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| Il caso Mattiello |
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| Il capo della segreteria del vicepresidente del senato Fisichella, licenziato in tronco perché fotografato mentre ballava al Gay Village, viene assunto dal ministero delle Pari opportunità |
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| Lunedì 06 Dicembre 2004 |
| di Pride |
| in Focus |
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di Paolo Belmonte
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Il capo della segreteria del vicepresidente del senato Fisichella, licenziato in tronco perché fotografato mentre ballava al Gay Village, viene assunto dal ministero delle Pari opportunità dopo un'ondata di proteste. Perché "nessuno può essere discriminato sul lavoro".
Se non altro, dopo l'incredibile commedia all'italiana di cui è stato involontario protagonista Dario Mattiello, adesso sappiamo a cosa serve il ministero delle Pari opportunità nell'era Berlusconi: a mettere qualche pezza sugli anacronistici comportamenti che circolano nella maggioranza di governo. La vicenda, in se stessa, avrebbe un inconfondibile sapore anni Cinquanta. Grazie però all'intervento risolutivo della ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo ha avuto un lieto fine che aggiunge al tutto un tocco di schizofrenia molto postmoderno.
Tutto cominciò un tragico giorno del luglio scorso, quando l'occhio vigile del senatore Domenico Fisichella, vicepresidente del Senato e esponente di An, cadde su una foto scattata al Gay Village di Roma. In mezzo a un gruppo di danzatori dall'aspetto inconfondibilmente gaio (torsi nudi, pettorali in rilievo, teste rasate e pizzetti ossigenati) il senatore ha la sorpresa di riconoscere il capo della sua segreteria., Dario Mattiello. Lui non è a torso nudo ma indossa una più pudica maglietta. Ciò non impedisce comunque che il senatore Fisichella, uomo tutto d'un pezzo di mai rinnegate tradizioni monarchiche, decida di lì a pochissimo di licenziarlo in tronco dopo otto anni di stimata collaborazione.
Mattiello chiede spiegazioni e tenta di riconciliarsi con il capo. Quando però capisce che è tutto inutile rende pubblica la sua storia e provoca uno scandalo di rispettabili proporzioni. Al caso si interessano le associazioni glbt, il deputato Ds Franco Grillini e il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, con lettere a Fisichella, interrogazioni parlamentari e comunicati stampa che urlano alla discriminazione. E i giornali finiscono per dare alla notizia grande rilievo, costringendo il senatore Fisichella a giustificare coram populo il proprio censorio operato, una volta fallito il patetico tentativo di non dare alcuna spiegazione in nome del "riserbo istituzionale".
Le ragioni addotte da Fisichella, se così le vogliamo chiamare, hanno l'unico effetto di peggiorare ulteriormente la sua immagine. Il senatore nega infatti con tutte le forze di aver licenziato Mattiello perché "sospettava" che fosse gay. Preferisce parlare di incompatibilità con i colleghi esistenti da lungo tempo e, per rendere meno vaghe le accuse, parla di accertamenti eseguiti sul computer del collaboratore cacciato, da cui risultavano frequenti collegamenti con siti internet "del tutto estranei agli interessi di un ufficio pubblico". Apriti cielo: e la privacy dei lavoratori dove la mettiamo? Interpellato in proposito dai difensori di Mattiello, il garante per la Privacy Stefano Rodotà non ha dubbi: "Non si possono controllare i siti utilizzati, i computer del Senato non possono essere spiati da un Grande Fratello.
Dopo la telenovela Buttiglione, la sedicente Casa delle libertà si trova così ad affrontare un'altra tegola riguardante il tema delle discriminazioni nei confronti degli omosessuali. Il coordinatore di An Ignazio La Russa, che è uomo di mondo, si offre a un certo punto di assumere lui Mattiello, per farla finita con tutto il polverone scatenato dai soliti avvoltoi della sinistra. Non c'è però bisogno di sottoporre il lavoratore discriminato a una prova tanto dura. A risolvere la situazione arriva infatti, nel ruolo della fata Turchina, la ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo, che contatta Mattiello, ne valuta l'"ottimo curriculum" e decide di offrirgli un posto al suo ministero. Il colpo di scena va in onda i 17 novembre, lo stesso giorno in cui i gruppi glbt romani hanno organizzato un sit-in davanti al Senato all'insegna dello slogan "Siamo tutti culattoni, Fisichella dimissioni". Mentre infuria la protesta di piazza, la ministro Prestigiacomo è ospite di Bruno Vespa e registra un puntata di "Porta a Porta" (trasmessa il giorno dopo) in cui annuncia di avere assunto Mattiello "perché nessuno va discriminato sul posto di lavoro". Soprattutto all'indomani del varo dell'Ufficio nazionale contro le discriminazioni, patrocinato dalla presidenza del consiglio. Prestigiacomo, comunque, offre un piccolo segno di solidarietà anche a Fisichella, prendendosela con i giornali che hanno trattato la vicenda, secondo lei, "in modo disgustoso".
Mattiello è al settimo cielo: "Per me", dichiara alla stampa, è come essere al posto giusto, dove volevo, non ho esitato un attimo a dire di sì". Dice anche che gli dispiace per La Russa, ma preferisce le Pari opportunità. La Russa, tuttavia, è contento lo stesso e commenta soddisfatto l'happy end: "Sono felice. La mia offerta e quella della Prestigiacomo dimostrano che mentre la solidarietà della sinistra è demagogica, quella della destra è una realtà". Si sarà accolto che tutto il problema è stato creato da un suo collega di partito?
Si può quindi concludere con un "tutti vissero felici e contenti"? Non esattamente. Fisichella resterà ingrugnato per un bel po' e anche qualche altro ministro ha avuto qualcosa da eccepire. Quello della Giustizia Castelli, per fare un esempio, teme che dietro la conclusione della storia si nasconda un'odiosa discriminazione verso gli eterosessuali: "Mi piacerebbe sapere", ha spiegato, "se la collega Prestigiacomo ha deciso di assumere Mattiello in base alle sue capacità oppure per la sua supposta omosessualità. Nel primo caso, non avrei nulla da eccepire, nel secondo caso si tratterebbe di una discriminazione nei confronti dei non eterosessuali". Questo articolo ha ricevuto 187 visite.
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