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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
DIBATTITO. Il 1999 è stato un anno gayo? NOI propone un primo bilancio di un anno di transizione.
DIBATTITO. Il 1999 è stato un anno gayo? NOI propone un primo bilancio di un anno di transizione.
I lettori di NO o i gruppi gay italiani possono mandarci il loro parere e il loro commento sull'anno appena trascorso ed anche i suggerimenti per il futuro.
Mercoledì 29 Dicembre 1999
di Franco Grillini
in Focus

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Il movimento gay italiano è scarsamente abituato a fare bilanci sia temporali che di carattere politico. Forse un anno è un periodo troppo breve per un ragionamento riassuntivo e forse non è nemmeno possibile isolare dal contesto un anno da quello che segue e da quello che precede. Tuttavia NOI proveremo ugualmente a dare un giudizio sull’anno appena trascorso in attesa di pubblicare un elenco ragionato dei principali avvenimenti del ’99 così come facemmo un anno fa con la nostra rivista appena rinnovata. Da un punta di vista organizzativo ci sembra che le principali manifestazioni del movimento siano state "Friendly Versilia" sul turismo gay a Viareggio dove la destra è stata protagonista di un clamoroso attacco omofobico; le manifestazioni sulle “Unioni Civili” dell’ARCIGAY svoltasi a Como in maggio e quella del gay pride di Roma organizzata dal circolo Mario Mieli in giugno. Queste manifestazioni hanno avuto un certo successo d’immagine ma non ci possiamo nascondere che il numero dei partecipanti non era nemmeno lontanamente paragonabile alle grandi manifestazioni dei paesi del Nord Europa. Sul perché dalla scarsa mobilitazione della comunità gay e lesbica italiana si è discusso molto e si sono dette e scritte molte parole: scarsa visibilità degli/delle omosessuali italiani, difficoltà organizzative dei gruppi gay, divisioni e litigiosità (quest’ultime sembrano attenuate negli ultimi tempi) tra le organizzazioni, scarso ascolto politico (anche se questo è il solito gatto che si morde la coda) da parte di forse politiche impegnate a rincorrere il consenso delle gerarchie cattoliche, difficoltà ad incidere sul piano istituzionale.

Eppure qualche novità di rilievo c’è stata: per la prima volta nella storia della Repubblica un ministro si è espresso esplicitamente a favore dei diritti degli omosessuali; si tratta di Laura Balbo, Ministro per le Pari Opportunità. Dapprima lo ha fatto di propria iniziativa allargando di fatto le scarse competenze del proprio ministero che è un dipartimento della presidenza del Consiglio dei Ministri, in seguito a ragion veduta visto che, con la riforma dei ministeri, le Pari Opportunità diventano il ministero che ha il compito di contrastare le discriminazioni. A febbraio Franco Grillini diventa consulente del Ministro per i diritti degli omosessuali, in ottobre viene istituita la “Commissione per le pari opportunità e i diritti degli omosessuali” presieduta dallo stesso Grillini e composta da giuristi (la Commissione si insedia ufficialmente il 16 dicembre). In novembre il Ministero organizza il convegno internazionale sulle famiglie di fatto che ha grande risonanza nei media. La riconferma del Ministro Balbo dopo la breve crisi di governo fa ben sperare sulla possibilità di un lavoro incisivo sul piano istituzionale per quanto riguarda i diritti degli omosessuali. Infine, sul piano istituzionale registriamo la discussione alla Camera dei deputati della proposta di legge contro le discriminazioni (al momento sospesa per il solito veto vaticano) e la presentazione del progetto di legge contro le discriminazioni votato all’unanimità del Consiglio dei Ministri.

Si può dire, quindi, che il 1999 è stato un anno di transizione dove non si sono ancora risolte le tradizionali difficoltà del movimento omosessuale ma si sono realizzate alcune premesse per un buon lavoro sul piano istituzionale se la comunità gay e lesbica sarà capace di una adeguata pressione sul governo e sul parlamento. Un’ultima annotazione occorre farla a proposito dell’omosessualità come questione sociale. Da questo punto di vista si possono registrare forse i maggiori avanzamenti in termine di visibilità, di presenza esplicita del mercato, di una maggiore e più serena qualità della vita che migliaia di gay e lesbiche si sono conquistati anche grazie al lavoro svolto dalle organizzazioni omosessuali. Sono sempre di più i giovani che fanno il coming out, che si vivono come gay alla luce del sole, che vanno in tv a parlare di sé e della propria omosessualità e che consentono ai media di parlare con i protagonisti diretti delle battaglie gay; le quali sono soprattutto battaglie che gli individui devono affrontare quotidianamente nel loro microcosmo, contribuendo tutti insieme a modificare in modo irreversibile una mentalità che è eufemistico definire solo in termini di “omofobia”. Nonostante, quindi, le mille resistenze di un paese molto conservatore come l’Italia possiamo guardare senza troppe illusioni ma con un certo ottimismo all’anno 2000 sperando, e insieme dando il nostro piccolo contributo, perché sia l’anno della svolta e della conquista dei diritti degli omosessuali in Italia e nel resto del mondo.

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