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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
Referendum: 4 sì di libertà
Referendum: 4 sì di libertà
Il referendum del 12 e 13 giugno sulla riproduzione assistita è importante anche per le persone omosessuali.
Martedì 31 Maggio 2005
di Pride
in Focus

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di Daniela Danna



Il referendum del 12 e 13 giugno sulla riproduzione assistita è importante anche per le persone omosessuali. Perché la battaglia è in

realtà sul diritto dello stato di dettare, con leggi dichiaratamente

cattoliche, limiti e obblighi a tutti i cittadini, anche alla

maggioranza che cattolica non è. Ecco perché è importante andare a

votare, e votare quattro sì per l’abolizione di regole assurde, e

spesso addirittura ridicole.



Il 12 e 13 giugno siamo chiamate e chiamati ad esprimere il nostro

parere sull’abolizione di alcuni articoli (i peggiori) della pessima

legge italiana sulla procreazione assistita.

La maggioranza di destra che ci ritroviamo (per ora) al potere ha

partorito la legge più oscurantista d’Europa in materia di aiuto medico

alla riproduzione: la legge n. 40 del 2004. Un capolavoro di

cattolicesimo nel suo disprezzo per le donne, per le scelte di vita

alternative, per la ricerca scientifica...

È una legge che soddisfa pienamente le gerarchie ecclesiastiche (che

l’hanno riempita di tutti i divieti immaginabili), scontentate solo dal

fatto che in questa legge la riproduzione assistita è permessa alle

coppie (purché rigorosamente eterosessuali!) non solo sposate, ma anche

conviventi.



Leggendo il testo si ha la netta impressione che la volontà della legge

sia limitare la fecondazione assistita (stabilendo l’elenco minuzioso

di tutte le cose che non si devono fare e consentendo persino

l’obiezione di coscienza ai medici), invece che stabilire norme per

renderla possibile a chi ne ha bisogno.

E naturalmente il terrore che le lesbiche usino queste tecniche per

creare famiglie proprie ha portato all’assoluto divieto di accesso alle

poche tecniche permesse per le donne che non siano in una coppia

eterosessuale: chiunque applichi tecniche di procreazione medicalmente

assistita a coppie dello stesso sesso è punito con una supermulta da

200.000 fino a 400.000 euro.

Il risultato è che se da anni ormai le lesbiche italiane che desiderano

un figlio si erano date al “turismo procreativo”, rivolgendosi a centri

esteri (Olanda, Belgio, Gran Bretagna), ora anche un quarto delle

coppie eterosessuali con problemi di sterilità, fra quelle che

inizialmente si rivolgono ai centri italiani, si rivolgono poi a paesi

in cui non ci sono le limitazioni italiane. In primo luogo quella sulla

fecondazione eterologa, cioè fatta con il seme di un donatore (proibita

in Italia), che nel caso in cui i problemi di fecondità siano del

compagno è la tecnica più semplice e meno invasiva del corpo della

donna.

Al contrario l’autoinseminazione, cioè l’aiuto di un donatore (magari

un amico gay) per procedere da sole all’inseminazione (vedi il libro di

Lisa Saffron Autoinseminazione, edito da Il dito e la luna) non sembra

un’opzione seguita dalle coppie etero, ma solo da quelle lesbiche.



Oltre tutto, la parte più grave della legge non riguarda nemmeno la

fecondazione assistita, ma è l’articolo che attribuisce all’embrione la

caratteristica di essere già “persona”, allo scopo di scardinare la

legge che consente l’aborto. Infatti se dichiariamo che l’embrione è

una persona, l’aborto diventa un omicidio, come vanno ripetendo le

gerarchie cattoliche (ma da nemmeno tanto tempo: precisamente solo dal

1869, mentre prima la dottrina cattolica lo consentiva, sia pure a

certe condizioni). E se la fecondazione assistita può forse riguardare

una minoranza della popolazione (anche se si dice che ben un quinto

delle coppie eterosessuali abbiano problemi di sterilità) la facoltà di

abortire riguarda tutte le donne.



Contro questa legge catastrofica sono state raccolte tre milioni di

firme da diverse proposte di referendum, tra i quali il più sensato era

quello che bocciava completamente la legge e ne richiedeva

l’abrogazione completa.

Purtroppo questo referendum non è stato ammesso dalla corte

costituzionale, per non tornare alla situazione di deregolamentazione

precedente (in cui in realtà valeva il regolamento emanato dall’ordine

dei medici, che già prevedeva il divieto di procedere alla fecondazione

assistita per le coppie che non fossero eterosessuali e conviventi per

lo meno da due anni).



Solo quattro articoli sono stati ammessi all’esame referendario.

Vediamoli, allora. Ad elettrici ed elettori si chiede se vogliano

annullare o no i seguenti principi:



1) Non si possono congelare gameti ed embrioni, né può essere svolta

ricerca scientifica su di essi.

Le donne che hanno bisogno della fecondazione in vitro devono

sottoporsi a ripetuti prelievi di ovuli, quando il primo impianto non

ha avuto successo. I prelievi implicano la stimolazione ovarica tramite

ormoni.

Se però gli ovuli potessero essere congelati e tenuti da parte per

essere usati per un nuovo tentativo in caso di insuccesso, allora si

potrebbe fare tutto con un unico prelievo, con risparmio di tempo,

denaro, e salute della donna.

Tuttavia la legge attuale proibisce di farlo, per paura che eventuali

ovuli non utilizzati, invece di essere distrutti, siano poi usati per

la ricerca scientifica contro le malattie ereditarie.

Una “precauzione” inutile ed ipocrita: i ricercatori italiani

utilizzano infatti già ora cellule staminali embrionali importate

dall’estero!



2) Non tutte le tecniche di fecondazione assistita sono lecite, e

quelle lecite sono applicabili solo a chi ha una diagnosi certa delle

cause della sterilità della coppia...

…e può dimostrare di aver fatto tutti i tentativi a sua disposizione

per guarire.

Questa limitazione implica che se la coppia è a rischio di trasmettere

malattie genetiche ai figli, anche mortali, però è fertile, non può

comunque accedere alle tecniche di procreazione assistita.

Inoltre nella regolamentazione delle tecniche è stato stabilito anche

l’obbligo di impiantare tutti e tre gli embrioni che si possono

legalmente fecondare in un ciclo di trattamenti di fecondazione in

vitro, creando così il pericolo di gravidanze con tre gemelli, che sono

un grande rischio, oltre che per i feti, anche per la madre.

Non basta ancora! Siccome è vietata la diagnosi pre-impianto, anche gli

embrioni portatori di malattie genetiche individuabili devono essere

impiantati (salvo poi fare ricorso all’aborto dopo che l’amniocentesi

ha rivelato le malformazioni!).

Sembra una legge fatta da un ubriaco, eppure è la legge in vigore...



3) L’embrione è una persona.

La questione di quando un grumo di cellule possa essere considerato una

“persona” è delicata, e non può essere risolta con una battuta.

Qualunque decisione sarà infatti sempre arbitraria.

Per i cattolici, l’ovulo fecondato è una persona. Per la scienza, non

si può parlare di un individuo prima di alcune settimane, dato che non

esiste la minima differenziazione fra cellule che permetta di parlare

non solo di un cervello, ma nemmeno di un sistema nervoso.

è lecito per una religione stabilire al proposito una regola e una data

qualsiasi, valida per i fedeli di quella religione; anche zero minuti.

è lecito per lo stato stabilirne un’altra, magari di compromesso,

ascoltando la scienza prima della religione, dato che lo stato si

occupa di tutti i cittadini, di qualunque religione siano.

Non è invece lecita la pretesa di una religione di stabilire regole

vincolanti per tutti. Specie se per farlo deve, come qui, fare carta

straccia del referendum che nel 1981 ha confermato la volontà della

schiacciante maggioranza degli italiani di mantenere la possibilità di

abortire tramite il servizio sanitario nazionale, e non dalle mammane a

rischio di morte o dai medici “obiettori” a prezzi da mercato nero.

Non è tutto: l’interpretazione letterale della legge impedirebbe

perfino le tecniche contraccettive che impediscono l’impianto uterino

dell’ovulo fecondato (come la spirale e la pillola del giorno dopo –

quest’ultima definita “un omicidio nascosto” dal Movimento con Cristo

per la vita nel riportare la posizione della Pontificia accademia pro

vita).



4) è vietato il ricorso a tecniche di procreazione di tipo eterologo.

Come si è già detto, uno dei principi più bizzarri della legge sulla

procreazione assistita è quello per cui la coppia sterile deve

obbligatoriamente usare lo sperma del marito (anche se è sterile), e

l’ovulo della moglie (anche se è sterile). Questo capriccio è

giustificato con la protezione della discendenza genetica certificata –

come dire che non è ammissibile per lo stato italiano occuparsi di

bambini geneticamente non propri... Ma va contro ogni elementare

logica.



Riassumendo.

Se questi concetti sembrano assurdi, e si è contrari ad essi, per

abolirli occorre votare “sì” al referendum.

Chi invece è favorevole a questi princìpi, deve votare “no”.



Il parere della maggior parte degli italiani a favore del sì è

abbastanza scontato, al punto che la chiesa cattolica non sta facendo

battaglia per il “no”, bensì per l’astensione: chi appoggia la legge

non vuole infatti contare i voti effettivi (dando già per scontato che

vinceranno i sì) ma punta solo a far fallire la consultazione popolare

facendo mancare il quorum della maggioranza assoluta dei votanti.

Dunque la battaglia si combatterà tutta nel tentativo di convincere

almeno il 50% degli italiani ad andare a votare: anche per questo il

referendum è stato fissato in pieno periodo di vacanze, sperando che

molte persone preferiscano andare al mare (cosa che peraltro si può

benissimo fare prima o dopo il voto: basta organizzarsi. E ricordate di

portare con voi il certificato elettorale!).

L’astensionismo, lanciato dal cardinale Ruini, presidente della

Conferenza episcopale italiana, è un modo vergognoso di dire no ai

cambiamenti proposti, pretendendo il controllo monopolistico dei

cattolici sulla sessualità dei cittadini italiani. “Non si vota sulla

vita” è lo slogan dell’astensionismo. E certo, tanto il parlamento ci

ha già votato su: quindi perché mai la cittadinanza dovrebbe poter

esprimere anche lei un’opinione?

Hanno paura dell’opinione degli italiani. Un motivo in più perché, il

12 e 13 giugno, andiamo tutte e tutti a votare, e votiamo per

l’abrogazione di questi articoli della legge, con quattro Sì. Come

persone omosessuali, sia gay che lesbiche, abbiamo il diritto, e il

dovere, di stabilire il principio che non spetta né allo stato né al

cardinal Ruini decidere sulla nostra vita sessuale.



Votando sì rimarremo comunque consapevoli del fatto che la

discriminazione nei confronti delle lesbiche e dei gay non è stata

nemmeno ammessa al voto, e che a questo bisognerà rimediare in un

secondo momento.

La Spagna, al solito, già diciassette anni fa (1988!) aveva dato alla

singola donna la facoltà di ricorrere ai medici per avere assistenza

nella procreazione.

È questa l’unica posizione sensata per evitare l’intervento dello stato

nelle scelte procreative delle persone: così come non è proibita la

procreazione ad alcuna categoria di persone, anche il diritto di

ricorrere alle terapie e alle tecniche mediche non deve essere limitato

dalla morale cattolica.

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