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| La vittoria di un Nichi in Puglia è come il referendum sul divorzio |
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| SUDISTI. ANALISI DI UNA RIVOLUZIONE CIVILE |
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| Giovedì 07 Aprile 2005 |
| di Il Riformista |
| in Focus |
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DI PEPPINO CALDAROLA
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Magia di un nome. Se dici «Nichi» in Puglia, tutti sanno di chi parli. La magia di un nome o di un soprannome fa storia a sé.
Nessuno avrebbe scommesso una lira su Doroteo Arango Arambula se non avesse deciso di chiamarsi Pancho Villa.
La confidenza diffusa verso nomi, diminutivi, soprannomi indica il mutamento di orientamenti profondi.
La vittoria di Vendola ci racconta un nuovo Mezzogiorno. E' una vittoria politica. Lo si capisce dall'uomo che ha sconfitto.
Raffaele Fitto è l'erede di una dinastia politica. Gran lavoratore, accentratore, a suo modo efficiente. Nell'età berlusconiana perde per strada il gusto della vecchia cultura democristiana, in cui è cresciuto, fatta di potere ma anche di pluralità di protagonisti e impone la sua leadership con ferocia giovanile. Non vuole amici e alleati. Non rifiuta il rapporto con gli elettori che frequenta con rigorosa, e spesso coraggiosa professionalità, ma non coglie quello che si muove sotto la superficie.
C'è una stagione in cui neppure la sinistra capisce i rumori di fondo. Assillata dall'idea dell'impossibilità di vincere, la sinistra combatte, si adatta, spera di sottrarre pezzi di classe dirigente altrui per aprirsi varchi. Ma più spesso è rassegnata.
Poi c'è Emiliano. Nasce magistrato ma, con rispetto parlando, della sua vecchia professione non ha nulla.
E' un uomo senza complessi che sa parlare agli uni e agli altri, che dà speranza, soprattutto quella di poter rovesciare antiche gerarchie. Con lui c'è Divella, fantasioso imprenditore che si immerge nella politica con l'allegria di chi scopre un nuovo gioco senza perdere il gusto del potere e del comando. Saltano le nomenclature e in una delle più antiche e al tempo stesso moderna regione meridionale avviene un miracolo della politica.
Nessun obiettivo diventa irraggiungibile e tutti gli ostacoli vengono travolti.
Entra, a questo punto, in scena Nichi, dapprima grande sponsor di Francesco Boccia (tenetelo d'occhio, è un personaggio di straordinaria capacità e lealtà) poi giocatore solitario.
Una parte di noi lo legge come un fenomeno della contesa a sinistra. C'è spesso, lo dico autocriticamente, una grande pigrizia nel valutare cose e persone sulla base di ciò che è già accaduto.
Solo che Nichi in battaglia diventa un altro personaggio. Lui dice di essere un pirata, io l'ho invitato a fare come il cavallo scosso del palio di Siena che vince senza fantino. La Puglia si innamora di lui. E la rivoluzione politica della primavera pugliese allarga i suoi confini e diventa una rivoluzione civile.
Non c'è barriera ideologica, non c'è discriminazione sessista che regga un solo minuto. Tutto si sposta più avanti. Per questo dico che la vittoria di Vendola è un po' vittoria politica e un po' rivoluzione civile.
E', a suo modo, nel co¬stume e nella psicologia di una regione meridionale, una ripetizione del referendum sul divorzio.
La crisi del berlusconismo è tutta qui. Nel combinato disposto, come ama scrivere Valentino Parlato, della politica e del mutamento di costume. Tùtti più laici, tutti più ambiziosi, tutti più politicizzati. Vendola come Fizcarraldo. C'era una montagna fra il fiume e la nave e lui si porta la nave sulle spalle. Non l'ha fatto da solo. Senza la coalizione avrebbe perso, ma senza di lui non avremmo vinto.
Non voglio esagerare, io che spesso esagero, ma il successo pugliese è pieno di buone intenzioni e ci aiuta a capire segreti profondi della politica. Alcuni segreti sono segreti per modo di dire. La coalizione, il candidato pieno di appeal, l'antagonismo severo ma civile nei confronti dell'avversario. Fin qui nulla di nuovo. Non sempre si riesce a combinare questi fattori ma quando si riesce, la vittoria è più vicina.
Il segreto più segreto, che spazza via antiche denominazioni e ne crea di nuove, sta nella combinazione di una politica calda, di un messaggio forte di cambia-mento, ma anche
nell'interpretazione
del mutamento di culture profonde.
Bisogna forzare la mano, correre rischi.
Con Vendola li ab biamo corsi tutti.
Ma solo facendo così ci siamo messi in
sintonia con una società di pessimo umore, scontenta, innamorata della voglia di abbattere antichi poteri (Fitto è giovane, ma politicamente ha un centinaio di anni), ma che non intende rinunciare al cammino fatto nell'evoluzione del costume. Il berlusconismo qui paga un prezzo alto. Nel suo essere l'intreccio fra il massimo di spettacolarizzazione e il massimo di pietrificazione culturale, stramazza al suolo.
Partiamo da qui per discutere di riformismo e radicalismo. Quali saranno i rapporti fra i rifornisti e Bertinotti è tema di grande interesse che affronteremo nei prossimi giorni. Bertinotti dalla Puglia prende un successo clamoroso, uno dei suoi dirige tutti noi e la regione intera, ma non fa un passo avanti come partito. Se preferirà il primo risultato saremo tutti più felici. Se si avvelenerà l'anima per il secondo dato non andrà lontano. Ma io scommetto sull'ambizione di Bertinotti. Tuttavia la questione centrale fra riformisti e radicali sta proprio nella sfida sui grandi temi del cambiamento e sui grandi temi della rivoluzione civile. Conosco radicali che si impauriscono dei cambiamenti e riformisti che vivono bene solo se aiutano i cambiamenti.
Da una grande regione del Sud viene la spinta a lavorare anche sui grandi cambiamenti culturali, sulla necessaria presa d'atto che sarà l'evoluzione del costume a scrivere l'agenda dei prossimi anni.
Non saranno il buon governo o un governo più democratico la sfida dei prossimi anni. Non sarà neppure l'economia a dettare le regole.
C'è un dato che accomuna l'intellettuale curioso del Sud che fa ricerca all'imprenditore che ri
schia e vuole essere aiutato a rischiare al giovane che cerca
lavoro e a quello che teme di non
averlo mai: tutti loro pensano che c'è un sistema di relazioni e un vecchio modo di pensare che non vanno più bene. Nella storia del Mezzogiorno questa fusio¬ne di vite diverse in una comune ambizione ha prodotto veri e propri salti di civiltà. Siamo a un passaggio di questo tipo. La destra non può capirlo. La sua modernizzazione è intrisa di luoghi comuni e di regole anti-che. Anche una parte del centro sinistra vive compulsando i dati dell'economia e ragionando su ruoli sociali prefissati. La vittoria di Vendola ci dice che siamo già dentro un'altra storia. Il raccordo con questa idea di modernità dirà cos'è il riformismo. Dalla Puglia, mi pare, viene questa lezione. Deludere queste attese prepara sconfitte e un pauroso passo indietro. Ma da pugliese vorrei dire a chi guarda sorpreso a quello che accade laggiù, prendendo una frase in prestito a Ronald Reagan: «Non avete ancora visto niente». Questo articolo ha ricevuto 135 visite.
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