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| Candidati gay, grande successo alle elezioni europee e amministrative. A Fiuminata eletto sindaco gay |
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| Eletti Sergio lo Giudice a Bologna, Alessandro Zan a Padova, Renato Sabbadini a Bergamo, Nunzio Liso a Bari. Grande successo di preferenze per Andrea Benedino alle europee. |
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| Martedì 15 Giugno 2004 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Nelle foto Zan, Lo Giudice, Banedino, Sabbadini, Fusco

Grande successo delle candidature gay a Bologna, Padova, Bari, Bergamo. Sono stati eletti con un gran numero di voti Sergio Lo Giudice (702, undicesimo su 20 eletti), Alessandro Zan (423, quarto su 7 eletti), Renato Sabbadini (Bergamo), Nunzio Liso (Bari). Andrea Benedino (10.066 di cui 35 all’estero, più di Dotti, Formentini e Vattimo), candidato alle europee nella lista Uniti per l'Ulivo nel nord ovest ha avuto un ottimo risultato di voti di preferenza: nella provincia di Torino ha totalizzato ben 4400 voti. A Bari il contributo della comunità glbt alla vittoria del centrosinistra è stato importante soprattutto dopo la grande manifestazione del gaypride del 2003 che aveva visto sfilare per le vie della città 80 mila persone.
Sono andati molto bene anche i candidati gay friendly (che avevano sottoscritto la piattaforma sui diritti degli omosessuali) indicati dall'Arcigay moltissimi dei quali sono stati eletti. A Fiuminata eletto un sindaco gay, si tratta Claudio Mazzalupi del Coordinamento Omosessuali Ds, rieletto sindaco con il 52% dei voti, 100 voti in più dello scorso mandato.
Nel corso della giornata ne daremo conto su gaynews.
In quanto ai candidati gay e al loro successo si può dire che ormai esiste nel paese anche un "peso elettorale" della comunità glbt non trascurabile e questo peso è dovuto sia alla capacità dei candidati di intercettare il voto omosessuale sia alla "popolarità" dei candidati stessi che non sono più semplicemente i "candidati gay", ma sono militanti politici conosciuti ed apprezzati. I 702 voti di Sergio Lo Giudice a Bologna dove vince Cofferati, i 423 voti di Alessandro Zan a Padova, le migliaia di voti di Andrea Benedino ci dicono una cosa molto semplice: molti elettori di sinistra si riconoscono ormai nelle nostre battaglie di libertà facendole loro e dandoci forza. Ciò significa che siamo finalmente riusciti a far passare un doppio messaggio.
In primo luogo fra gli omosessuali che ormai non sopportano più il razzismo omofobico e hanno cominciato ad usare il voto come arma concreta ed efficace di lotta politica e di rivendicazione dei diritti (questa volta possiamo dire senza tema di essere smentiti che il voto gay c'è stato ed è stato massiccio). In secondo luogo mi sembra evidente che la penetrazione della presenza gay nel mondo politico è un fatto incontrovertibile. Essere militanti gay, essere "politici" gay che fanno politica gay non è più considerato, prima di tutto dagli elettori, un fatto di serie b.
Ormai è a tutti evidente che la rappresentanza omosessuale dentro le istituzioni, assieme alla presenza forte e decisa del movimento glbt nella società, rappresenta un passo decisivo per la realizzazione dei diritti civili e delle istanze della nostra comunità. Non è soltanto la possibilità di presentare leggi, proporre delibere, intervenire direttamente, ma è l’opportunità concreta di una politica omosessuale che si rappresenta con pari dignità col resto della politica. E’ un pezzo di società finalmente capace di rappresentare sé stessa e, insieme, un pezzo di società che condivide l’idea di uno Stato laico, liberale, libertario, dove tutte le minoranza hanno cittadinanza e parità di diritti e opportunità. Mai come in queste elezioni ciò è stato vero, mai come in queste elezioni, da nord a sud, c’è statala passibilità di una campagna elettorale dove i candidati glbt hanno potuto parlare a milioni di persone di diritti, libertà, laicità, uguaglianza, parità delle opportunità.
Che tutto ciò avvenga nel mese del gaypride rende ancora più significativa una vittoria di cui tutti noi dobbiamo essere fieri e soprattutto “orgogliosi” perché dimostra che il movimento gay non si è rinchiuso in una nicchia, in un “ghetto”, ma è uscito fuori, si è inserito nei partiti, nelle istituzioni, si è reso visibile, si è posto alla testa del “movimento per le libertà civili”, ne è diventato protagonista e punto di riferimento su temi come i diritti delle coppie gay e lesbiche e delle famiglie di fatto. Questa forza ora va usata con intelligenza e determinazione perché i bisogni della comunità glbt non sono più rinviabili e perché esiste ancora un mondo di sofferenza, di esclusione e di discriminazione che può e deve essere combattuto e vinto.
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