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| Quell'inchiesta su italiani e i gay della Stampa. Di Aurelio Mancuso |
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| Sabato 19 Febbraio 2000 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Con i tempi che corrono il fatto che uno dei più importanti quotidiani italiani, commissioni un'indagine sull'opinione che gli italiani hanno sulla omosessualità, non solo è confortante, ma segna una novità importante.
Verrebbe quasi da dire che, noi stessi, appartenenti al movimento omosessuale, non ci siamo accorti di ciò che stava avvenendo.
E dire che molti dati positivi, pubblicati dal giornale in questione, possiamo tranquillamente affermare che sono stati raggiunti grazie anche al nostro lavoro.
Quello che emerge dai dati dell'inchiesta è un Paese maturo, che nel giro di pochi anni è pronto a recepire, a differenza della classe politica, aspirazioni concrete dei cittadini omosessuali.
Questa indagine può, se lo vogliamo, essere utilizzata per evidenziare, l'assurdità della permanenza di discriminazioni ed esclusioni perpetrate dalle troppe "assenze" legislative.
Le percentuali pubblicate rappresentano un vero e proprio ciclone per chi, in questi ultimi anni, ha cavalcato la tigre della discriminazione sostanziale verso i gay e lesbiche, sperando che questo gli garantisse nuovo consenso.
Anche per le gerarchie cattoliche questa indagine rappresenta un vero e proprio schiaffo: ancora una volta il Paese più "sorvegliato speciale" al mondo, dove si estendono potentissime organizzazioni sociali, culturali ed economiche del cattolicesimo militante, risponde in maniera dissonante rispetto ai dettami morali della casta della Curia vaticana.
Però anche noi dobbiamo riflettere. Questa indagine rende chiara la nostra debolezza, la nostra incapacità a saper cogliere le novità. Gli omosessuali italiani sembrano appartenere più alle percentuali degli italiani che sono d'accordo a discriminarli, che a quelli che invece li considerano cittadini con pari dignità di diritto.
La nostra identità è ancora troppo limitata alla notte, ai club e discoteche, relegata in una sorta di zona grigia dove per alcuni versi ci siamo autoincatenati.
Ci sarà occasione per discutere di queste questioni. Per intanto bisogna non far cadere questa indagine, diffonderla il più possibile, trasformarla in potente strumento politico e culturale all'esterno, ma soprattutto al nostro interno. Questo articolo ha ricevuto 207 visite.
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