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| Papa e Ciampi. Matrimonio, vita e scuole cattoliche le richieste di Ratzinger alla politica |
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| Benedetto XVI ha avanzato precise richieste, espresso "preoccupazioni", che toccano direttamente la legislazione italiana |
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| Sabato 25 Giugno 2005 |
| di la Repubblica |
| in Focus |
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Il valore della famiglia deve essere difeso da ogni attacco che ne mini la solidità"
Va sempre garantita "la libera scelta educativa senza l´onere di ulteriori gravami"
MARCO POLITI
ROMA - Centotrentuno strette di mano per Ratzinger pontefice al Quirinale e, in mente, un´agenda di tre soli punti: niente legalizzazione delle coppie di fatto, nessuna modifica alla legge 40 nel senso delle necessità emerse con il referendum e, con particolare insistenza e urgenza, la richiesta di finanziamenti per le scuole private cattoliche. Nella Sala delle Feste dell´ex palazzo dei papi è stata dunque annunciata la lista dei desiderata che la Chiesa presenta alle forze politiche italiane. L´orizzonte è la conclusione della legislatura e la campagna elettorale per le politiche del 2006.
E´ partita in modo singolare la prima visita di Benedetto XVI al presidente della Repubblica italiana. Sono certo saldi e più che cordiali i rapporti bilaterali tra Santa Sede e Italia - e Ratzinger ha affermato pubblicamente il suo affetto per la nazione italiana - ma se il primo piccolo viaggio del nuovo pontefice al vicino estero rappresentato dal nostro Paese doveva permettergli di illustrare la visione internazionale del nuovo pontificato, ha destato un certo stupore la differenza di impostazione con cui i due leader hanno affrontato l´incontro. Se Ciampi, oltre alla riaffermazione del principio di laicità, ha puntato l´attenzione ai problemi del mondo - l´ingiusta distribuzione delle ricchezze, le guerre, l´esigenza di un ordine internazionale, il ruolo delle Nazioni Unite e soprattutto il futuro dell´Unione europea, che tanto stava a cuore a Karol Wojtyla - Ratzinger ha sostanzialmente ristretto il campo a richieste della Chiesa che toccano direttamente la legislazione italiana. Con il chiaro auspicio (e la pressione politica) che ciò che verrà emanato o non emanato dal Parlamento risponda alla visione della gerarchia ecclesiatica.
«Preoccupazioni» le ha chiamate il pontefice. La famiglia, innanzitutto, il cui «valore importantissimo deve venire difeso da ogni attacco mirante a minarne la solidità e a metterne in questione la stessa esistenza». E qui il pensiero dei presenti è corso subito alla ferma opposizione ai Pacs (i patti civili di solidarietà fra due partner eterosessuali o dello stesso sesso, la cui discussione è avviata in Parlamento) manifestata pochi giorni fa dal presidente della Cei Ruini, critico di ciò che ha chiamato ogni forma di «piccolo matrimonio».
C´è poi la difesa della vita dal «concepimento fino al suo termine naturale». Tutti coloro che al Quirinale hanno ascoltato il discorso papale, hanno avvertito la concordanza con le posizioni del cardinale Ruini. Cioè nessuna «modifica peggiorativa» alla legge sulla procreazione assistita, che dovrà restare sostanzialmente com´è. Nessuno spazio, naturalmente, a proposte sull´eutanasia. A tale riguardo il Papa ha tenuto a far capire che non ci deve essere accanimento terapeutico, ma al contrario sono «doverose cure palliative che rendano la morte più umana».
Ma è soprattutto sui soldi alle scuole cattoliche che la pressione dell´intervento papale è stata forte ed esplicita. Lo Stato, ha spiegato il pontefice, ha la competenza di «dettare le norme generali dell´istruzione», ma deve essere garantita ai genitori la «libera scelta educativa (in altre parole l´opzione della scuola confessionale) senza sopportare l´onere aggiuntivo di ulteriori gravami». In termini concreti è l´incalzante richiesta, già prospettata altre volte dalla Cei, di un finanziamento alla scuole cattoliche in ragione del numero di alunni.
Per chi conosce la scrittura ratzingeriana, un teologo e un intellettuale che si è confrontato con Habermas ed è in grado di scrivere un intero discorso in un «latino degno di sant´Agostino» (secondo l´opinione di molti cardinali), il testo pronunciato al Quirinale sembra risentire molto del lavoro degli uffici della Segreteria di Stato e della strategia della Cei. Certamente le richieste sono quelle espresse tradizionalmente in queste occasioni anche da papa Wojtyla, ma il timbro dell´intervento - al di là della cordialità di rito - è stato molto insistente. Come se nei palazzi ecclesiastici si volesse andare ad un incasso della vittoria referendaria. In Segreteria di Stato viene valutata lucidamente la debolezza politica del governo Berlusconi e allo stesso tempo è stata seguita con grande interesse la scelta astensionista del leader della Margherita Rutelli. La rottura, da lui operata, di quell´arco che negli anni Settanta e Ottanta andava dai liberali al Pci inclusa la schiera dei cattolici democratici e che sostenne compatto la legislazione sul divorzio e sull´aborto, viene interpretata in Vaticano come la possibilità di attuare ancora meglio una «politica dei due forni» per usare un termine inventato da Andreotti.
I prossimi mesi saranno una stagione di intensi negoziati sotterranei. Per il Vaticano l´Italia è la linea del Piave contro la secolarizzazione in Occidente. «Sarebbe gravemente dannoso - ha ammonito Benedetto XVI - non solo per la Chiesa, ma anche per l´Italia, tentare di indebolire e spezzare i vincoli particolarissimi» tra la Santa Sede e il nostro Paese.
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