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| Benedetta primavera |
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| Buone notizie dal Vaticano. L’elezione il 19 aprile del cardinale Josef Ratzinger... |
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| Lunedì 09 Maggio 2005 |
| di Giovanni Dall'Orto |
| in Focus |
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L’affossamento della chiesa cattolica, inziato da Giovanni Paolo
II, potrò essere concluso senza pericolosi ripensamenti.
Giovanni Paolo II era riuscito a soffocare nella chiesa cattolica
qualsiasi fermento e apertura verso il mondo moderno. Oggi le gerarchie
monopolizzano con pugno di ferro le decisioni; il dibattito è
impossibile, chi dissente è messo a tacere o espulso. Le teorie che
osavano mettersi dalla parte dei poveri, come la teologia della
liberazione dell’America Latina, sono state sradicate.
Il risultato? In America Latina oggi i poveri stanno “votando con i
piedi”, passando a ritmo preoccupanti a sette protestanti non meno
fanatiche, ma che almeno garantiscono un sostegno socio-economico ai
senza-diritti. In Africa ci sono molte conversioni all’Islam per ogni
conversione al cattolicesimo, ed oggi l’Islam ha ormai più fedeli del
cattolicesimo.
Anche altrove la gente “vota coi piedi”. Le chiese si svuotano. I
cattolici italiani che andavano a messa almeno una volta alla settimana
sono passati dal 36% del 1981 al 25,8% del 1999. In Germania e in
Spagna sono arrivati ad appena 17% e 18,1%.
Le donazione dell’otto per mille alla chiesa cattolica sono scese dal
43,1% del 1990 al 31,4% del 1998.
Il numero dei sacerdoti diocesani italiani è sceso da 41.666 nel 1974 a
35.019 nel 2000. Il numero di sacerdoti ordinati è crollato da 918 nel
1966 ai 384 del 1978. E questo non è un fenomeno solo italiano: nel
mondo il numero dei sacerdoti cattolici è sceso da 420.971 nel 1978 a
404.626 nel 1998, nonostante la l’esplosione mondiale della popolazione
e quindi del numero totale dei cattolici. Né in futuro la situazione
migliorerà: i seminaristi, in Italia, sono crollati da 30.500 nel 1962
a 9.853 nel 1978, fino a 5.349 nel 2000. Su sei ragazzi potenziali
preti nel 1962, oggi cinque preferiscono altre scelte.
Concentratosi sulla visione medievale della sessualità, il papato ha
collezionato una sconfitta dietro l’altra su tutti i fronti: aborto
(due referendum persi), divorzio, e perfino omosessualità (si pensi
alla sfida lanciata, e persa, col worldpride). In diverse città
italiane i matrimoni civili hanno superato quelli religiosi. E la
maggioranza degli italiani, compresi quelli di centrodestra, si dice
favorevole a una legge sulle “unioni civili” aperta anche agli
omosessuali.
Josef Ratzinger ha vegliato inflessibilmente, in quanto capo dell’(ex)
Inquisizione, affinché la chiesa cattolica non deviasse mai da questa
politica suicida. La sua elezione al papato è una garanzia del fatto
che le chiese e i seminari termineranno di svuotarsi. Benedetto XVI
potrà in compenso consolarsi con i politici italiani, pronti a leccare
il pavimento davanti a lui qualunque cosa chieda. Ma i politici possono
riempirgli le casse (e lo hanno fatto in abbondanza, negli ultimi
anni!) ma non le parrocchie.
Visto il bilancio, resta ovviamente da chiedere ai gruppi di cattolici
gay, che da 25 anni aspettavano la scomparsa di Giovanni Paolo II nella
convinzione che il prossimo papa avrebbe portato a un’apertura, su
quale “apertura” stessero delirando.
Ratzinger è l’autore di documenti talmente omofobi da scadere nel
fanatismo religioso (vedi
http://www.alleanzacattolica.org/temi/bioetica/cdf_omosessualita.htm e
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/
rc_con_cfaith_doc_20030731_homosexual-unions_it.html).
Ci chiediamo allora cosa occorra per fare in modo che finalmente la
loro voce di dissenso, anzi contestazione, anzi critica aperta, si
senta finalmente, forte e chiara, qui ed ora.
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