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| Licenziamento Fisichella. Un’indecenza civile cui va posto rimedio. |
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| Grillini scrive una lettera aperta al prof. Domenico Fisichella, Vicepresidente del Senato, che ha licenziato il capo della segreteria perché ha frequentato posti gay. |
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| Venerdì 05 Novembre 2004 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Focus |
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Signor Vicepresidente, sono trasecolato e allibito nel leggere l'articolo di Daniele Scalise su "Il Foglio" di oggi, che ci informa del licenziamento in tronco del capo della Sua segreteria, il signor Dario Mattiello, “reo” di aver frequentato le serate romane del "Gay Village" e di essere stato immortalato in una fotografia pubblicata da "Panorama". L'articolo ci informa tra l’altro che la foto lo ritraeva normalmente abbigliato e in pose "niente affatto sconvenienti". Tra l’altro, anche se la cosa non dovrebbe avere la minima rilevanza, per di più e come tutti sanno, il "Gay Village" è un luogo di incontro frequentato da molti romani, famigliole comprese, indipendentemente dall’orientamento sessuale.
In ogni caso siamo di fronte all'espressione di una evidente ed inaccettabile discriminazione, civilmente e moralmente detestabile, in radicale contrasto con i più basilari valori liberali della civiltà politica e giuridica dell’Europa contemporanea. Si tratta di una denegazione plateale del principio della “pari dignità sociale” (art. 3 della Costituzione) che dovrebbe essere riconosciuta a tutti i cittadini italiani, e di una discriminazione fondata sull’attribuzione di una indegnità o minorità sociale a chiunque sia portatore di un’identità ascritta, non oggetto neppure di libera scelta, quale è quella determinata dall’orientamento sociale degli individui. Comportamento discriminatori come questo non sono in nulla dissimili dalla discriminazione su base razziale, dato che tanto l’origine etnica quanto l’orientamento sessuale pertengono appunto alla natura e all’identità ascritta degli individui. Non a caso, già da molti anni, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha definito quella basata sull’orientamento sessuale come “la forma più odiosa di discriminazione”.
Questa vicenda mi appare di una gravità inaudita, proprio perché, avendo come protagonista un esponente di vertice delle istituzioni della Repubblica, testimonia la spaventosa arretratezza civile della classe dirigente di un intero paese. Il licenziamento in tronco di un collaboratore che è stato al Suo servizio per oltre otto anni in posizione così elevata e con ininterrotto apprezzamento rappresenta un fatto inaccettabile nel merito e nel metodo. Tanto più incredibile in quanto messo in atto da uno dei pochi esponenti della destra italiana che avevamo fin qui avuto modo di apprezzare e stimare per il suo coraggioso contributo in difesa delle istituzioni costituzionali e dei valori fondanti della democrazia liberale.
Purtroppo quel che è successo e che è raccontato oggi dal "Foglio" ci porta a pensare che sopravviva tuttora nella destra italiana, e perfino nelle sue componenti più lontane dal populismo demagogico oggi imperante, quel vero e proprio razzismo omofobico che ha causato nel corso dei secoli lutti e sofferenze inauditi a milioni di persone.
Con questa lettera aperta Le chiediamo di ripensarci, di ritornare sui suoi passi, di ammettere di avere sbagliato e di porgere le Sue scuse all'interessato, per il danno anche esistenziale e morale procurato, e alla comunità gay romana e nazionale per questo gesto impensabile di un paese civile e occidentale.
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