Maria Buonafede, vicemoderatore della Tavola valdese - ma siamo contenti che ci abbiano riammessi».
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