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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
Congresso Arcigay e atteggiamento censorio dei media
Congresso Arcigay e atteggiamento censorio dei media
Il presidente onorario arcigay denuncia:"Dal 4 al 6 marzo scorso più di 150 delegati e numerosi politici si sono riuniti a Bologna. La stampa nazionale sembra non essersene accorta"
Sabato 12 Marzo 2005
di La redazione di Gaynews
in Focus

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Dal 4 al 6 marzo scorso più di 150 delegati e numerosi politici, provenienti da tutto il territorio nazionale, si sono riuniti a Bologna per celebrare il XX anniversario della fondazione di Arcigay nazionale. La stampa sembra non essersene accorta.







Ali alla libertà. Su questo tema, slogan del Congresso Arcigay di qualche giorno fa, si è concentrato il lavoro della principale associazione di gay italiani. L’importante momento di riflessione è stato ignorato dalla stampa.



Eppure, a partire dal riuscito Wold Gay pride del 2000 di Roma che ha concentrato il desiderio di libertà di espressione della minoranza omosessuale, è forte l’interesse e la condivisione per le battaglie gay dell’opinione pubblica italiana.



Il congresso di Arcigay ha discusso del futuro della ‘battaglia’ gay indicando come obbiettivo condiviso la proposta di legge sul patto civile di solidarietà (Pacs), presentata da chi scrive, attualmente in discussione alla Commissione giustizia della Camera dei Deputati.



L’Arcigay aveva anche chiamato tutte le forze politiche al Congresso per pronunciarsi sul tema.

Di delegati di Destra e Margherita non ne abbiamo riconosciuti mentre erano presenti tutti i partiti di sinistra o con i loro leader o con affettuosi messaggi di auguri e condivisione.



Abbiamo potuto ascoltare e apprezzare gli appassionati interventi di Piero Fassino per i DS, Daniele Capezzone per i Radicali, di Alfonso Pecoraro Scanio per i Verdi, di Katia Bellillo per il PDC di Marco Cappato per la lista Concioni e il messaggio al congresso di Fausto Bertinotti e Antonio di Pietro.



Piero Fassino, in particolare, ha preso la parola il secondo giorno del congresso, con un intervento nel quale ha riconosciuto l’importanza del lavoro svolto da Arcigay negli ultimi 20 anni.



Il leader dei DS ha ringraziando l’associazione per avere aiutato la sinistra nel suo complesso (e i DS in particolare) nel processo di trasformazione culturale e ideale verso un’acquisizione piena della cultura di diritti civili e individuali di libertà. Il suo discorso è stato molto apprezzato dalla platea.



Fassino ha inoltre assicurato che la proposta del Pacs sarà parte integrante del programma del centro-sinistra.



Data l’importanza dell’avvenimento ci saremmo aspettati una grande copertura giornalistica e soprattutto televisiva.



C’è stato poco dell’una e nulla dall’altra se si esclude un servizio del Tg3 regione dell’Emilia-romagna.



La notizia della liberazione di Giuliana Sgrena e della barbara uccisione dell’agente dei servizi segreti Nicola Callipari (al quale il congreso Arcigay ha tributato un grande e commosso applauso alla memoria di un uomo che aveva collaborato, nella città di Roma, con le associazioni di omosessuali nella lotta alla violenza anti-gay) ha giustamente concentrato l’attenzione dei media.



La drammaticità degli eventi e la loro coincidenza con il congresso di Arcigay non giustificano la totale assenza di copertura all’avvenimento.



Abbiamo più volte denunciato al Presidente della Commissione di vigilanza RAI una inaccettabile ed ingiusta censura verso la comunità gay e lesbica italiana della televisione pubblica e privata che ignora fatti ed avvenimenti che altrove avrebbero ben altro spazio e visibilità.



Ma c’è di peggio.



Nelle trasmissioni TV, ogni qualvolta si parla di omosessualità, registriamo la presenza di personalità del mondo religioso, in particolare esponenti della gerarchia ecclesiastica romano cattolica, che pronunciano frasi e concetti violenti contro la comunità gay e lesbica italiana senza che via sia la benché minima possibilità di replica.



In termini di frequenza e di tempo la presenza di religiosi nei mezzi radio televisivi italiani è più del doppio rispetto alla presenza di tutti i politici sia di maggioranza che di opposizione.

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