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| Cattolici e gay: serve più coraggio. Di Aurelio Mancuso |
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| Sabato 18 Marzo 2000 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna e Cardinale in pensione, continua a pontificare sulle Unioni Civili. Insieme a lui altri prelati della Curia romana si sono scagliati contro la Risoluzione del Parlamento Europeo del 16 marzo scorso.
Non si tratta di una novità. E i gay, soprattutto quelli credenti, lo sanno benissimo: la gerontocrazia vaticana non può sopportare che sulla questione dei diritti civili ci sia un minino avanzamento. Troppi sono già i Paesi europei, sette per la precisione, che hanno una legislazione a favore delle unioni omosessuali e a questi si potrebbe aggiungere, a tempi brevi, la Germania, cioè la culla della teologia cattolica e la Spagna, ovvero la "cattolicissima".
Lo schiaffo è davvero forte, per una organizzazione che vive una crisi profonda sul versante delle vocazioni, rispetto alla sua presa morale tra le masse cattoliche che non affollano più le chiese, tra i molti gruppi sociali e del volontariato, che sono stanchi di una esagerata ingerenza della gerarchia sui temi della sessualità.
Gli omosessuali sono quindi scelti come l'anello più debole anche perché gli stessi laici provano imbarazzo a difendere i loro diritti. La gerarchia sa, che anche a costo di lanciare anatemi dal sapore medioevale, l'attacco ai diritti dei gay è la sua ultima spiaggia.
I gay credenti non si possono più rifugiare dietro le sottane arcivescovili per dire che le condanne lanciate dalla sala stampa vaticana non sono pronunciamenti del Magistero della Chiesa, né si può continuare a sostenere che il nuovo Catechismo invita a rispettare le persone omosessuali, quando poi si omette di ricordare, che i gay possono rimanere dentro la comunità dei fedeli solo se rinunciano a praticare la loro sessualità.
L'attacco di questi giorni è il più violento perché le gerarchie sanno che l'ora della verità si sta sempre più avvicinando, che non potranno passare ancora decenni prima che ai gay vengano riconosciuti, anche in questo Paese, giardino del Vaticano, i loro diritti.
E' però anche ora che i gay credenti, soprattutto quelli che stanno fuori dai gruppi organizzati facciano sentire la loro voce.
Ai continui assalti della casta celibataria cattolica bisogna cominciare a rispondere con durezza, anche sul piano dello smascheramento della diffusa pratica omosessuale all'interno dei conventi, delle parrocchie, delle curie vescovili e romane.
Dobbiamo certo ricercare un dialogo con la Chiesa, cioè con la comunità dei fedeli, ma anche in questo senso non è più sopportabile che il cristianesimo democratico taccia, e quindi nella pratica condivida l'atteggiamento delle gerarchie. Dove sono finite le Comunità Cristiane di Base? Dove si sono rifugiati gli illuminati intellettuali cattolici che furono al fianco dei laici in battaglie come quella sul divorzio e sull'aborto? Tutti scomparsi, se si eccettua la splendida figura di Adriana Zarri, unica teologa libera che ogni settimana dà forte bacchettate sulle dita dalle colonne di Avvenimenti.
Non possiamo quindi giocare in difesa. Bisogna attaccare, perché ormai non siamo più piccoli gruppetti sparuti che rappresentano poche centinaia di gay. Il movimento gay è oggi forte, anche se potrebbe sicuramente rinvigorirsi, e deve avere uno scatto d'orgoglio.
Per esempio, è inconcepibile sentire, dalle bocche di noti esponenti del movimento romano, che il World Gay Pride non sarà una manifestazione contro la Chiesa, che saremo tutti vestiti per benino e che nessuno si denuderà!
Ma per favore! Andiamo a Roma non contro la Chiesa, ma contro il potere di una gerarchia che ci considera dei reietti e che nelle sue ovattate stanze consuma molti rapporti gay e poi in pubblico parla di sessualità contro natura. Che mantiene un potere di veto sulla politica italiana fortissimo, soprattutto verso l'area del centro-sinistra sempre più preoccupata di non dare fastidio al Tonini di turno invece di occuparsi di milioni di persone che non hanno nemmeno uno straccio di diritto sociale.
Sarà bene che un certo moderatismo che si stava diffondendo tra i gruppi gay (che strano soprattutto fra quelli che fino a qualche tempo fa accusavano l'Arcigay di essere troppo di destra!) venga rimesso in soffitta: per dialogare con la Chiesa non occorre calare le braghe, bisogna invece saper ascoltare le ragioni altrui, ricercare mediazioni, ma non arretrare di un centimetro sul terreno della difesa della nostra dignità, individuale e collettiva.
Difficile, ma non impossibile. Questo articolo ha ricevuto 249 visite.
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