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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
Quando il movimento sa utilizzare le sue energie e quindi vince
Quando il movimento sa utilizzare le sue energie e quindi vince
Dal lavoro paziente di raccolta del Dossier Buttiglione ad opera di Riccardo Gottardi, al ruolo svolto da Renato Sabbadini, agli interventi di Arcigay e di Cecchi Paone
Sabato 23 Ottobre 2004
di Aurelio Mancuso
in Focus

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Sono giornate davvero esaltanti per tutti noi. Ciò che sta avvenendo al Parlamento europeo ci sembra quasi incredibile: il cattolico integralista Buttiglione prima lancia i suoi anatemi, poi la

Commissione parlamentare lo boccia, e ora lo stesso Presidente della nuova Commissione Europea Barroso gli lascia nominalmente la delega sulle libertà e però lo interdisce dall’assumere qualsiasi decisione in materia affiancandogli altri tre commissari che dovranno comunque rispondere al Presidente. Bisogna sapere che da quando il governo Berlusconi ha indicato Buttiglione come candidato commissario europeo, Riccardo Gottardi, co presidente dell’Ilga Europe, ha pazientemente raccolto un voluminoso dossier (operazione resa possibile grazie al poderoso archivio di Gaynews), che, con l’aiuto di Renato Sabbadini, responsabile esteri di Arcigay e dell’euro parlamentare verde Monica Frassoni, è stato consegnato a tutti i gruppi parlamentari europei che ragionevolmente potevano darci una mano (socialisti, liberali, sinistra unita, verdi, radicali, ecc.). Naturalmente le dichiarazioni di Rocco Buttiglione rese durante la sua audizione hanno facilitato il nostro compito di denuncia: si stava per mettere un lupo tra pecore indifese. I deputati appartenenti a tutte le nazioni hanno però potuto formulare domande precise, proprio perché in possesso di documenti quali, per esempio l’emendamento proposto dal filosofo amico del Papa, in sede di discussione della Costituzione Europea che intendeva abrogare tra le discriminazioni da combattere quella per orientamento sessuale.

Non è ancora possibile determinare come andrà a finire. E’possibile che i gruppi europei intendano trovare un compromesso che salvi una Commissione composta da persone provenienti da tutte le aree politiche, ma già aver tolto il boccone di bocca al lupo-buttiglione deve essere considerato da tutti noi una enorme vittoria. Abbiamo saputo imbastire un certosino lavoro di relazioni e di informazioni, che ha fatto gridare ai soliti reazionari e omofobi al fatto che il Parlamento sia pieno di culattoni condizionati dalla potentissima lobby gay europea.

Il fatto che Tremaglia abbia dato voce, con tanto di carta intestata del suo ministero, alla pancia profonda della destra italiana (in verità sono tutti d’accordo con lui, ma sono troppo ipocriti per ammetterlo) è il segno più evidente che diversi esponenti della politica italiana (e purtroppo anche molti nello Stato Vaticano) abbiano perso la testa. Viene quasi da ridere se si pensa qual è la sproporzione delle forze in campo: da una parte il gigantesco potere della politica real-cattolica e la quasi totalità dei commentatori (purtroppo) anche laici dei grandi giornali (qualcuno conservi gli editoriali dei vari Galli della Loggia e li rispolveri tra qualche anno, giusto per rammentare a queste teste d’uovo quante cazzate siano riusciti a scrivere pur di difendere l’attuale governo), dall’altra due dirigenti del movimento gay italiano e internazionale, supportati da Arcigay, che puntualmente ha seguito tutta la vicenda, intervenendo con comunicati stampa, articoli, pressioni, ecc.

Per rimanere in ambito cristiano: una perfetta riedizione della storia di Davide e Golia, che se sapremo valorizzarla nel tempo potrà avere un’influenza positiva anche nel nostro Paese. Perché è evidente, che al di là del vittimismo sfrontato dei vari Giovanardi e di cardinali come Martino, che lamentano una crociata anti cattolica (senza pudore si è persino evocata la Santa Inquisizione!), quello che è emerso chiarisce del tutto un fatto: la politica italiana è lontana anni luce rispetto quella di moltissimi Paesi europei. Gli interventi di questi giorni sui talk show italiani erano certamente desolanti, la parola dei diretti interessati censurata. Solo dopo un energico intervento del Presidente Arcigay Sergio Lo Giudice, Rai e Mediaset hanno dovuto dar conto delle nostre posizioni. Nei giorni successivi però si è tornati ad ignorarci uniche eccezioni: le Iene, Cronache Marziane (programma superlativo condotto da uno smagliante Fabio Canino) e la Striscia di Belpietro. In questo ultimo programma tra un Ignazio La Russa sempre più trucido e una Irene Pivetti in bilico tra il suo integralismo cattolico e la nuova immagine di show girl disposta a concedere i Pacs, ha fatto un vero figurone Alessandro Cecchi Paone. Il conduttore omo sentimentale (“perché essere gay non basta, bisogna anche affermare che i gay hanno diritto a una vita sentimentale”), ha definito neo fascisti La Russa e Tremaglia, cattolica integralista la Pivetti e soprattutto, rintuzzato caparbiamente tutti i soliti luoghi comuni di cui erano infarciti i servizi mandati in onda, le domande di Belpietro e le sciocchezze degli altri ospiti in sala. Cecchi Paone è il tipico esempio che una alleanza trasversale, simile a quella che vinse le battaglie sul divorzio e sull’aborto, è possibile ed auspicabile. Perché bisogna smascherare gli omofobi di tutti gli schieramenti, inchiodare trutti alle proprie responsabilità pretendendo risposte chiare dai politici, che magari a parole si dicono d’accordo per il riconoscimento dei diritti delle persone gay, lesbiche e transessuali, ma poi nei fatti cercano di spostare alle calende greche qualsiasi concreto provvedimento.





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