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| Referendum: 4 sì di libertà |
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| Il referendum del 12 e 13 giugno sulla riproduzione assistita è importante anche per le persone omosessuali. |
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| Martedì 31 Maggio 2005 |
| di Pride |
| in Focus |
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di Daniela Danna
Il referendum del 12 e 13 giugno sulla riproduzione assistita è importante anche per le persone omosessuali. Perché la battaglia è in
realtà sul diritto dello stato di dettare, con leggi dichiaratamente
cattoliche, limiti e obblighi a tutti i cittadini, anche alla
maggioranza che cattolica non è. Ecco perché è importante andare a
votare, e votare quattro sì per l’abolizione di regole assurde, e
spesso addirittura ridicole.
Il 12 e 13 giugno siamo chiamate e chiamati ad esprimere il nostro
parere sull’abolizione di alcuni articoli (i peggiori) della pessima
legge italiana sulla procreazione assistita.
La maggioranza di destra che ci ritroviamo (per ora) al potere ha
partorito la legge più oscurantista d’Europa in materia di aiuto medico
alla riproduzione: la legge n. 40 del 2004. Un capolavoro di
cattolicesimo nel suo disprezzo per le donne, per le scelte di vita
alternative, per la ricerca scientifica...
È una legge che soddisfa pienamente le gerarchie ecclesiastiche (che
l’hanno riempita di tutti i divieti immaginabili), scontentate solo dal
fatto che in questa legge la riproduzione assistita è permessa alle
coppie (purché rigorosamente eterosessuali!) non solo sposate, ma anche
conviventi.
Leggendo il testo si ha la netta impressione che la volontà della legge
sia limitare la fecondazione assistita (stabilendo l’elenco minuzioso
di tutte le cose che non si devono fare e consentendo persino
l’obiezione di coscienza ai medici), invece che stabilire norme per
renderla possibile a chi ne ha bisogno.
E naturalmente il terrore che le lesbiche usino queste tecniche per
creare famiglie proprie ha portato all’assoluto divieto di accesso alle
poche tecniche permesse per le donne che non siano in una coppia
eterosessuale: chiunque applichi tecniche di procreazione medicalmente
assistita a coppie dello stesso sesso è punito con una supermulta da
200.000 fino a 400.000 euro.
Il risultato è che se da anni ormai le lesbiche italiane che desiderano
un figlio si erano date al “turismo procreativo”, rivolgendosi a centri
esteri (Olanda, Belgio, Gran Bretagna), ora anche un quarto delle
coppie eterosessuali con problemi di sterilità, fra quelle che
inizialmente si rivolgono ai centri italiani, si rivolgono poi a paesi
in cui non ci sono le limitazioni italiane. In primo luogo quella sulla
fecondazione eterologa, cioè fatta con il seme di un donatore (proibita
in Italia), che nel caso in cui i problemi di fecondità siano del
compagno è la tecnica più semplice e meno invasiva del corpo della
donna.
Al contrario l’autoinseminazione, cioè l’aiuto di un donatore (magari
un amico gay) per procedere da sole all’inseminazione (vedi il libro di
Lisa Saffron Autoinseminazione, edito da Il dito e la luna) non sembra
un’opzione seguita dalle coppie etero, ma solo da quelle lesbiche.
Oltre tutto, la parte più grave della legge non riguarda nemmeno la
fecondazione assistita, ma è l’articolo che attribuisce all’embrione la
caratteristica di essere già “persona”, allo scopo di scardinare la
legge che consente l’aborto. Infatti se dichiariamo che l’embrione è
una persona, l’aborto diventa un omicidio, come vanno ripetendo le
gerarchie cattoliche (ma da nemmeno tanto tempo: precisamente solo dal
1869, mentre prima la dottrina cattolica lo consentiva, sia pure a
certe condizioni). E se la fecondazione assistita può forse riguardare
una minoranza della popolazione (anche se si dice che ben un quinto
delle coppie eterosessuali abbiano problemi di sterilità) la facoltà di
abortire riguarda tutte le donne.
Contro questa legge catastrofica sono state raccolte tre milioni di
firme da diverse proposte di referendum, tra i quali il più sensato era
quello che bocciava completamente la legge e ne richiedeva
l’abrogazione completa.
Purtroppo questo referendum non è stato ammesso dalla corte
costituzionale, per non tornare alla situazione di deregolamentazione
precedente (in cui in realtà valeva il regolamento emanato dall’ordine
dei medici, che già prevedeva il divieto di procedere alla fecondazione
assistita per le coppie che non fossero eterosessuali e conviventi per
lo meno da due anni).
Solo quattro articoli sono stati ammessi all’esame referendario.
Vediamoli, allora. Ad elettrici ed elettori si chiede se vogliano
annullare o no i seguenti principi:
1) Non si possono congelare gameti ed embrioni, né può essere svolta
ricerca scientifica su di essi.
Le donne che hanno bisogno della fecondazione in vitro devono
sottoporsi a ripetuti prelievi di ovuli, quando il primo impianto non
ha avuto successo. I prelievi implicano la stimolazione ovarica tramite
ormoni.
Se però gli ovuli potessero essere congelati e tenuti da parte per
essere usati per un nuovo tentativo in caso di insuccesso, allora si
potrebbe fare tutto con un unico prelievo, con risparmio di tempo,
denaro, e salute della donna.
Tuttavia la legge attuale proibisce di farlo, per paura che eventuali
ovuli non utilizzati, invece di essere distrutti, siano poi usati per
la ricerca scientifica contro le malattie ereditarie.
Una “precauzione” inutile ed ipocrita: i ricercatori italiani
utilizzano infatti già ora cellule staminali embrionali importate
dall’estero!
2) Non tutte le tecniche di fecondazione assistita sono lecite, e
quelle lecite sono applicabili solo a chi ha una diagnosi certa delle
cause della sterilità della coppia...
…e può dimostrare di aver fatto tutti i tentativi a sua disposizione
per guarire.
Questa limitazione implica che se la coppia è a rischio di trasmettere
malattie genetiche ai figli, anche mortali, però è fertile, non può
comunque accedere alle tecniche di procreazione assistita.
Inoltre nella regolamentazione delle tecniche è stato stabilito anche
l’obbligo di impiantare tutti e tre gli embrioni che si possono
legalmente fecondare in un ciclo di trattamenti di fecondazione in
vitro, creando così il pericolo di gravidanze con tre gemelli, che sono
un grande rischio, oltre che per i feti, anche per la madre.
Non basta ancora! Siccome è vietata la diagnosi pre-impianto, anche gli
embrioni portatori di malattie genetiche individuabili devono essere
impiantati (salvo poi fare ricorso all’aborto dopo che l’amniocentesi
ha rivelato le malformazioni!).
Sembra una legge fatta da un ubriaco, eppure è la legge in vigore...
3) L’embrione è una persona.
La questione di quando un grumo di cellule possa essere considerato una
“persona” è delicata, e non può essere risolta con una battuta.
Qualunque decisione sarà infatti sempre arbitraria.
Per i cattolici, l’ovulo fecondato è una persona. Per la scienza, non
si può parlare di un individuo prima di alcune settimane, dato che non
esiste la minima differenziazione fra cellule che permetta di parlare
non solo di un cervello, ma nemmeno di un sistema nervoso.
è lecito per una religione stabilire al proposito una regola e una data
qualsiasi, valida per i fedeli di quella religione; anche zero minuti.
è lecito per lo stato stabilirne un’altra, magari di compromesso,
ascoltando la scienza prima della religione, dato che lo stato si
occupa di tutti i cittadini, di qualunque religione siano.
Non è invece lecita la pretesa di una religione di stabilire regole
vincolanti per tutti. Specie se per farlo deve, come qui, fare carta
straccia del referendum che nel 1981 ha confermato la volontà della
schiacciante maggioranza degli italiani di mantenere la possibilità di
abortire tramite il servizio sanitario nazionale, e non dalle mammane a
rischio di morte o dai medici “obiettori” a prezzi da mercato nero.
Non è tutto: l’interpretazione letterale della legge impedirebbe
perfino le tecniche contraccettive che impediscono l’impianto uterino
dell’ovulo fecondato (come la spirale e la pillola del giorno dopo –
quest’ultima definita “un omicidio nascosto” dal Movimento con Cristo
per la vita nel riportare la posizione della Pontificia accademia pro
vita).
4) è vietato il ricorso a tecniche di procreazione di tipo eterologo.
Come si è già detto, uno dei principi più bizzarri della legge sulla
procreazione assistita è quello per cui la coppia sterile deve
obbligatoriamente usare lo sperma del marito (anche se è sterile), e
l’ovulo della moglie (anche se è sterile). Questo capriccio è
giustificato con la protezione della discendenza genetica certificata –
come dire che non è ammissibile per lo stato italiano occuparsi di
bambini geneticamente non propri... Ma va contro ogni elementare
logica.
Riassumendo.
Se questi concetti sembrano assurdi, e si è contrari ad essi, per
abolirli occorre votare “sì” al referendum.
Chi invece è favorevole a questi princìpi, deve votare “no”.
Il parere della maggior parte degli italiani a favore del sì è
abbastanza scontato, al punto che la chiesa cattolica non sta facendo
battaglia per il “no”, bensì per l’astensione: chi appoggia la legge
non vuole infatti contare i voti effettivi (dando già per scontato che
vinceranno i sì) ma punta solo a far fallire la consultazione popolare
facendo mancare il quorum della maggioranza assoluta dei votanti.
Dunque la battaglia si combatterà tutta nel tentativo di convincere
almeno il 50% degli italiani ad andare a votare: anche per questo il
referendum è stato fissato in pieno periodo di vacanze, sperando che
molte persone preferiscano andare al mare (cosa che peraltro si può
benissimo fare prima o dopo il voto: basta organizzarsi. E ricordate di
portare con voi il certificato elettorale!).
L’astensionismo, lanciato dal cardinale Ruini, presidente della
Conferenza episcopale italiana, è un modo vergognoso di dire no ai
cambiamenti proposti, pretendendo il controllo monopolistico dei
cattolici sulla sessualità dei cittadini italiani. “Non si vota sulla
vita” è lo slogan dell’astensionismo. E certo, tanto il parlamento ci
ha già votato su: quindi perché mai la cittadinanza dovrebbe poter
esprimere anche lei un’opinione?
Hanno paura dell’opinione degli italiani. Un motivo in più perché, il
12 e 13 giugno, andiamo tutte e tutti a votare, e votiamo per
l’abrogazione di questi articoli della legge, con quattro Sì. Come
persone omosessuali, sia gay che lesbiche, abbiamo il diritto, e il
dovere, di stabilire il principio che non spetta né allo stato né al
cardinal Ruini decidere sulla nostra vita sessuale.
Votando sì rimarremo comunque consapevoli del fatto che la
discriminazione nei confronti delle lesbiche e dei gay non è stata
nemmeno ammessa al voto, e che a questo bisognerà rimediare in un
secondo momento.
La Spagna, al solito, già diciassette anni fa (1988!) aveva dato alla
singola donna la facoltà di ricorrere ai medici per avere assistenza
nella procreazione.
È questa l’unica posizione sensata per evitare l’intervento dello stato
nelle scelte procreative delle persone: così come non è proibita la
procreazione ad alcuna categoria di persone, anche il diritto di
ricorrere alle terapie e alle tecniche mediche non deve essere limitato
dalla morale cattolica.
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