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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
SHOAH, LA POLITICA RAZZIALE DEL NAZISMO CONTRO GLI OMOSESSUALI
SHOAH, LA POLITICA RAZZIALE DEL NAZISMO CONTRO GLI OMOSESSUALI
ESSERE DEI DIVERSI AL TEMPO DI HITLER
Martedì 27 Gennaio 2004
di la Repubblica
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MARTEDÌ, 27 GENNAIO 2004 Pagina 1 - Prima Pagina



DIARIO Le altre vittime della follia nazista



GUNTER GRASS



LA persecuzione degli omosessuali e altre misure repressive iniziarono poche settimane dopo la presa del potere da parte del partito nazista all´inizio del 1933. Negli anni successivi, la pressione su queste categorie divenne sempre più dura, e i provvedimenti dello Stato contro gli omosessuali s´intensificarono nell´ambito d´un sistema completo di manipolazione.Vennero emanati circa venti provvedimenti legislativi, ordini segreti e norme speciali da cui si possono ricostruire le misure intraprese dal nazismo contro gli omosessuali.

Questa politica si può suddividere in tre periodi. La prima fase è quella compresa tra la presa del potere e il 1935, in cui furono eliminate tutte le istituzioni e le associazioni legate ai movimenti di riforma sessuale della Repubblica di Weimar, e venne lanciata la prima campagna contro gli omosessuali, in cui rientrava anche la poderosa propaganda intrapresa nel ?34 dopo il cosiddetto colpo di stato di Röhm. Questa fase fu caratterizzata anche dalla tattica del terrore applicata dalla polizia e dalla Gestapo, nonché da altre azioni programmate contro gli omosessuali, i loro club e i loro luoghi di incontro. ?Clicca per ingrandire... Infine, i cambiamenti intervenuti sotto il profilo del diritto penale, in particolare la reinterpretazione restrittiva dell´art. 175 che puniva gli atti omosessuali tra uomini, segnarono una rottura decisiva rispetto al passato.

La seconda fase è quella compresa tra il 1936 e lo scoppio della guerra, che vide l´istituzione di un ente amministrativo speciale - l´Ufficio del Reich per la lotta all´omosessualità e all´aborto - , un marcato aumento del numero di persone arrestate in base all´art. 175 e la seconda campagna antiomosessuale del Terzo Reich, i cosiddetti «processi dei conventi» contro monaci appartenenti alla Chiesa cattolica, condotti con aggressiva e violenta demagogia. La terza fase, dallo scoppio della guerra nel settembre 1939 al crollo del regime nel ?45, vide un´intensificazione del terrore fisico e la legalizzazione formale delle deportazioni nei campi di concentramento, l´introduzione della pena capitale nei «casi di particolare gravità» e un´intensificarsi dei tentativi di legalizzare la castrazione forzata.

Clicca per ingrandire... Con l´appoggio di nuove definizioni legali del crimine, di un capillare apparato poliziesco e di sicurezza, e della manipolazione dell´opinione pubblica attraverso la propaganda, la percentuale delle azioni giudiziarie intraprese contro omosessuali si accrebbe enormemente dopo il 1936. Se nel ?34 il numero delle persone condannate non superava il migliaio, nel ?36 era già salito a 5310 e due anni dopo a 8562. Fra il 1933 e il ?45 circa 50000 maschi omosessuali, tra adulti e minorenni, vennero giudicati colpevoli dai tribunali penali nazisti. Di questi, circa 5000 furono deportati nei campi di concentramento dopo avere scontato la pena. Nei campi, gli omosessuali rappresentavano la casta più infima. Rispetto agli altri internati, lo stigma dell´omosessualità conferiva loro uno status pericoloso. Erano infatti isolati da tutti: dagli amici, che non osavano mandare lettere per paura di essere registrati loro stessi come omosessuali; dalle famiglie, che per la «vergogna» talvolta ripudiavano il padre o il figlio; e dagli altri gruppi di prigionieri, che evitavano ogni contatto con gli uomini dal triangolo rosa sia per evitare di suscitare sospetti sia perché anch´essi condividevano i diffusi pregiudizi contro le «checche». Non esisteva alcuna solidarietà con gli omosessuali da parte dei detenuti politici o dei Testimoni di Geova, e di conseguenza essi contavano assai poco all´interno della struttura di comunicazione e di autorità dei prigionieri. Il risultato fu che pochi di essi sospravvissero: su 5000 deportati, circa 3000 vennero uccisi o morirono per motivi vari.

Questa scansione temporale potrebbe dare l´impressione di una strategia a lungo termine e accuratamente preparata per una «soluzione finale del problema dell´omosessualità» paragonabile in qualche modo allo sterminio degli ebrei: ma la politica dei nazisti era rivolta contro l´omosessualità, non necessariamente contro gli omosessuali come individui. (?)

Clicca per ingrandire... Solo alcuni omosessuali furono fisicamente vittime della persecuzione nazista, ma la vita quotidiana di tutti gli omosessuali tedeschi sotto il Terzo Reich fu profondamente colpita e influenzata dalle politiche repressive delle istituzioni.(?)

Dopo la guerra, la maggioranza del mondo politico, in entrambe le parti della Germania, rifiutò di concedere agli omosessuali uno status analogo a quello degli altri gruppi perseguitati dal nazismo, sostenendo che l´operato dei nazisti si giustificava con lo stato di guerra ed era in linea con le sanzioni tradizionalmente più diffuse contro i comportamenti criminali. Ciò significava che gli omosessuali non erano considerati come vittime di una ingiustizia «tipica» dei nazisti - un´interpretazione che eliminava ogni bisogno di perseguire penalmente i carnefici. Neppure il processo di Norimberga, né i processi celebrati contro i medici nazisti citarono crimini commessi contro uomini omosessuali in quanto tali. La disposizione legislativa che costituì la pietra miliare della discriminazione contro gli omosessuali, l´art. 175, rimase in vigore in Germania fino al 1994.





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