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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
Dove andremo a finire?
Dove andremo a finire?
di Alessandro Golinelli
Venerdì 21 Gennaio 2005
di Pride
in Focus

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Dove si andrà a finire?



Un signore che scrive in prima pagina sul “Corriere della Sera”, tale

Ernesto Galli della Loggia, sostiene, a proposito della recente

bocciatura delle leggi antidiscriminatorie in Francia, che quella sia

stata una decisione giusta. Il tutto in base a due semplici

ragionamenti (sic).

Il primo: se si fa una legge contro la discriminazione di una minoranza

allora bisogna farne per tutte. In altre parole, si comincia a fare una

legge in cui si impedisce di offendere o discriminare le persone per i

loro orientamenti sessuali, e chissà dove si va a finire. Magari che

non si può nemmeno più dire “negro di merda”, oppure “ebreo da gasare”,

o addirittura “giornalista del cazzo” o “vecchio trombone”…



Il secondo ragionamento è più sottile: si impedisce la libertà di

espressione, che è uno dei principi cardine del liberismo. In poche

parole, questo signore sostiene che apostrofare qualcuno con la parola

“frocio”, “culattone”, “ricchione”, o magari licenziarlo perché

infastidisce il suo aspetto effeminato, non sia maleducazione o

razzismo, bensì puro liberismo.



Come non essere d’accordo. Ma ci pensate che la ministro per le pari

opportunità Stefania Prestigiacomo ha assunto Dario Mattiello,

precedentemente licenziato dal collega di governo Fisichella perché

omosessuale? E tentando di rimediare alla gaffe, ha, come sostiene il

ministro della giustizia (sic) Castelli, clamorosamente discriminato

gli eterosessuali? Ha sempre ragione il signor Ernesto Galli della

Loggia. Vedete cosa succede a spingersi troppo in là. Si è cominciato

col concedere il diritto di voto alle donne, poi le si è fatte

diventare deputate, ora addirittura ministri e guarda cosa ti

combinano. Minano e discriminano lo strapotere dei maschi etero. Dove

si andrà a finire? Magari che pretendano anche di diventare presidenti

del consiglio.

Non preoccupatevi, in Italia, a differenza del Pakistan mussulmano o

dell’India, o delle Filippine, è inimmaginabile un primo ministro

donna. Ci teniamo a fare bella figura.



Eppure come non avvertire il campanello d’allarme? Tutta l’Europa si

sta coalizzando contro la libertà, discriminando Rocco Buttiglione solo

perché considera omosessuali e donne un gradino inferiori a lui, che

invece è maschio, etero e credente. Goebbels si è rigirato nella tomba:

avete visto dove si è arrivati non lasciando il potere esclusivamente

agli ariani.



Bene hanno fatto gli americani che per difendere la libertà della più

grande democrazia del pianeta, la migliore, l’assoluto paradiso da

esportare, oltre a rieleggere quel simpaticone di Bush, uomo raffinato

e intelligente, hanno deciso di opporsi, in molti stati, alle unioni

fra gay. La libertà di unirsi per i gay minava infatti la loro libertà

di sentirsi i migliori del mondo, i più puri, gli eletti da Dio.



C’è anche chi propone di cambiare la costituzione degli Stati Uniti:

non ci sarà più il diritto di ogni uomo ad aspirare alla felicità, ma

sarà ben specificato di ogni uomo etero (bianco, ricco, americano,

credente, possibilmente petroliere o imparentato con petrolieri). Come

dar loro torto, in fondo, uno leggendo quelle parole così mal scritte

potrebbe anche sbagliarsi...



Ma tornando in patria ci sono addirittura intere aree dell’Italia che

rischiano di portare il paese allo sfacelo. Come la Toscana, dove le

unioni civili fra gay hanno avuto il beneplacito della Consulta. Ve lo

immaginate cosa diventerà la Toscana in pochi anni? Magari una regione

dove un gay potrà andare a visitare il proprio compagno in ospedale o

in carcere senza il permesso dei familiari. Potrà comprare casa con lui

senza sotterfugi, avere, in caso di separazione o di morte, dei

diritti, e non sentirsi discriminato nella vita quotidiana.



Ma dove andremo a finire?

Be’: ovviamente, almeno noi gay, in Toscana...



Buon Anno.

(fonte: Priode gennaio 2005)

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