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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
Berlusconi minaccia un nuovo clericalismo, il movimento gay si deve attrezzare
Berlusconi minaccia un nuovo clericalismo, il movimento gay si deve attrezzare
Dar vita ad un movimento collaterale alla comunità glbt capace di affermare i valori della libertà e della laicità
Sabato 01 Gennaio 2005
di Franco Grillini
in Focus

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Nella fluviale conferenza stampa del premier Berlusconi, dove non erano ammesse domande a "sorpresa" (come invece avviene in ogni democrazia che si rispetti e che rispetti la libertà di stampa), il cavalier Silvio ha detto che ''Il punto di forza della prossima campagna elettorale della Cdl sara' il ritorno al motivo del nostro stare in politica. Oggi siamo in una dimensione economica (la riduzione delle tasse) e abbiamo fatto campagna in passato per lo Stato liberale. Oggi lo slogan potrebbe essere: 'Giu' le tasse, su i valori''. Spiegando poi che per volaro si intendeno "i valori dell'etica della morale" in quella che sarà una lotta del "bene contro il male" contro la "secolarizzazione".

Un berlusca in versione "teocon", un neoclericalismo che abbiamo già visto all'opera nella maggioranza di centrodestra colpita sulla "via di Damasco" dalla vittoria di Bush e degli integralisti antigay americani.

Che a Berlusconi interessino realmente la morale, i valori, la secolarizzazione e qualsivoglia questione etica è un fatto che solo un popolo di rincoglioniti dalla televisione di regime può ritenere credibile. Ma per la comunità gay e lesbica italiana possono aprirsi tempi molto difficili se Berlusconi passerà dalle parole in libertà ai fatti e se imposterà sul serio la sua campagna elettorale sui temi cari al clericalismo omofobico esattamente come è successo negli USA. Abbiamo già detto più volte che l'Italia non è paragonabile agli Stati Uniti. Il processo di secolarizzazione che ha caratterizzato il nostro paese non è reversibile e leggi come quelle del divorzio e dell'aborto continuano a godere di amplissime maggioranze nei sondaggi e nell'opinione pubblica. Tuttavia se un premier, che possiede direttamente metà del sistema televisivo e ne controlla l'altra metà attraverso il Governo del Paese e per di più è proprietario della maggior azienda editoriale d'Italia, si butta a capofitto in una campagna elettorale impostata non più solo nella lotta tra bene e male intesa come lotta ai "comunisti" ma alla "secolarizzazione" e al "laicismo", allora può riaprirsi una stagione di omofobia clericale di Stato della quale la comunità gay e lesbica italiana potrebbe essere uno degli obiettivi. Forse non andrà così, io lo spero, ma se ciò dovesse accadere dobbiamo attrezzarci per contrastare con energia e determinazione questa nuova sfida.

Come tutti sanno l'Italia è ormai uno dei pochissimi paesi europei a non avere una legge che riconosca le coppie di fatto comprese quelle gay e nemmeno una seria normativa antidiscriminatoria. Attualmente è in discussione alla Camera il progetto di legge sul Pacs, ma dalla calendarizzazione avvenuta il primo luglio 2004 non c'è stata nemmeno una seduta di discussione del PDL stesso. Un esponente di FI ha ammesso che ci sono state "forti pressioni vaticane" perchè ciò non avvenisse. Personalmente non ho mai condiviso l'ottimismo che era stato espresso da alcuni settori del centrosinistra e persino del centrodestra laico sulla possibilità di ottenere in questa legislatura una legge sulle coppie di fatto che riconoscesse anche quelle gay. I fatti sembrano purtroppo darmi ragione.

Proprio per questo ritengo sia giusta l'iniziativa patrocinata da Critica Liberale di dar vita ad una consulta dei gruppi laici e dei singoli nell'ambito del centrosinistra per dare voce e rappresentanza a quella grande platea di laici, liberali, libertari che non vogliono la sudditanza del paese al Vaticano e al cavaliere migliardario in versione clericofascista.

15 anni fa alcuni di noi ragionarono sul progetto di un movimento politico laicista e libertario da affiancare all'Arcigay per esaltarne il ruolo di carattere generalista nella nostra società. I mezzi però erano quelli che erano e il progetto non andò in porto. Forse oggi è arrivato il momento di dar vita ad un gruppo di pressione, ad un movimento marcatamente politico-culturale capace di incidere sul piano etico politico. Capace soprattutto di esprimere i contenuti e i valori della nostra azione politica. Si dirà che c’è già l’Arcigay, ma l’associazione svolge già il meritorio compito di garantire luoghi di aggregazione e di accoglienza per la comunità gay e lesbica italiana e benché il suo orientamento sia inequivocabilmente di sinistra la strategia è quella della trasversalità degli obiettivi e della piattaforma. Come fu per aborto e divorzio senza conquistare un pezzo della destra liberale è difficile che si realizzino anche in Italia quegli obiettivi, come la legge sul Pacs, che richiedono un ampia maggioranza parlamentare. Ecco perché diventa necessario un movimento collaterale di carattere squisitamente politico volto alla difesa della laicità dello stato e all’affermazione della pari dignità della cultura dei diritti individuali che esprimiamo. Uno dei punti forti della propaganda clericale è che chi non condivide la “verità” della chiesa cattolica ufficiale vive in un “deserto di valori”, è prigioniero del “relativismo etico”, non ha principi, non ha morale. Naturalmente tutto ciò è propaganda puram superbia clericale e arroganza moralista. Da sempre il clericalismo si spaccia come unico e universale raccogliendo aggressivamente una certa subalternità culturale della sinistra (ricordate la “marcia in più” che Amato attribuisce alle religioni?) e un consenso quasi generalizzato contro il “laicismo” additato al pubblico ludibrio come perversione massima dell’idea di libertà e di uguaglianza. Dato che, invece, come movimento gay e lesbico esprimiamo progetti, obiettivi precisi, desiderio di relazioni ed affetti che richiedono leggi e realizzazione di diritti generalmente condivisibili da tutti, abbiamo argomenti solidissimi per contrastare la propaganda clericale ed omofoba. In realtà, come abbiamo detto più volte e come è stato autorevolmente ripetuto dai commentatori della stampa libera, òa questione omosessuale rappresenta uno snodo decisivo della politica e della cultura di tutto il mondo laico e progressista. E’ la cartina al tornasole del tasso di libertà di una nazione. Non a caso la questione gay e lesbica è al centro della discussione politica in tutto l’occidente. La destra italiana, incolta e inetta, tenterà anche qui di importare il modello americano e di usare il “matrimonio gay” con contorno di “adozioni” per fare del terrorismo elettorale e mettere all’angolo un centrosinistra vulnerabile impaurito a causa del suo conservatorismo storico in materia di diritti civili e cultura laico-liberale. Ecco perché è necessario rendere “visibile” la parte più squisitamente politica che esprime il movimento gay e lesbico italiano anche, se necessario, attraverso una nuova organizzazione collaterale al movimento e alla sue realtà associative. L’idea di 15 anni fa era quella di chiamare questo nuovo soggetto politico “democrazia libertaria” per rivendicare alle culture laiciste, libertarie e dei diritti civili quella cittadinanza e quella presenza che si vuole costantemente negare a chi non la pensa come Ratzinger. Si tratta di una impresa enorme per l’Italia, forse le forze non ci sono ancora. Ma a differenza di tanti anni fa ora siamo di fronte ad una minaccia reale, quella del clericalismo imposto per legge e dall’intero apparato televisivo (preti e religiosi hanno avuto più spazio di tutta la politica messa assieme in questi ultimi anni).

Una sfida nuova e necessaria, una avventura morale. Che vale la pena di tentare.

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